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martedì 9 ottobre

Bardolino Cru: una giornata per disegnare il futuro della denominazione

IL CONSORZIO PRESENTA TRE SOTTOZONE E CRITERI PRODUTTIVI PIù STRINGENTI

Giulio Fanton

Il Bardolino DOC compie cinquant’anni e il Consorzio Tutela Chiaretto e Bardolino può festeggiare questo cinquantesimo compleanno con parecchi motivi di soddisfazione.
Infatti, se quelli passati non sono stati tutti anni facili e brillanti e la Denominazione è andata incontro a un certo appannamento determinato da un insieme di cause, oggi il Consorzio può ritenersi soddisfatto da una lato per la posizione acquisita sul mercato nazionale e in quello internazionale dal Bardolino Chiaretto, dall’altro per la recente definizione di un Disciplinare autonomo del Chiaretto e per l’istituzione di tre sottozone della Denominazione Bardolino con caratteristiche peculiari e identità pedoclimatiche ben definite.

Già nel lontano 1900, Giovanni Battista Perez – scrivendo dei “briosi vini benacensi, di colore vivo ma non intenso” – li distingueva a seconda che provenissero dai “contrafforti di Montebaldo coll’annessa regione morenica superiore” o dal Garda o dai “colli morenici inferiori”. Concludeva che “i vini della Gardesana, fatti come devesi, invecchiando in vetro, possono passare per Beaujolais e talora per Bordeaux.”

Il nuovo disciplinare che recupera quella tradizione è già stato approvato dall'assemblea dei soci del Consorzio ed è in attesa dell’autorizzazione da parte del Ministero delle Politiche Agricole. Intanto, sarà un bollino con la figura di San Zeno, patrono di Verona, a identificare le bottiglie di Bardolino prodotto nelle tre sottozone in cui si articolerà la nuova denominazione: La Rocca, comprendente i comuni di Bardolino, Castelnuovo del Garda, Garda, Lazise, Peschiera e Torri del Benaco; Montebaldo per i comuni pedemontani di Affi, Caprino, Cavaion, Costermano sul Garda, e Rivoli Veronese; Sommacampagna con i comuni di Bussolengo, Pastrengo, Sommacampagna, Sona e Valeggio sul Mincio nell’area delle colline moreniche meridionali.
Denominatore comune, criteri più restrittivi rispetto a quelli consentiti dalla denominazione: scelta di vigneti di almeno sette anni, resa massima di cento quintali/ettaro, scelta della Corvina nella massima misura consentita (80% fino ad oggi, 95% con il nuovo disciplinare), nessun appassimento, uso ragionato del legno (solo legni grandi o barrique non di primo passaggio) e immissione nel mercato non prima di un anno dalla vendemmia.

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L’occasione per presentare alla stampa e al grande pubblico un’anteprima dei vini prodotti e distinti secondo il futuro disciplinare è stata la Giornata Bardolino Cru, organizzata a Verona lo scorso trenta settembre nello splendido scenario della Gran Guardia in piazza Bra: banchi di degustazione libera, tasting room per degustazioni alla cieca con l’impeccabile ed elegante servizio dei sommelier di AIS Verona e quattro masterclass.
Quattordici le aziende presenti con una selezione molto ampia di annate, in alcuni casi fino al 2010-2012: Albino Piona, Bigagnoli, Casaretti, Le Fraghe, Corte Gardoni, Gentili, Le Ginestre, Guerrieri Rizzardi, Il Pignetto, Poggio delle Grazie, Giovanna Tantini, Tinazzi, Villabella, Villa Cordevigo. Per sorprendere i partecipanti circa le potenzialità di invecchiamento dei vini di Bardolino, due masterclass con verticali storiche di bottiglie di Bertani, Bolla e Masi a partire dagli anni Cinquanta.

Cosa abbiamo annotato nei nostri block-notes?
In generale, le scelte viti-vinicole del nuovo disciplinare conducono a vini fini ed eleganti, nei quali colore e trama possono essere più o meno delicati, grande rilevanza hanno i sentori di viola e rosa appassita e il frutto maturo e croccante è modulato sulle note di fragolina e frutti di bosco. Le sensazioni minerali della pietra ferrosa sono spesso protagoniste e ci riportano al terroir in cui le viti affondano le radici. Il passaggio in botte, quando c’è, sposta il cursore verso una rotondità gentile e misurata. Le annate più mature si arricchiscono di sentori dolci e vibranti di erbe aromatiche e balsamiche, le spezie si addolciscono e il pepe, caratteristico della corvina, si ingentilisce. Vini che non si dimenticano.
Si tratta di un progetto indubbiamente ambizioso che ha l’obbiettivo di raggiungere l’equilibrio e la maturità del vino tra i cinque e i dieci anni dalla vendemmia.
Che dire delle annate più vecchie? Oltre all’onore delle armi che ben si addice a vini sui quali nessuno scommetterebbe per una longevità di cinquanta o sessanta anni, ha sorpreso la freschezza del sorriso di questi campioni per i quali ormai la forza della gioventù è un pallido ricordo.
La rassegna si è conclusa con la presentazione di dieci grandi Beajoulais da tre cru, Morgon, Moulin à Vent e Fleurie, con annate dal 2011 al 1996, a ricordare gli anni fra Ottocento e Novecento in cui i migliori Bardolino e i Beaujolais comparivano congiuntamente nelle carte dei grandi hotel della Svizzera.
La giornata - splendida per i vini presentati, per l’organizzazione e per gli incontri con i produttori che ha favorito – ha favorito nei partecipanti maggiore interesse e consapevolezza delle potenzialità del Bardolino e avrebbe meritato maggiore attenzione da parte di chi è abituato a considerarlo solo un tourist wine.

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