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giovedì 4 maggio

Semplicità ed eleganza ad alta quota

Visita alla cantina Arunda Vivaldi

Vanessa Olivo

Giovedì 27 aprile la delegazione di Venezia ha sfidato le previsioni meteo avverse e si è recata in Alto Adige, a Meltina, per visitare la cantina più alta d’Europa, Arunda Vivaldi. Risalendo le colline altoatesine godiamo di un panorama incantato, fatto di boschi, antichi masi e borghi pittoreschi, e sì, c’è qualche nuvola ma siamo rinfrancati dal pensiero della degustazione che ci attende.

Veniamo accolti da Josef Reiterer, proprietario, e dalla signora Sonia, che ci accompagna per un giro della cantina. La sua storia inizia nel 1979: all’epoca nessuno produceva spumante in Alto Adige e in realtà Josef era orientato all’avviamento di una distilleria mentre la moglie Marianne ha avuto la meglio con l’idea di una cantina perché, come da lui affermato, “si sa, le donne preferiscono le perle: e Perlage fu!”. L’intuizione è stata quella di sfruttare i 1200 metri di altitudine di Meltina per l’affinamento dei vini spumanti. Infatti, a questa altitudine si gode di poche e non drastiche oscillazioni di temperatura, che si aggira sui 10-12 gradi, permettendo un paziente e naturale affinamento dei vini sui lieviti. A quest’altezza non si trova un solo filare di vigna, tant’è che l’azienda acquista il vino base da piccoli produttori indipendenti di Terlano, Caldaro, Appiano, Cornaiano, Salorno e dintorni, con i quali negli anni si sono create relazioni di fiducia e un rapporto teso al confronto continuo per la creazione di un prodotto di partenza con standard qualitativi estremamente elevati.

Dopo aver visto la cantina, ci accomodiamo in una saletta di degustazione per assaggiare gli spumanti proposti. Il primo è il Metodo Classico Brut (50% chardonnay, 30% pinot bianco, 20% pinot nero), permanenza sui lieviti 24 mesi, sboccatura recentissima (aprile 2017!). Brillante nel suo giallo paglierino con riflessi verdolini, avvolge l’olfatto con profumi di frutta fresca e fragrante che quasi mettono in secondo piano il sentore di lievito caratteristico del metodo classico. Il perlage è estremamente fine e persistente, al palato la bollicina quasi si scioglie, donando cremosità al sorso. Passiamo al Metodo Classico Extra Brut (80% chardonnay, 20% pinot nero), anche questo appena sboccato, dove si avvertono la fragranza dei lieviti, leggere note di tostatura, un fruttato che spazia dalla pesca, all’agrume, all’ananas, mentre il sorso è rafforzato da una perfetta sinergia tra freschezza e sapidità. Il terzo è il Blanc de Blancs Extra Brut (100% chardonnay, passaggio del vino base in barrique) il bouquet si arricchisce con frutta secca, in particolare nocciola, grande cremosità al palato e pienezza del sorso. Altro vino che degustiamo è la Cuvée Marianna Extra Brut (80% chardonnay elaborato in barrique, 20% pinot nero), affinamento minimo sui lieviti 48 mesi, l’impatto olfattivo è intrigante, emerge una spiccata aromaticità fruttata accompagnata dal sentore del gheriglio di noce e un leggero tocco fumé che crea grande personalità. La cremosità della bollicina pervade il palato, il sorso pieno è indice di grande struttura, ricche sapidità e persistenza. Il quinto vino è la Riserva 2011 Extra Brut (60% chardonnay, 40% pinot nero), sboccatura novembre 2016, nota agrumata accompagnata da piccoli frutti rossi che ricordano il lampone, e frutta secca in primis nocciola. All’assaggio si percepisce un’evidente freschezza che concede vivacità alla beva e il finale gioca su una piacevole nota amaricante. Un vino di carattere, persistente, dona al palato un messaggio di completezza e integrità.

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Ora è il momento dei rosati. Cominciamo con un Rosé Brut (50% pinot bianco, 50% pinot nero), un vino che fa della facilità di beva il suo punto di forza. Si esprime con note prevalentemente fruttate di mela e buccia d’arancia, mentre negli aromi di bocca emergono dei piccoli frutti rossi. Elegante ed equilibrato. Altro rosato l’Excellor Brut (100% pinot nero) si esprime con un brillante colore che ricorda la buccia di cipolla, appaga l’olfatto con note fruttate di uva spina, fico e passion fruit che ritroviamo anche negli aromi finali di bocca. Allieta il palato con un sorso pieno e rotondo, di grande eleganza.

E arrivano le chicche finali. La prima è il Phineas 2004 (chardonnay, pinot bianco, assyrtico), nato da un progetto seguito dal professore Rainer Zierock, maturato un anno in legno e affinato con 6 anni di permanenza sui lieviti. Regala un bouquet suadente che cattura l’attenzione e non stanca mai: frutta secca, cedro candito, fichi d’india, albicocca disidratata, miele d’acacia. All’assaggio rivela i muscoli rivelando notevole struttura, freschezza da vendere e grande persistenza.

L’assaggio finale lo dedichiamo ad un Riserva 2001 Extra Brut che dimostra il carattere di un fuoriclasse già all’olfatto con note torbate a segnalare la grande evoluzione, ma anche un sentore vegetale di sottobosco, il tutto ben amalgamato con profumi di frutta gialla matura. Il sorso è ricco, affiora una sapidità marcata ben sostenuta dalle altre sensazioni gustative in un equilibrio che coinvolge i sensi e invita nuovamente all’assaggio.

Si potrebbe quasi dire che l’anima di Josef sembri riflessa nei suoi vini: la dedizione, la semplicità, la forza e l’umiltà che traspaiono mentre ce li racconta, riusciamo infatti a trovarle intatte nel bicchiere.

Finita la degustazione ci rechiamo al Berggasthof Lanzenschuster, un antico maso circondato dalla natura incontaminata dove ci vengono proposte alcune specialità tipiche altoatesine in abbinamento a vini prodotti da cantine locali.

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