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venerdì 25 maggio

Pinot Bianco e Pinot Nero in Alto Adige: una moltitudine di sfumature

Pierluigi Gorgoni ci racconta due dei vitigni altoatesini più rappresentativi

Vanessa Olivo

Giovedì 3 maggio la delegazione di Venezia ha avuto l’onore di ospitare nuovamente Pierluigi Gorgoni, firma di primarie riviste dedicate al vino, enologo e docente presso la scuola Alma di Colorno, per il consueto appuntamento organizzato in collaborazione con il Consorzio Vini Alto Adige. Tema della serata è stato l’approfondimento di due vitigni che in Alto Adige hanno dato dimostrazione di straordinaria attitudine alla produzione di vini dalla complessità strutturale ed aromatica: il pinot bianco e il pinot nero. Il primo, spesso considerato scontato e banale, in questi territori raggiunge i suoi apici di eleganza e piacevolezza, mentre il secondo, da sempre considerato un vitigno dal carattere aristocratico e difficile da domare trova in questa regione uno dei suoi terroir d’elezione.

Il primo vino in degustazione, Pinot Bianco Finado 2017 - Cantina Andriano, ritrae il pinot bianco in una delle sue espressioni più fresche e immediate: succo di pompelmo, buccia di mandarino cinese, l’aromaticità agrumata è viva e vibrante, arriva poi il frutto croccante della mela verde. Al palato spiccano una mineralità lievemente affumicata e un’acidità viva. Il sorso è pulito, un calice che racchiude la freschezza e la genuinità delle Alpi.

Nel Pinot Blanc 2017 - Baron Longo i caratteri olfattivi si esprimono su note più mediterranee, c’è meno verticalità del precedente ma una maggiore ampiezza. I profumi sono più morbidi, dalla polpa succosa di una mela matura al ricordo di fecce fini che si ritrova in una nota di cereali e luppolo selvatico, quasi lievemente amarognola. Al palato l’equilibrio gioca tra questa sensazione di una polpa più ricca ed avvolgente e una ben presente spinta acida. Il finale ricalca le note di passion fruit e cedro, concludendo in una scia sapida.

Il terzo vino, Pinot Bianco Puntay 2016 - Cantina Erste+Neue, a differenza dei precedenti fa un passaggio in botti grandi per 7 mesi. La complessità aromatica si esprime su una variazione di sensazioni fruttate che intercettano la mela golden matura in un intriso legame con le note apportate dal legno, regalando ai profumi profondità e persistenza. Al palato si nota come il legno non appesantisca il sorso, ma accompagna la frutta e le sensazioni di freschezza e sapidità, trovandosi perfettamente al servizio del corpo del vino, lo eleva. Nel finale di bocca si ritrova una perfetta combinazione tra il fruttato di mela e nocciola.

Nel Pinot Bianco Flora 2015 - Cantina Girlan si osserva un colore più intenso che richiama una sfumatura oro verde. Note di burro di arachide si fondono a quelle di agrume, pompelmo rosa, mandarancio, frutta esotica, la mela scompare dal profilo organolettico del vino. All’assaggio prevale una grande freschezza, un vino da riassaggiare fra qualche anno quando la sua complessità sarà giunta a maturazione. Grande potenzialità.

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Il primo esponente dei pinot nero, il Pinot Nero 2016 - Castel Sallegg, emana profumi di frutta rossa matura, sottobosco, tartufo, fungo, un carattere speziato peposo, una ben integrata nota affumicata di brace, ematico, balsamico. Al palato è consistente, torna la sensazione del frutto maturo, un’arancia sanguinella, che accompagna il tannino setoso. Lo sviluppo al palato è un susseguirsi di note fruttate e fumé in un finale interminabile.

Nel Pinot Nero Riserva 2015 Cantina Bolzano troviamo un frutto più tonico e compatto che ricorda la ciliegia. Il tannino ha un impatto gengivale, si allarga maggiormente al palato con uno sviluppo più graduale. Nel finale ricorda lo yogurt alla ciliegia con un retrogusto sapido. Giovane ma di grande potenziale.

Nel Pinot Nero Villa Negra 2015 – Cantina Colterenzio si avverte come la componente del legno nuovo e della barrique abbiano un impatto dominante sul profilo olfattivo. Si distinguono ciliegia, nocciola, vaniglia, cacao, caffè, con prevalenza degli accenni tostati. Al palato si avverte il tannino levigato del legno che però ben si amalgama con la componente fruttata. Il sorso riserva uno slancio acido-fruttato che non risente del legno ma, anzi, ne beneficia: un frutto di bosco che si combina a note pepose e tostate trovando nel finale di bocca una persistenza piacevole, ancora succosa e vibrante. Un’espressione perfettamente elegante che ricorda i Pinot Nero dell’Oregon.

L’ultimo assaggio è riservato al Pinot Nero Riserva Mimuèt 2015 – Tenuta Alois Lageder, un’espressione biodinamica che svela il carattere più irrequieto e non convenzionale del pinot nero. Un impatto inizialmente ossidativo e selvatico frutto di fermentazioni non controllate svela poi un profilo olfattivo che si muove su note terrose, humus, foglie secche, tartufo, fungo. Al palato conserva energia e naturalezza, pur se denota un tannino irrisolto, quasi selvaggio. Vigoroso, persistente e coinvolgente.

 

[foto di Bruno Bellato]

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