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giovedì 17 maggio

Vino in Valle

Un viaggio alla scoperta di vini e vignerons della Valle d'Aosta

Maria Grazia Melegari

Lo scorso 12 aprile, Fabrizio Gallino, responsabile per la Valle d’Aosta della guida Slow Wine e collaboratore della Banca del Vino di Pollenzo, ci ha condotto alla scoperta di una regione dai piccoli numeri - 2 milioni e 600 mila bottiglie annue e 460 ettari vitati - che però possiede un patrimonio di vitigni autoctoni da primato.

Il suo è stato un racconto preciso e pieno d’affetto per “la Valle” dove la viticoltura ha una storia millenaria ed eroica. Pendenze spesso ripidissime, terrazzamenti e muri a secco disegnano in modo unico il paesaggio viticolo lungo il percorso della Dora Baltea (circa 80 km da Pont Saint-Martin a Morgeux, ai piedi del Monte Bianco) in tre macro zone dalle diverse caratteristiche:

  • l’alta Valle con altitudini tra gli 800 e i 1200 m, lunga circa 10 km, dove il vitigno principale è il prié blanc, con il sistema di coltivazione a pergola bassa;
  • la media Valle con altitudini tra i 400 e gli 850 m, 42 km da Chatillon ad Arvier, dove sono diffusi i vitigni internazionali e alcuni autoctoni come vien de Nus, fumin, cornalin, petit rouge;
  • la bassa Valle, con altitudini tra i 250 e i 550 m, lunga circa 20 km, dove il vitigno principale è il picotendro, con sistema di coltivazione a pergola alta.

A ogni vino presentato, Fabrizio ha associato un concetto o un aggettivo che ne descrive il carattere e/o lo stile.

Ermes Pavese - VdA. Met. Cl. 18 mesi Blanc de Morgex e de la Salle 2014 – Verticalità
Unico vitigno autoctono valdostano a bacca bianca, il priè conserva il piede franco pre-fillosserico e rappresenta l’anima dell’alta Valle da La Salle a Morgeux. È una varietà poliedrica che, in circa vent’anni di esperienza, Ermes Pavese ha declinato in diverse e personali espressioni. Questo metodo classico colpisce per la trama asciutta, il carattere essenziale, dalle belle note di erbe aromatiche, fieno, zest d’agrume. È una bollicina senza compromessi, tesa e sapida nel lungo finale.

Les Granges - VdA Nus Malvoisie 2016 - Purezza
Gualtiero Crea, primo a sperimentare la conduzione biodinamica in Valle d’Aosta una decina di anni fa, cerca il massimo della naturalità; della locale varietà di pinot gris (coltivata in media valle, a Nus e a Fenis) offre un’interpretazione che si discosta da altre della regione. Le vigne sono a 600 m, esposte a sud, in cantina si usano pied de cuve con lieviti indigeni, nessuna filtrazione o chiarifica. Affinamento in acciaio per nove mesi.  È un vino preciso, dalle note di agrume e frutta bianca matura e con una voluta sfumatura ossidativa al naso. Al palato si presenta potente e con una decisa sapidità che dà tensione e persistenza.

Maison Maurice Cretaz VdA Petite Arvine 2016 - Anarchico
La petite arvine, varietà originaria del Vallese, è stato reintrodotta in Valle d’Aosta dal canonico Joseph Vaudan, fondatore dell’Institut Agricole Régional.
L’interpretazione di Andrea Cretaz (si tratta della prima annata prodotta) è sicuramente molto originale. A parlare sono prima di tutto il terroir, di vigne ben esposte a sud a 700 m, e poi lo stile senza eccessivi interventi (bassissime quantità di solforosa, nessuna chiarifica né filtrazione). Il vino è molto fresco, avvolgente e solido al palato, con belle sfumature speziate di pepe bianco. La varietà offre prospettive di longevità e dunque ci aspettano ancora belle sorprese.

