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giovedì 4 ottobre

Setose Bollicine

FRANCIACORTA TERRITORIO EMOZIONANTE

Giuseppe Conte

Ricomincia alla grande presso la Bulesca di Padova la nuova stagione di degustazioni e approfondimenti della delegazione AIS di Padova, con una serata imperdibile dedicata ad una fine tipologia di Franciacorta: il Satèn.

Il relatore e protagonista della serata non poteva che essere Nicola Bonera, profondo conoscitore di questa particolare zona di Brescia, neo consigliere nazionale nonché Miglior Sommelier d’Italia 2010. Mai come in questo caso competenza e simpatia hanno formato un binomio ideale che ha coinvolto i numerosi presenti, in un percorso di conoscenza di questa eccellenza unica e irripetibile. Il Satèn infatti, al contrario dei Crémant, non può essere riprodotto in nessuna parte del mondo se non in Franciacorta, marchio esclusivo dove il nome rappresenta il territorio e il vino rappresenta il metodo. Siamo quindi nel cuore della Lombardia, in provincia di Brescia, in un’area di 230 kmq che comprende 19 comuni, ad un'altezza media di circa 200/230 m s.l.m.. Dal 1984 il Satèn esprime un particolare territorio già identificato nelle mappe napoleoniche, dove lo chardonnay è il vitigno più coltivato, seguito da pinot bianco e pinot nero, e dove la viticoltura biologica rappresenta il 70% della produzione. Un Metodo Classico DOCG prodotto soltanto da uve bianche, di chardonnay in purezza o in assemblaggio con il pinot banco. Prende il nome dalla seta un tempo qui prodotta e, come la seta, si presenta morbido, rotondo ma anche consistente e corposo. Il Satèn non è perciò paragonabile allo Champagne, anche per la sovrapressione che non deve superare le 5 atmosfere. Dopo la piacevole e didattica esposizione del territorio e dei vigneti è arrivato il momento della degustazione e Nicola Bonera ci ha magistralmente guidati in un logico percorso partendo dalla vinificazione in acciaio, passando a prodotti in acciaio e legno, ma anche solo legno.

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Un "blanc de blancs" tutto italiano, il Franciacorta Satèn simbolo di
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Il primo vino in degustazione è stato il Franciacorta Satèn Brut Biondelli da uve chardonnay 100%, sboccatura marzo 2018, vigneti esposti a sud ad un’altezza di circa 220 m s.l.m. nel comune di Cazzago San Martino (Bornato). Presa di spuma per un minimo di 24 mesi dopo il tiraggio, un colore giallo carico dovuto a vendemmie tardive e umide, in bocca è risultato cremoso con una nota nocciolata e caramella mou, pulito e invitante con un finale di Nutella.

Secondo vino: Franciacorta Satèn Brut 61 Guido Berlucchi, da uve chardonnay 100%, sboccatura presunta maggio 2018, vigneti nei 19 comuni della Franciacorta. La prima annata risale al 2009 solo acciaio e 24 mesi sui lieviti con altri 2 mesi di affinamento dopo la sboccatura. Questo vino è risultato più “ruffiano”, asciutto e immediato del primo, con un finale lungo e piacevole.

Dopo questi due vini multimillesimo siamo passati alla seconda batteria, ecco quindi il terzo vino: Franciacorta Satèn Brut 2014 Ferghettina da uve chardonnay 100%, sboccatura marzo 2018, vigneti a 250 m s.l.m. su terreni calcareo-argillosi nel comune di Adro. 36 mesi sui lieviti, ogni vigneto viene vinificato separatamente con assemblaggio nella primavera successiva e quindi imbottigliato per la presa di spuma. La nota balsamica appare subito evidente, con profumi di oli essenziali, bergamotto e una notevole persistenza con un finale sapido.

Quarto vino: Franciacorta Satèn Brut 2014 Ziliani da uve chardonnay 100%, sboccatura marzo 2018, vigneti nel comune di Provaglio d’Iseo, su terreni di morenico sottile. Acciaio e un po’ di legno per un millesimato che al palato è risultato tostato con una nota fumosa, il finale lungo e piacevole ha evidenziato una buona acidità.

Quinto vino: Franciacorta Satèn Brut 2014 Ricci Curbastro, da uve chardonnay 100% vinificate in carati di rovere, sboccatura aprile 2018, vigneti nel comune di Capriolo. 48 mesi sui lieviti per un vino in cui si sente chiaramente l’impronta del legno; è risultato asciutto con una evidente nota salmastra e una chiusura di pasta di acciughe.

Sesto vino, ultima batteria: Franciacorta Satèn Brut 2013 Mosnel, da uve chardonnay 100% bio, vigneti nel comune di Camignone di Passirano, vinificazione acciaio e 40% legno, malolattica e affinamento per un periodo minimo di 36 mesi; vino che è risultato di colore giallo brillante e lucente, strutturato e avvolgente. Al gusto è emersa una chiara nota di castagna e cereali tostati, una lunga persistenza con un elegante finale amaro e salino.

Settimo vino: Franciacorta Satèn Brut Magnificentia 2013 Uberti, da uve chardonnay 100% bio, vigneti di 25 anni nel comune di Erbusco in località Salem, su terreni collinari di origine morenica, sempre ventilati. Fermentazione in parte acciaio e in parte legno. Vino equilibrato e piacevole con note di erbe aromatiche, ma anche carne cotta, persistente con finale di ossobuco alla gremolada.

Ottavo vino: Franciacorta Satèn Brut 2012 Camilucci, da uve chardonnay 85% e pinot bianco 15%, vigneti di 20 anni nel comune di Urago d’Oglio, su terreni collinari di origine morenica. Vinificazione in acciaio per un millesimato, con 62 mesi sui lieviti, che rappresenta il fiore all’occhiello di questo nuovo produttore. Le quattro norme del Satèn (pressione, zuccheri, uve e invecchiamento) sono state ben riassunte in questo spumante che è risultato morbido ed evoluto con note eteree di smalto e colla, accompagnate dallo zafferano e distillato di mele, con una chiusura mentolata.

La riuscitissima serata in compagnia di Nicola Bonera ha avuto il suo epilogo con i saluti del soddisfatto Alberto Romanato, non prima di aver assaporato un gustosissimo risotto e con la consapevolezza di aver ascoltato un fantastico relatore che ci ha proposto otto eccellenze ben rappresentative di questo prestigioso ed emozionante territorio.

 

Foto a cura di Rossano Moretto

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