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sabato 30 dicembre

La Barbera e il Nebbiolo

Un seminario che è stato un viaggio nel cuore "vinoso" del Piemonte

Cecilia Romano

Una giornata pregna di emozioni quella organizzata dalla delegazione AIS Verona lo scorso 25 novembre con la partecipazione di Mauro Carosso, delegato di Torino e responsabile AIS per la didattica: relatore appassionato e instancabile, ci ha raccontato con attenta minuzia delle recenti scoperte storiche sui vitigni barbera e nebbiolo, nonchè guidato in una lunga degustazione delle loro diverse espressioni.

La mattinata è interamente dedicata alla barbera: sembra apparsa quasi dal nulla tra Casale, Asti e Alba dove oggi è maggiormente coltivata. Viene descritta forse per la prima volta da Pier de’ Crescenzi, notaio bolognese in soggiorno ad Asti nel 1233, il quale cita nel suo Liber Ruralium Commodorum un’uva, la grisa, che aveva notato anche a Bologna.

Passano i secoli e nel 1606 Giovanni Battista Croce, un ricco gioielliere di casa Savoia e proprietario di una villa sulle colline urbane della città sabauda, nel suo trattato Della eccellenza e diversità dei vini che sulla montagna di Torino si fanno, elenca le migliori uve presenti a quel tempo sul territorio e distingue il nebiol dalla grisa. Sarà però con Giulio Galesio, studioso delle varietà vegetali che nel 1817 verrà codificata e raffigurata la barbera nella Pomona Italiana, la più grande opera iconografica della pomologia.

Il primo che crede nelle sue potenzialità diventandone produttore sarà Antonio Bersano nella prima metà del ‘900, lo seguirà Mario Pesce. A Giacomo Bologna l’onore di aver fatto della facile Barbera un grande vino per i cotonati palati anni ’80 e ad intuire di poter domare la sua fresca verticalità con la morbida barrique.

Iniziamo la degustazione con Barbera d’Asti Superiore DOCG Bosco Donne 2016 di Gianni Doglia accattivante da subito con le sue sensazioni fruttate di ciliegia, amarene in confettura e petali di viola. Sulle papille grande freschezza e ricordi appena tostati.

A seguire Barbera del Monferrato DOC Umberta 2016 della Cascina Iuli di altrettanta freschezza e immediatezza di beva ma più morbido e persistente grazie anche al passaggio in tonneaux.

Il terzo campione è Barbera d’Alba DOC 2015 Fratelli Mossio. Al primo impatto olfattivo sono protagoniste le spezie con tocchi di polvere di caffè e noce moscata, poi si dipana sulle sensazioni di frutta, prugne appassite e ribes nero. Una tale struttura che sembra quasi che ad Alba anche la barbera senta la vicinanza della forza del nebbiolo.

Proseguiamo con Marun Barbera d’Alba DOC Superiore 2014 di Matteo Correggia, sorprendentemente vivace per l’età. Balsamico e speziato di pepe bianco e cannella, il frutto appena in secondo piano a fare da contorno. Sulle papille freschezza ed un certo vigore tannico.

Poi Barbera del Monferrato Superiore DOCG 2015 Gaudio Bricco Mandalino: le sensazioni minerali sono le prime protagoniste, la pietra ferrosa, humus e argilla. Calore ma grande freschezza e sapidità.

A seguire Mongovone Barbera d’Asti superiore DOCG 2015 di Elio Perrone. Si manifesta subito con un frutto carnoso e maturo per evolvere poi sulle sensazioni floreali di viola appassita e i ritorni appena tostati e di frutta secca.

Barbera d’Alba DOC Valbianchera 2015 dell’Azienda Agricola Giovanni Almondo è appena austero all’esordio olfattivo con i sentori minerali che sfumano poi su note di erbe aromatiche, cuoio bagnato ed humus del sottobosco.

È il turno di Bricco Battista Barbera del Monferrato Superiore DOCG 2013 Azienda Agricola Accornero, timido all’olfatto, man mano si evolve svelando sul palato la forza e il guizzo che ne garantiscono la piacevole beva.

Concludiamo la mattinata con Barbera d’Asti Superiore DOCG La Mandorla 2015 di Luigi Spertino: al naso è ricchissimo con le sue spezie scure, il pepe nero, la liquirizia caramellata e il cioccolato fondente; poi le erbe aromatiche e note vegetali, la frutta in confettura e sotto spirito. Al gusto grande struttura e tannino vellutato ben controbilanciato dall’anima fresca.

