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mercoledì 12 aprile

Umbria, viaggio nella terra millenaria del vino

La Delegazione di Venezia alla scoperta del Sagrantino e Torgiano Rosso Riserva

Antonella Grasso

Nel weekend del 1 e 2 aprile la Delegazione di Venezia si è recata in Umbria alla scoperta dei vini prodotti dall’azienda storica di Torgiano, fondata nel 1962 da Giorgio Lungarotti, studioso e coraggioso sperimentatore di viticoltura.

Prima tappa obbligatoria ai vigneti di Brufa, con sosta a Vigna Monticchio, la più importante dell’Umbria, da dove, fin dal 1964, provengono le uve destinate alla produzione del leggendario Rubesco Riserva Vigna Monticchio. Renzo, il responsabile marketing, ci accompagna tra le vigne e ci narra del dottor Giorgio Lungarotti, della sua laurea in agraria nel 1933 e della coraggiosa conversione dei terreni di famiglia dalla mezzadria alla viticoltura spiccatamente autoctona (le prime coltivazioni furono a sangiovese e grechetto) fin dall’inizio improntata “su metodi razionali e tecnologie enologiche aggiornate e consapevoli”, avventura amorevole e lungimirante in cui coinvolge l’intera famiglia: la moglie Maria Grazia con le figlie Teresa e Chiara.

Pranziamo presso la Cantina degustando tre vini della linea classica: Torre di Giano Doc, Rubesco Doc e Dulcis. La Torre di Giano - l’antico dio degli inizi - che campeggia nell’antico borgo medievale dà il nome al paese ed al suo vino da uve Vermentino, Trebbiano e Grechetto, piacevolmente agrumato, con profumi lunghi e intensi. Molto piacevole anche il primo impatto con il Rubesco, da uve sangiovese e colorino, con richiami al pepe e al tabacco dolce e sottofondo di confettura rossa e violetta; terminiamo il pranzo con le note aromatiche di albicocca, fico secco e confettura bianca del Dulcis.

Nel pomeriggio, dopo la visita alla cantina con la sua Barricaia e Grotta dove riposano vecchie bottiglie, ci aspetta la verticale di Rubesco Riserva Vigna Monticchio delle annate ritenute migliori: 1997 – 2005 – 2009, condotta a due voci da Gianpaolo Breda e Graziano Simonella, il nostro delegato e il nostro consigliere nazionale. Il Torgiano rosso riserva DOCG, che ha fatto arrossire milioni di persone nel mondo ci parla delle frange argillose alternate a quelle sabbiose della collina di Brufa, e ci viene offerto in tre declinazioni: 2009 (anno dal quale viene prodotto da sangiovese in purezza, non più dunque da sangiovese e canaiolo) trascorre 4 anni in bottiglia dopo 12 mesi in botte di rovere, le sensazioni di grandezza non lasciano dubbi, sorso voluttuoso, profonda espressione dell’Umbria, perfetta armonia tra potenza ed eleganza con un finale lungo e persistente; 2005 (70% sangiovese e 30% canaiolo, affina 12 mesi in barrique e 3 anni e mezzo in bottiglia), aromi di tabacco avvolgono toni di marasca, sottobosco, speziature dolci su polvere di caffè e cacao, note balsamiche ed un finale di liquirizia, china in una perfetta tessitura tannica, davvero piacevole! E 1997 (70% sangiovese e 30% canaiolo, affina 18 mesi in barrique e botti di rovere e 4 anni in bottiglia), timbro austero, etereo, di grande persistenza ed equilibrio con un nobile tannino ed un  sorso nel pieno della sua evoluzione, peccato non aver tempo per lasciarlo respirare qualche minuto in più.

Dopo il relax presso l’Agriturismo Poggio alle Vigne, coccolati nei casali tra i vigneti, ceniamo al ristorante di famiglia “Le tre vasele”, conosciamo lo Chef Alessandro Listini attraverso i suoi piatti curati e delicati, come la location, abbinando l’U bianco (85% vermentino e 15% Chardonnay) e l’U rosso (merlot e sangiovese), nome derivato dall’iniziale di Umbria, a sottolineare il legame con la terra. Piatti veramente ricercati e servizio a cinque stelle.