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Grosjean - VdA Cornalin Vigne Rovettaz 2016 - Tenebroso
Il Cornalin, assieme al Petit Rouge, entrambi da varietà autoctone, sono citati nella pubblicazione di Francesco Gatta come grandi vini rossi diffusi in Europa ai primi dell’Ottocento. “E non c’è dubbio – racconta Fabrizio - che la Valle d’Aosta sia terra di ottimi rossi“. Il Cornalin dei Fréres Grosjean, un’azienda che si avvia a festeggiare i cinquant’anni di attività, è certificato biologico e nasce da un vigneto posto tra i 600 e i 750 m s.l.m. a Quart (in media Valle), su terreni sciolti e sabbiosi. Sorprende il naso per un pout-pourri fragrante e delicato di petali di rosa e frutti rossi e per la piacevolezza della beva. La trama gustativa è proprio scura e speziata, con note di sottobosco, pepe, humus; notevole la freschezza che appoggia su tannini sottili e ben rilevati: una gioventù deliziosa che offre ampi margini di evoluzione.

Cave de Donnas - VdA Donnas 2015 - Auster
Prima cantina cooperativa della Valle d’Aosta (che in tutto ne conta sei) la Cave de Donnas è stata fondata nel 1971 e conta 64 soci. Si può ben dire che questo sia il vino più “classico” dell’azienda. È prodotto con l’85% di picotendro (varietà locale del nebbiolo, il cui nome si riferisce alla particolarità dell’acino piccolo e tenero) e con un saldo di freisa e neyret che ammorbidiscono i tannini del nebbiolo e danno colore. Ampio ed elegante nei profumi floreali e di piccoli frutti, offre un sorso di generosa bevibilità, fresco, teso e con un piacevole finale amaricante.

Les Crêtes - VdA Fumin 2016 - Valdostanità
Il grigio-fumo dei grappoli, ricchi di pruina, dà il nome a questa varietà autoctona – usata per lo più in uvaggi - che un gruppo di vignaioli locali ha salvato dall’estinzione negli anni Settanta. Costantino Charrere, che fu tra i primi a portare i vini valdostani al di fuori dei confini della regione, la vinificò per primo in purezza, nel 1993. Su note di tabacco, prugna ed erbe aromatiche si apre un vino dallo spessore gustativo materico e importante, dal profilo succoso ma ancora in cerca d’equilibrio, perché è ancora un po’ “scapigliato” per la gioventù. Si presta, dunque, a una lunga sosta in bottiglia.

Anselmet - VdA Pinot Noir Tradition 2015 - Eleganza
Anche Renato Anselmet è un vignaiolo che ha segnato la moderna storia della viticoltura valdostana, a partire dalla fine degli anni Settanta. Lo stile preciso della Maison che contraddistingue tutta la produzione, si ritrova anche in questo Pinot Nero dai profumi netti e delicati di lampone, a cui segue un palato scorrevole, dai tannini sottili, di bell’equilibrio gustativo. Il Genius Loci della montagna (si tratta di un vigneto a 800 metri a Saint Pierre, su terreni morenici) è qui presente in modo quasi paradigmatico: è un vino “dritto”, ma non “duro”, con un finale che richiama la freschezza dei prati e dell’acqua di fonte.

Di Barrò - VdA Torrette Sup. 2010 - Tradizione
Dall’uvaggio storico del vino da tavola della zona del Torrette (citato per la prima volta nel 1298), cioè un 90% di petit rouge più un 10% di altre varietà autoctone, nasce questo vino affinato solo in acciaio che non smette di sorprendere. Il profilo olfattivo è sfaccettato, con note di mora e di essenze balsamiche in evidenza; al palato è affascinante per l’armonia gustativa che bilancia sapidità e freschezza e il finale lungo e speziato. Certamente, l’ottima annata fa la sua parte, ma il fascino è tutto in quel sorso piacevolissimo che ci trasporta direttamente a Sant Pierre, lassù a 750 m, dove i vigneti si fermano a pochi centimetri dallo strapiombo della montagna.

La Vrille - VdA Chambave Muscat Flétry 2014 - L’abbraccio
Un abbraccio non ha bisogno di parole. E dunque non possiamo dirne molte di fronte a questo vino ch’è un’eccellenza enologica italiana, prima che valdostana. L’appassimento del muscat petit grain dà un arricchimento della materia del sorso e l’affinamento in acciaio ne preserva la freschezza della varietà. Il risultato è un capolavoro che unisce struttura, complessità e finezza. Bilanciatissimo l’equilibrio tra zuccheri e freschezza. Un finale indimenticabile, come del resto la serata tutta.

Un grazie di cuore a Fabrizio Gallino e al gruppo di Ais Verona che ha provveduto al servizio, con la consueta e impeccabile professionalità.

Album fotografico della serata
 

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