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Dalla redazione
martedì 23 maggio

IL SOAVE - Tutte le espressioni della garganega

IL RACCONTO DI UNA SERATA INTERAMENTE DEDICATA AL SOAVE, AL SUO VITIGNO PIÙ RAPPRESENTATIVO E ALLE INFINITE SFUMATURE CHE IL TERRITORIO RIESCE A REGALARE AI SUOI VINI

Cristina Set

Un susseguirsi di colline di origine vulcanica, ripidi pendii e distese infinite di vigneti, uno sguardo al passato nel ricordo delle antiche origini, la sfida della biodiversità, una meticolosa mappa dei cru, Fellini e la Dolce Vita: questi sono solo alcuni degli ingredienti del racconto che ha incantato gli oltre cento partecipanti alla splendida serata condotta da Giovanni Ponchia, che per dodici anni è stato un pilastro del Consorzio del Soave, instancabile promotore e divulgatore della denominazione.

Una serata dove molto spazio è stato dato al racconto del territorio e alla sua storia. Qui la viticoltura ha origini antiche: testimonianze fossili fanno risalire la presenza della vite in questi territori ad almeno 40 milioni di anni fa. Ma quando nasce il Soave? Nel 1931 un Regio Decreto denomina per la prima volta il Soave e il Soave Classico. La Doc del Soave nasce invece nel 1968 e nel 2012 è la prima Doc italiana ad ottenere il prestigioso riconoscimento di ‘Paesaggio rurale di interesse storico’. Un’area non particolarmente vasta quella del Soave, ma caratterizzata da svariate e profonde differenze nel sottosuolo: qui ritroviamo la scaglia rossa, i calcari ricchissimi di fossili, materiali alluvionali ma anche e soprattutto basalti e tufi di origine vulcanica. A queste differenze geologiche si aggiungono quelle climatiche per dare vita ad un numero elevato di cru, riconoscibili agli occhi di chiunque passeggi tra i filari. Solo di recente ci si è resi conto di come le espressioni enologiche più originali siano quasi sempre riconducibili a terreni di matrice vulcanica, se sapientemente utilizzati per valorizzare vitigni autoctoni. Questo allora il suo segreto: un luogo perfetto dove la garganega e il Trebbiano di Soave danno vita ad inconfondibili vini, corposi e sapidi al sorso, oltre che molto longevi nel tempo.

I vini della serata (9 in tutto, oltre ad una piacevole sorpresa finale) sono legati da un invisibile filo conduttore: la grande bevibilità, la facilità con cui si prestano ad abbinamenti versatili e la salinità come elemento ricorrente. Il primo campione in degustazione, Terrelunghe Soave Doc di Vicentini Agostino, annata 2015, ci viene raccontato direttamente dai produttori, presenti alla serata: con la sua nota floreale molto intensa, nonostante la calda annata, è il vino adatto per chi approccia il Soave per la prima volta. Dell’Azienda Agricola Franchetto degustiamo La Capelina Soave Doc (2015): un vino ‘croccante’, dove cedro, pesca e albicocca la fanno da padroni, con una nota sottile di pietra focaia impressa dalla terra vulcanica da cui provengono le sue uve. Il perfetto bilanciamento tra vena sapida e quella acida lo riscontriamo invece nel Soave Doc Classico (2015) di Az. Agr. Balestri Valda. Il quarto campione è il Colli Scaligeri Soave Doc (2015) dell’Az. Agr. Sandro De Bruno: ottenuto da garganega in purezza, all’olfatto ci regala note di agrumi canditi, anice stellato e caramella d’orzo, mentre al palato è morbido e piacevolmente sapido.

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Si prosegue poi con il Castelcerino Soave Superiore DOCG Classico (2015) di Cantina di Soave: un vino prodotto con le uve provenienti dall’omonimo cru e dove la garganega viene accompagnata dal trebbiano, regalandogli così piacevolissime note di frutta esotica. Della Società Agricola I Stefanini degustiamo invece Monte dei Toni Soave DOC Classico (2015), prodotto con le uve provenienti da un vigneto allevato a pergoletta veronese. Si passa poi all’annata 2014, con Carniga Soave DOC Classico di Cantina del Castello, un vino da dimenticare in cantina e da aprire dopo qualche anno, per degustarlo in compagnia di un buon amico. Della stessa annata ritroviamo poi Casette Foscarin Soave DOC Classico dell’Azienda Agricola Monte Tondo: qui una spiccata mineralità si fonde con le eleganti note di vaniglia e spezie, grazie alla permanenza per qualche mese in barrique e tonneaux di 3-4° passaggio. L’ultimo Soave DOC Classico previsto dalla serata è La Froscà, dell’azienda agricola Gini: un vino che prende il nome dalla collina vulcanica in cui si trovano i vigneti e in cui le note floreali di acacia e di frutta bianca croccante si fondono a sentori di pietra focaia e ad una spiccata mineralità. Infine, la piacevole sorpresa fuori programma regalata dalla presenza di Monte San Piero Soave Superiore DOCG di Sandro de Bruno  (vendemmia 2010, l’ultima annata veramente classica per il Soave): un sorso avvolgente, dove sapidità e mineralità sono in perfetto equilibrio con una eco aromatica che ci riporta con la mente in luoghi esotici.

Uno speciale ringraziamento a Federico Marconi per i suoi scatti d’autore e all’eccezionale brigata di servizio che ci ha accompagnati con grande professionalità ed eleganza.

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