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Dalla redazione
lunedì 4 dicembre

Verticale di Giulio Ferrari Riserva del Fondatore

Un mosaico di emozioni

Maria Grazia Melegari

Nella serata del 16 novembre scorso, presso l’Hotel Expo di Villafranca, con AIS Verona abbiamo vissuto un’esperienza culturale profondissima e coinvolgente, grazie all’enologo Ruben Larentis che da ormai 32 vendemmie è “chef de cave” alla Ferrari di Trento.

Protagoniste del suo racconto sono state sei annate del Giulio Ferrari, il Trentodoc più importante della casa spumantistica trentina. Non si è trattato di una verticale classica, quanto piuttosto di un itinerario narrativo che ha spaziato tra la storia della Maison e la filosofia produttiva.

La degustazione si è svolta in modo non lineare da un millesimo all’altro, portando così alla luce particolari e anche qualche segreto che sta alla base della prestigiosa bollicina italiana ormai entrata nella leggenda.

“Il Giulio Ferrari è questione di pazienza”, ha esordito Ruben Larentis, ricordando come tutto nacque dall’intuizione di Mauro Lunelli che con la prima annata – il 1972 – volle scommettere sul lungo tempo di affinamento sui lieviti per ottenere bollicine di particolare complessità.

Gli anni di attesa allora furono otto e quel primo millesimo uscì nel 1980.

Oggi il Giulio Ferrari vede la luce solo nelle miglior annate e affina sui lieviti per oltre 10 anni.

A fare la differenza è stata anche la scelta iniziale di produrre questa cuvée esclusivamente con le uve di chardonnay del vigneto di proprietà a Maso Panizza; sono oltre 12 ettari piantati da Mauro Lunelli sulla collina ad est di Trento, alla metà degli anni Sessanta.

Circondato dal bosco, il vigneto è posto a un’altitudine tra i 500 e i 600 metri, con esposizione a sud-ovest, su un terreno sabbioso ricco di ghiaia e argilla: un insieme di condizioni favorevoli per raggiungere un’ottimale maturità aromatica delle uve, accompagnata da una giusta base acida.

Su queste premesse nel 1986 sono partiti lo studio e il lavoro silenzioso e appassionato di Ruben Larentis.

“In ogni millesimo cerco l’espressione completa dell’annata per lo chardonnay del Vigneto Panizza”, racconta. "Si tratta di reinventare ogni volta l’armonia tra ciò che ci ha concesso la natura e l’espressività finale nel bicchiere”.

Il tempo è un fattore essenziale: dopo 7 anni sui lieviti è il momento dell’armonia e il lievito accompagna il frutto, arrotondando l’acidità; dopo 12 - 15 anni arrivano la profondità e l’intensità espressiva; dopo 20 - 30 anni è il momento dell’integrazione, della complessità e della suadenza.

In ogni caso, ricerco l’intensità nella leggerezza e ho imparato che più i vini sono puliti e leggeri e meglio invecchiano”. Insomma, non è soltanto una questione di struttura, ma anche di pulizia, precisione ed equilibrio delle diverse componenti.

Finchè il vino ha frutto è longevo” chiude Ruben, indicando come la longevità non sia legata esclusivamente all’acidità totale.

È soprattutto l’uva matura che pone le basi per la longevità del vino, e il lavoro del tempo con la lenta maturazione del lievito in bottiglia aggiunge il fattore della non riproducibilità e in qualche misura del mistero, nel risultato finale.

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La degustazione

Tutti i vini degustati sono stati versati da Magnum, tenendo ogni singolo bicchiere inclinato per non far scendere troppo dall’alto il vino, evitando così di perdere l’effervescenza. Un plauso va rivolto ai sommelier del gruppo di servizio che hanno lavorato in coppia, muovendosi con delicatezza, quasi celebrando un rito.

Il primo vino è una sorpresa per preparare il palato. Si tratta di un Perlé 2007: delicato e floreale, mostra bollicine fitte e persistenti, è accogliente nella sua giusta morbidezza e chiude su note candite e mielate. La bollicina più famosa di Casa Ferrari è duttile e armoniosa.

 

Giulio Ferrari 2005

Vendemmia tra il 10 e il 15 settembre, tirage luglio 2006, sboccatura febbraio 2016, dosaggio 3 gr/lt. Annata piuttosto calda, con scarsa e maldistribuita piovosità. Interpretare l’annata ha voluto dire smussare la potenza e puntare alla delicatezza e alla leggerezza. Il risultato è una bollicina finissima, decisa e piena sia nei profumi sia al palato, con note agrumate e fresche di bergamotto, fiori e frutta a polpa bianca, miele. Il dosaggio sapiente rende questo vino garbato e già godibile, ma scopriremo nel tempo nuove complessità, con l’evoluzione di un frutto potente e agrumato che oggi non si esprime ancora del tutto.