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Dopo una “defaticante” pausa pranzo, il seminario riprende nel pomeriggio dedicato al nebbiolo, tra i vitigni a noi più invidiati per la sua indiscussa capacità di generare vini di grandi emozioni.

La sua storia è profondamente legata a quella dell’Unità d’Italia con i suoi celebri protagonisti, ma la vera svolta la portò una donna: nella metà del 1800 Giulia Falletti di Barolo, stanca del vino rosso dolciastro e stucchevole, convocò l’enologo francese Louis Oudart, le cui ricerche innovative e il metodo “alla francese” convinsero prima Carlo Alberto e dopo Re Vittorio Emanuele II che per esso comprarono tenute e vigne nelle Langhe.

Il nebbiolo si consacra così “il vino dei re” e successivamente “il re dei vini” perchè ha saputo diventare universale e prezioso nelle Langhe come in tutto il mondo, nelle nobili espressioni del Barolo e Barbaresco come nelle altre storiche DOCG come Gattinara, Ghemme, Valtellina Superiore e nelle non meno importanti DOC.

Il primo vino in degustazione è il Barbaresco DOCG Pajorè 2014 di Rizzi dalle uve dell’omonimo cru al confine con Barbaresco. All’olfatto si esprime soprattutto con una fitta e intensa componente floreale di viola e rosa e il suo gusto è pieno ma fresco e piacevolmente tannico.

Proseguiamo con Barbaresco DOCG Santo Stefano 2014 di Castello di Neive, la cui austerità ed eleganza di profumi agrumati e floreali e di note balsamiche e tostate si riflette al palato con una piacevole acidità.

Il terzo campione è Barbaresco DOCG Rabajà 2014 di Giuseppe Cortese, esuberante ma delicato con i suoi sentori di spezie dolci e i piccoli frutti maturi di sottobosco. Il sapore è pieno e robusto ma al tempo stesso asciutto e fresco.

A seguire il trittico di Barolo: un Barolo DOCG del Comune di Barolo 2011 dell’Azienda Scarzello, espressione di tradizione pura con vinificazione in botti di rovere di Slavonia da 25 hl per 24 mesi ed affinamento di un anno in bottiglia. Il risultato è un approccio immediato in termini di intensità ed eleganza al naso con le sue note floreali, balsamiche e mentolate, e di altrettanta morbidezza e vellutata tannicità al palato.

Il secondo è un Barolo DOCG del Comune di Castiglione Falletto 2013 della Cascina Fontana che si distingue per una nota carnosa ed ematica, quasi iodata. Il tannino è elegantissimo e la scia finale fruttata e fresca.

Infine il Barolo DOCG del Comune di Serraluga d’Alba 2013 Azienda Palladino: complesso per la varietà dei sentori floreali, anche appassiti, sino alle note di liquirizia dolce e tabacco. Qui il tannino è vigoroso.

Concludiamo con tre campioni di Gattinara. Il Gattinara Riserva DOCG 2012 di Giancarlo Travaglini è un esemplare di virtuosismo con delicati sentori di fiori secchi, di ciliegia e liquirizia dominati da una forte mineralità. È gradevolmente tannico e fresco.

Segue l’assaggio del Gattinara DOCG Molsino 2012 dell’Azienda Nervi: rimane impresso per la sua essenzialità balsamica e vegetale. Il sorso è avvolgente e di grande freschezza e piacevolezza.

Conclude la degustazione il Gattinara DOCG San Francesco 2012 Azienda Agricola Antoniolo caratterizzato all’olfatto da una progressione di frutta matura concentrata e dalla nota balsamica. In bocca si connota di importante acidità.

Ormai al termine del seminario ci lasciamo coccolare con un ultimo piacevolissimo sorso di congedo: il Vermuth Belle Epoque di Luigi Spertino, una base Cortese vinificato appositamente per questa tipologia di prodotto ed una concia con aromi naturali al 100% di cui l’erba principale è l’assenzio.

Uno speciale ringraziamento a tutte le aziende che hanno contribuito alla riuscita dell'evento e alla brigata di servizio che ci ha accompagnati con professionalità ed eleganza e a Federico Marconi per i suoi scatti.


Albun fotografico del seminario

 

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