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martedì 28 agosto

In terra furoris con i vini di Marisa Cuomo

Viaggio nella viticoltura eroica della Costiera Amalfitana

Cecilia Romano

Terra furoris” la chiamavano già gli antichi romani, per “la furia che il mare assume nei giorni e nelle notti di tempesta e dal fregore dei flutti sulla scogliera e nel fiordo, con rumori spaventosi e assordanti” (Decameron- Landolfo Rufolo II giornata, novella IV).

Terra impervia e roccaforte inattaccabile anche al tempo delle incursioni saracene, oggi Furore è un villaggio di pescatori sospeso tra il mare e il cielo lungo una strada tortuosa che regala ad ogni curva paesaggi mozzafiato. È anche un fiordo estremo che nel passato ha assicurato un porto naturale per fiorenti traffici e per le più antiche forme di attività industriali: cartiere e mulini alimentati dalle acque del ruscello Schiato che precipita dai monti Lattari. Un luogo amato da Fellini e dal regista Roberto Rossellini che proprio qui ha vissuto una straordinaria storia d’amore con Anna Magnani.

Per la sua particolare conformazione fisico-geografica, l'ambiente naturale è caratterizzato da arditi terrazzamenti, spesso a picco sul mare o in anguste gole, quasi sempre irraggiungibili se non lungo ripidi e tortuosi scalini. Ogni ripiano che oggi ospita un vigneto è stato letteralmente rubato alle rocce, mediante la costruzione di muri a secco, il trasporto di terreno a spalla e il duro lavoro dell’uomo.
Da dieci ettari, di cui tre e mezzo di proprietà, di questa maestosa gradinata coltivata a vigna e a limone, dove i profumi della macchia mediterranea si mescolano con la salsedine marina, la signora Marisa Cuomo ottiene i propri vini, aiutata dal marito, Andrea Ferraioli, e dall’enologo Luigi Moio nella selezione delle nobili viti autoctone. L’antica cantina scavata nella roccia di origine dolomitico-calcarea ospita le barrique di rovere francese per una vinificazione di sinergia tra natura e tecnologia.

Appassionato ambasciatore dell’azienda, Guido Invernizzi, della delegazione AIS di Novara e cittadino onorario di Furore, ha entusiasmato i partecipanti alla serata in onore di Marisa Cuomo organizzata da AIS Verona, con il suo excursus sui vini più rappresentativi dello stile aziendale.

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Il primo vino in degustazione è il Costa d’Amalfi DOC Furore Bianco 2017. Da uve falanghina (60%) e biancolella (40%) raccolte nella prima decade di ottobre, il vino affina quattro mesi in serbatoi di acciaio inox. Grande pulizia olfattiva con i profumi fruttati di pesca bianca, nespola e agrume. Poi la nota minerale e salina. In bocca è subito sapido, ma nel finale rilascia un’inconfondibile scia balsamica e di macchia mediterranea. Acidità e sapidità sono in perfetto equilibrio.

Si prosegue con tre annate di Costa d’Amalfi DOC Furore Bianco Fiorduva: da uve surmature di fenile, ginestra e ripoli, nasce il fiore all’occhiello della cantina il cui acronimo è un omaggio ai simboli di Furore.
L’annata 2016 è giallo paglierino dai solari riflessi oro e manifesta un’elegante mineralità carica di iodio e salsedine, poi i sentori fruttati di pesca gialla matura e albicocca mai influenzati dalla sosta in legno. Al palato si impongono la struttura e la sapidità a confermare una perfetta corrispondenza gusto-olfattiva.
Il 2015 manifesta la nota ossidativa solo nel colore perchè già all’esame olfattivo lascia presagire la sua piacevole freschezza. Esplosione di frutta secca e disidratata, banana e agrume candito con delicate note mielate e di spezie dolci. Al palato scompaiono le sfumature salmastre e si manifestano particolari note carboniche. Morbidezza controbilanciata da acidità e sapidità.
Il terzo campione, Fiorduva 2009, sosta sei mesi in barrique e nonostante l’età il suo colore dorato intenso, tipico di vino da meditazione, è sempre vivace. Al naso, miele, canditi, frutta tropicale e un ventaglio di speziature dolci, il pepe bianco, la vaniglia, la cannella e in sottofondo la foglia di tabacco. Al palato è caldo e persistente, ma sempre fresco come i più giovani grazie alla piccantezza dell’energia salina del lunghissimo finale.

Il primo rosso, il Costa d’Amalfi DOC Furore Rosso 2017, è un assemblaggio da uve piedirosso e aglianico in parti uguali, sottoposte a macerazione per dodici giorni con successiva fermentazione malolattica e passaggio in barrique di sei mesi. Impattante è il profumo vinoso, caratteristico quello di frutta rossa fresca e spezia dolce. All’assaggio si palesano una nota erbacea e quella amaricante di liquirizia, con un piacevole sottofondo pepato. Così giovane già dimostra le sue grandi potenzialità nel divenire.

Il Costa d’Amalfi DOC Ravello Rosso Riserva 2014 è sempre da uve piedirosso e aglianico, ma rispettivamente nelle percentuali del settanta e trenta percento. Cambia anche la provenienza, in quanto coltivate a Ravello, 450 metri più in basso di Furore dove è minore l’esposizione solare. La vendemmia è della terza decade di ottobre e la sosta in botte di dodici mesi. All’esame visivo si presenta cupo e fitto nel granato. Al naso è opulento e strutturato con la sua frutta rossa matura, la ciliegia in confettura, viola, genziana e rabarbaro, nonchè nota chinata e speziatura. Il sorso è caldo e il tannino, imponente, è perfettamente gestito nella sua struttura.

A concludere la nostra degustazione, il Costa d’Amalfi DOC Furore Rosso Riserva 2014. Da aglianico e piedirosso entrambi al cinquanta percento, con macerazione intensa di trenta giorni e successiva fermentazione malolattica, riposa in legno per dodici mesi. Rubino intenso con riflessi granati, si concede lentamente al naso, sprigionando prima note erbacee, le più cupe di liquirizia, inchiostro e sottobosco, poi facendo affiorare via via quelle dolci di amarena, ciliegia e carruba. Al palato è caldo e morbido; sapidità e alcol trovano il giusto bilanciamento e preparano la bocca ad un lunghissimo finale.

Uno speciale ringraziamento va alla brigata di servizio Ais Verona per la sua impeccabile professionalità e a Federico Marconi per i suoi scatti.

ALBUM DELLA SERATA

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