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sabato 30 dicembre

Villa Calicantus: alla ricerca del Bardolino perduto

I vini di Daniele Delaini fra biodinamica e spirito francese

Giulio Fanton

Per il ciclo Non ci credo se non bevo, la Delegazione AIS di Verona ha recentemente visitato l’Azienda Villa Calicantus di Daniele Delaini, un ettaro e mezzo di vigna intorno alla villa e altri quattro poco lontano, nelle colline affacciate su Bardolino. Daniele ci accoglie dichiarando il proprio obiettivo produttivo: “Siamo l’unica cantina biodinamica della zona e vogliamo tornare a fare il Bardolino come lo si faceva quando era considerato uno dei migliori vini italiani e veniva servito nei migliori ristoranti d’Europa: un vino caratterizzato dalla struttura, dall’acidità, dal tannino e non dall’alcol.”

Il terreno intorno a Villa Calicantus è calcareo e ghiaioso, mentre quello di recente acquisizione è un terreno più ricco di argille e con esposizione meno generosa. Il primo è dedicato alle uve per il Bardolino Classico Superiore e la nuova vigna è deputata al Chiaretto e al Bardolino Classico. Le uve sono quelle del Disciplinare: corvina, rondinella, molinara e un saldo di sangiovese. La produzione è molto bassa: 18.000-20.000 bottiglie, cioè 4.000 bottiglie per ettaro, un chilo di uva per pianta. La coltivazione è biodinamica: niente pesticidi, né diserbanti e concimi chimici, ma solo letame, sovescio e cornoletame per aumentare la fertilità del terreno. Bassissime le dosi di zolfo e rame, integrati con infusi di equiseto e aglio.

La pratica di cantina per i rossi prevede fermentazione alcolica e malolattica spontanee. Nessuna filtrazione. Il Classico matura in cemento e il Superiore in legno, un anno o due a seconda delle selezioni, prima di riposare un altro anno in bottiglia. Nessun intervento sul colore e sul tenore alcolico, né riserve delle annate migliori: ogni anno, i vini rappresentano rigorosamente l’annata. Per il Chiaretto, le uve macerano una notte sulle bucce e, dopo la fermentazione, il vino matura e affina sei mesi fra botte grande e bottiglia.

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All’assaggio Daniele propone prima i suoi due Chiaretti e successivamente le due selezioni di Superiore. Il filo conduttore dei diversi vini è la piacevolezza di beva sostenuta da una potente spalla acida e dal tenore alcolico contenuto: un profilo verticale che ricorda i vini di Francia, dove Delaini si è formato frequentando i piccoli vignerons delle diverse Appellation in qualità di agente commerciale.

Il Chiaretto Classico 2016 si presenta con una bella veste intensa e vivace. Al naso e in bocca stupisce con gradevoli note ossidative di carruba e noce legate all’affinamento in botte vecchia, che si coniugano con il frutto fresco, il fiore bianco e la nota elegante di erba falciata. L’ispirazione dichiarata soni i vini dello Jura e tale ispirazione lo allontana un po’ dalla tipicità del Chiaretto, come si è abituati a degustarlo.

Il carattere ossidativo si accentua nel Rosato Veneto IGT 2013, un “Chiaretto” atipico dal bel colore vivace e cristallino. Il naso è intenso e molto piacevole, il bagaglio olfattivo complesso: erba, fiore bianco, frutto croccante, frutta secca. Grande pulizia, finezza e persistenza al palato. Un vino che suggerisce accostamenti a pesci grassi, baccalà alla vicentina, carni bianche e salumi.

I due Bardolino Superiore riportano a coordinate più facilmente riconoscibili sebbene sempre ispirati al “savoir faire” francese e nello specifico al modo borgognone di concepire il vino. Il 2015 si mostra ancora giovane, sebbene piacevole, con le note porpora della sua veste, la prevalenza dell’acidità e il tannino bisognoso di arrotondarsi.

L’Avresir 2013 appare invece prossimo alla maturità: aspetto cristallino, veste rosso granato che tende alla melagrana, piacevoli note citrine di pompelmo, piccoli frutti, violetta, speziatura di pepe nero, foglia di tabacco e nota mentolata. Lunga persistenza che mantiene il frutto. Consistente nonostante il moderato tenore alcolico. L’apporto del legno si esprime con sentori di erbe aromatiche. Tannini fini domati dalla permanenza in botte anche nuova per il 30% del vino. Un Bardolino Classico Superiore armonico. “Avresir” per richiamare quel carattere di riserva che il Disciplinare non ammette.

Album fotografico della visita

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