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martedì 31 ottobre

L'enologia bellunese si presenta: il Consorzio Coste del Feltrino

I vini bellunesi escono allo scoperto e si confermano un trend in costante crescita

Francesco Mancini

ll dado è tratto. Il movimento enologico bellunese sta prendendo definitivamente forma e coscienza del proprio potenziale. Ce n’è voluto di tempo, ma nei vari corsi e ricorsi storici la provincia di Belluno si sta riscoprendo territorio vocato alla viticoltura. La serata, organizzata presso il ristorante Nogherazza di Castion, è stata fortissimamente voluta dal Consiglio AIS Belluno per promuovere e far riscoprire i vini del nostro territorio. È stata una serata da prime volte, con il primo evento AIS Belluno interamente “autoctono”, con tutti i vini in degustazione provenienti solo dalla Val Belluna, e il Consorzio Coste del Feltrino, nato nel 2015, che si è presentato in anteprima ai soci e appassionati bellunesi. È stato lo stesso presidente Enzo Guarnieri a spiegarne la nascita, crescita e soprattutto gli obiettivi, chiari e giustamente ambiziosi, che hanno spinto alcune aziende vinicole bellunesi ad unire le forze. «Il territorio bellunese fin dall’800 era tradizionalmente predisposto per la produzione di vino; – ha spiegato il presidente Guarnieri – poi la povertà, l’emigrazione, le guerre e la piaga della filossera hanno piano piano portato la viticoltura della zona all’oblio. Le varietà autoctone bianchetta, pavana, turca e gata hanno quasi rischiato di scomparire a discapito della più resistente e “facile” uva americana o Clinton».

Da qualche anno la tendenza si è finalmente invertita. È stata dura ripartire da zero, ma il coraggio e la caparbietà di alcuni produttori sono stati provvidenziali; hanno portato infatti alla riscoperta in primis i vitigni autoctoni e poi, dopo prove e studi, hanno aggiunto al regolamento del Consorzio alcuni vitigni internazionali, che bene si sono adattati al terroir e al clima nostrani. Con il regolamento condiviso, che i produttori auspicano possa diventare un giorno un vero e proprio disciplinare riconosciuto, il risultato negli ultimi anni è stato un continuo e costante aumento della produzione, ma soprattutto della qualità. Se inizialmente i prodotti erano difficili, spigolosi e non sempre incontravano i gusti dei potenziali consumatori, di anno in anno gli accorgimenti in vigna, l’attenzione in cantina e le sperimentazioni hanno portato tali vini ad incuriosire persino gli esperti del settore.

Anche i numeri di questa escalation parlano chiaro: nove le aziende bellunesi presenti sulla guida regionale Vinetia contro le tre del 2016. C’è stato anche chi, come la cantina De Bacco, ha visto premiati anni di sacrifici e di speranze, venendo inserita in "Vitae", la guida nazionale: prima volta in assoluto per una cantina della provincia di Belluno.

Se il Consorzio Coste del Feltrino fosse una canzone? “Stairway to heaven” dei Led Zeppelin. “La scala per il paradiso” dei vini bellunesi, c’è da giurarci, è appena cominciata.

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Sette i vini in degustazione di cinque cantine: Bonan, De Bacco, Guarnieri, Pian delle Vette e Vieceli.

Azienda agricola Bonan, Pinot Bianco Frizzante Sur Lie: il terreno ghiaioso esalta i profumi caratteristici di questo vitigno: fragranza di fruttato, mele e nocciole. Una buona freschezza e mineralità entrano in bocca, e l’equilibrio si sposta sulle parti dure con una importante persistenza. Ideale come aperitivo e con la soppressa.

Cantina De Bacco, Pavana Spumante Brut Rosé: un vitigno difficile domato da Marco De Bacco ha vinto la sfida con se stesso, tentando la spumatizzazione. Il risultato è un vino con un perlage fine, dotato di un’acidità rilevante e un’importante freschezza con ricordi floreali e di ciliegie. Un ottimo equilibrio: si presta bene come aperitivo.

Cantina Pian delle Vette, Mat 55: un metodo classico con sette anni sui lieviti. Bollicine particolarmente fini, morbidezze e durezze trovano un bell’equilibrio; è intenso e persistente. Metà chardonnay e metà pinot nero. La curiosità del nome nasce dal fatto che i titolari Egidio e Valter sono entrambi del ’55 ,e quando hanno raccontato a conoscenti e amici il vino che volevano produrre, la risposta è stata in uno schietto dialetto bellunese: "te se mat"; da qui Mat 55.

Vieceli Manzoni bianco: nasce da terreno alluvionale con ghiaia sotto. Raggiunge un elevato grado zuccherino. Un giallo paglierino, intensi profumi di fiori e una buona mineralità. In bocca c'è un piacevole equilibrioe una lunga persistenza che dura diversi secondi.

Cantina Guarnieri, Bianco IGT Dolomiti: arriva subito la nota minerale. Spiccano un’elevata freschezza e la grande sapidità, compensate bene dall’alcool e da un'avvolgente morbidezza. L’equilibrio del vino ci fa venire voglia di berne un altro calice.

Cantina Vieceli, Manzoni nero gentile: è un uvaggio di pavana, gata, turca e merlot. Tre varietà autoctone per questo vino, che al naso si presenta con ricordi di fragola e profumi eterei di smalto, ma anche con un che di vinoso tipico delle cantine di una volta.

Cantina De Bacco, Vanduja Pavana IGT Dolomiti 2015: Pavana in purezza per dare un carattere varietale a questo prodotto. Una macerazione in acciaio molto lunga e fermentazione malolattica, concludendo l’affinamento in barrique per dare complessità. Al naso percepiamo il fruttato con la marasca e la ciliegia, una nota erbacea e sensazioni dolci di vaniglia. Il tannino elegante e la spiccata acidità sono equilibrati dalla grande morbidezza.  

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