 

Giulio Ferrari 1994

Vendemmia tra il 15 e il 20 settembre, tirage maggio 1995, sboccatura gennaio 2016, dosaggio 4 gr/lt. Giugno piuttosto caldo con piogge ben distribuite nei mesi estivi, nei quali le temperature si sono mantenute sopra la media, favorendo l’anticipo di maturazione. Vendemmia effettuata prima delle notevoli piogge di fine settembre. I vini base hanno fatto una malolattica parziale. Le prime bottiglie, uscite dopo 8 anni sui lieviti, erano più dosate rispetto a oggi (circa 10g/l), poiché all’epoca il vino appariva molto più magro. È una bollicina dai tratti essenziali: naso giocato su note balsamiche, speziate e di frutta gialla essiccata. Al palato mostra buona morbidezza, ma difetta un po’ in profondità.

 

Giulio Ferrari 2000

Vendemmia tra il 12 sul 15 settembre, tirage giugno 2001, sboccatura gennaio 2016, dosaggio 3 gr/lt. A un ciclo vegetativo regolare è seguito un luglio capriccioso e freddo e un agosto decisamente caldo. Le ottime escursioni termiche di settembre hanno favorito un’ottima maturazione delle uve, raccolte comunque in una delle vendemmie più anticipate che si ricordino in Trentino.  Bollicina finissima, con una bella complessità al naso: canditi d’agrume, pesca, erbette aromatiche. Il palato è ricco e mostra una maturità che sfiora l’opulenza. Un po’ trattenuto il finale. “Vista la grande maturità delle uve, ho cercato la leggerezza più che la concentrazione e forse non ci sono riuscito appieno. Bisogna lasciare parlare l’annata, senza imbrogli” racconta Ruben. Il rispetto dell’annata è sicuramente uno dei “segreti” del Giulio.

 

Giulio Ferrari 2004

Vendemmia tra il 20 e il 25 settembre, tirage giugno 2005, sboccatura ottobre 2015, dosaggio 2,5 gr/lt.  Annata decisamente fresca che ha determinato una maturazione aromatica delle uve più lenta e vini base un po’ rigidi. Si è cercato di dare maggiore morbidezza eliminando note erbacee con l’estrazione minore di fiore, un maggiore contatto con il lievito (batonnage) e un assemblaggio con parte delle basi vinificate in botte. A un naso quasi dolce, di fiori, agrumi e ricordi di pasticceria, segue un palato poliedrico che ha un’entrata avvolgente e cremosa per poi mostrare un nucleo ancora un po’ scontroso, piccante e sapido, con una nota quasi tannica nel finale. Deve ancora “vellutarsi”, ma mostra carattere e profondità.

 

Giulio Ferrari 2001

Vendemmia tra il 20 e il 23 settembre, tirage giugno 2002, sboccatura luglio 2013, dosaggio 5 gr/lt.  Estate caratterizzata da molta variabilità climatica con un agosto dalle temperature sopra la media e un settembre dalle temperature quasi autunnali, con maturazione ritardata delle uve. Si è atteso il momento del giusto equilibrio tra acidità e zuccheri e di una buona freschezza aromatica. Senza intervenire più di tanto, si può dire che il vino parli da sé. “Non sembrava una grande annata” dice Ruben “ma nel corso degli anni questo Giulio ha mostrato sempre più finezza, complessità e personalità”.  Davvero un Giulio da non perdere: ricca complessità olfattiva di miele, frutta gialla e zafferano accompagnano un palato dinamico, cangiante e vellutato, arricchito da note speziate di pepe bianco. Spettacolari l’intensità e la persistenza del finale, dall’appagante freschezza quasi mentolata. A ogni sorso si coglie una maggiore complessità e se ne apprezzano tutte le sottili sfumature espressive.

 

Giulio Ferrari 1986

Vendemmia tra il 17 e il 20 settembre, tirage aprile 1987, sboccatura maggio 2017, dosaggio 3 gr/lt. Annata con un forte anticipo vegetativo e un inizio d’estate con piogge e basse temperature a cui sono seguiti un fine luglio e agosto con temperature nella norma e ottime escursioni termiche fra notte e giorno. I vini base hanno mostrato da subito leggerezza e armonia, ottime premesse per la longevità.
Ne abbiamo avuto la prova: trentun anni e non sentirli! Al naso sembra quasi uno Sherry fino, con note lievemente ossidative: miele di castagno, sambuco, mele, timo, spezie orientali. La bocca è ampia, freschissima, quasi da “vino di montagna”.
Un vino d’eccellenza che qualcuno in sala ha giustamente definito “da contemplazione”. Di sicuro mostra come Mauro Lunelli, scegliendo lo chardonnay del Vigneto Panizza, ne abbia intuito le meravigliose possibilità per ottenere un Metodo Classico che abbia coraggio di sfidare il tempo, come alcuni grandi Champagne.

 

La bellissima serata - che di sicuro non dimenticheremo - si è chiusa con un’altra sorpresa: per accompagnare la cena, Ruben Larentis ha scelto di farci assaggiare il Perlé Zero, ultima creazione di Ferrari: un mosaico di millesimi che prende il nome dall’annata, in questo caso la “Cuvée Zero10”. Un finale superlativo a dosaggio zero per un mosaico di emozioni!

Un grazie di cuore a Ruben Larentis che, lontano dai riflettori, lavora in Ferrari con grande esperienza, pazienza e umiltà.

 

Album fotografico della serata

 

VIDEO:

Ferrari Trento incontra Ais Veneto

Ferrari Trento incontra Ais Verona - Intervista Ruben Larentis e Paolo Bortolazzi

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