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Il secondo giorno inizia con il risveglio tra le vigne, dove ci fa visita la “padrona di casa” Chiara Lungarotti, amministratore unico delle aziende Lungarotti; rimaniamo colpiti dalla sua eleganza mentre ci comunica il suo motto “conservare, proseguire, innovare e sviluppare nel rispetto della tradizione e delle proprie radici”, quindi partiamo con la giovane ed entusiasta professionista sommelier AIS, Ilaria Burini, responsabile della tenuta di Montefalco, che ci guida attraverso la strada del Cantico, passando per i Comuni di Bevagna, Giano, Gualdo Cattaneo e Castel Ritaldi. Una vera poesia, dove unicamente per severo disciplinare viene prodotto e vinificato il Sagrantino, fino a Montefalco, uno dei più bei borghi medievali, ringhiera (balcone) su Trevi, Assisi e Perugia in questa terra religiosa di chiese e santi (Sagrantino deriva da “sacer” dal legame coi riti sacrali) che al sacro si ispira. Proseguiamo per la Tenuta Montefalco, acquistata nel 2000: 20 ettari di vitigno a corpo unico (eccezione in Umbria, a Torgiano sono divisi in più zone), con viti di sagrantino davanti ed alle spalle merlot e sangiovese. Veniamo accolti nel salone delle feste con una illustrazione dei loro oli, DOP e Cantico, da uliveti di frantoio, moraiolo e leccino appartenenti al caratteristico cultivar, poi con la degustazione guidata di Montefalco Rosso, IlBio, l’ultimo nato in presentazione a Vinitaly 2017, Sagrantino di Montefalco DOCG e Sagrantino Passito DOCG.

In apertura un blend di Sangiovese, Merlot e Sagrantino: il Montefalco rosso, DOC dal 1979, fermenta in acciaio con macerazione sulle bucce per 15-20 giorni, affina 12 mesi in barrique e botti piccole e 6 in bottiglia (in abbinamento, per pranzo, a farro, legumi, formaggi stagionati in entrèe), con le caratteristiche note di cacao e spezie verdi, chiodi di garofano e cannella, e ancora frutti di bosco e confettura di prugna nel finale. Resta il ricordo di note tipiche della vegetazione e frutti della zona, di china e balsamiche; segue IlBio, più intenso e strutturato, seppur giovane. Il Sagrantino Montefalco DOCG sagrantino in purezza è la rappresentazione massima del territorio con la grande ricchezza polifenolica: rosso porpora profondo, profumo complesso di viola e mora, marasca, note di tabacco dolce e cacao, nota balsamica frutto della maturazione in barrique per 12 mesi e sosta di 3 anni in bottiglia, di struttura e spessore, di longevità straordinaria grazie al corredo di polifenoli e di tannini. Noi lo abbiniamo con le tagliatelle al ragù di selvaggina e ginepro dello Chef Listini. Ma il Sagrantino nasce dolce, prodotto da contadini, così la versione passita ci riporta a ritrovare cioccolato e spezie, con una dolcezza morbida che lo rende adatto alla meditazione e al dolce al cioccolato che viene servito a conclusione del pranzo. È vino di lunga vita, 18 mesi in barrique e 15 in bottiglia. I grappoli vengono scelti accuratamente e messi a passire su graticci per almeno 2 mesi. Quindi si vinifica fermentando il mosto con le bucce: ne risulta un passito molto particolare perché, pur essendo un vino dolce, rimane asciutto grazie al suo patrimonio tannico. In etichetta una veduta della cantina di Montefalco e in primo piano il falco, simbolo della zona: qui, infatti, era di tradizione la caccia al falcone, grande passione dell’imperatore Federico II di Svevia.

È così che l’Umbria ci ha regalato suggestioni ed emozioni insperate, colori e sapori che resteranno tra i ricordi di viaggio più belli della Delegazione Venezia.

 

[foto di Bruno Bellato]

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