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Dalla redazione
venerdì 26 ottobre

LA RIOJA FRA VINO BLANCO E VINO TINTO

Un viaggio emozionante nel fulcro vitinicolo della Spagna

Cecilia Romano

Nel cuore della Valle dell’Ebro si estende la zona vitinicola più prestigiosa della Spagna, la Rioja, dall’omonimo rio Oja che la attraversa. Qui la coltivazione della vite ha origini antichissime e lega il suo sviluppo innanzitutto al lavoro dei monaci che per secoli spalancarono le porte dei monasteri ai milioni di pellegrini in viaggio dai paesi europei sul “Camino Frances” verso il reliquiario di Santiago di Compostela. La vera notorietà dei suoi vini arrivò però solo nel 1850, quando il visionario marchese di Murrieta fondò la prima cantina commerciale nei locali del duca de Vitoria e iniziò a esportare vino nelle colonie spagnole.
Con l’arrivo di oidio e fillossera a Bordeaux, i produttori bordolesi si trasferirono in massa nella Rioja in cerca di nuove fortune, segnando per sempre il destino vitivinicolo della regione: per circa quarant’anni enologi e tecnici francesi scelsero questa terra vocata, portando con sé conoscenze e competenze. Da allora la Rioja deve a Bordeaux le pratiche basilari della fermentazione alcolica e dell’affinamento in rovere francese che a tutt’oggi identificano uno stile enologico tradizionale e molto radicato, continuando però ad utilizzare le varietà locali delle uve, in particolare il celebre tempranillo, la garnacha e gli autoctoni graziano, mazuelo e maturana tinta. Ma Rioja non è solo vino tinto: tra le uve a bacca bianca si distinguono la viura, conosciuta in altre regioni come macabeo, la malvasia riojana, la più antica, la garnacha blanca, il tempranillo blanco, la maturana blanca, il turrentès riojano, il verdejo e più di recente lo chardonnay e il sauvignon blanc: tutte varietà ammesse per la produzione dell’unica D.O.Calificada, massimo grado del sistema di qualità attribuito nel 1991 alla Rioja.

Convincente e appassionata la serata, organizzata da AIS Verona nel sontuoso Salone delle Arti di Villa Quaranta, e condotta a quattro mani da Carlos Juste Rossini, sommelier AIS, e Pablo Franco, direttore tecnico del Consejo Regulador Rioja, alla presenza della Sig.ra Beatriz Peréz Raposo e del Sig. Ferruccio Castelli dell’Ambasciata di Spagna.

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Il primo assaggio è di Nivarius Tempranillo Blanco 2017, Nivarius S.L, un 100% tempranillo bianco coltivato in Rioja Alta a 700 metri s.l.m. su terreni poveri volutamenti esposti a nord con l’obiettivo di ottenere un aumento di acidità e una grande freschezza gustativa. Il passaggio in legno per nove mesi stabilizza le note più dure e ne equilibra l’elevata acidità rendendolo piacevolissimo.
A seguire Viña Ljalba Maturana Blanca 2017, Bodegas Vina Ljalba S.A, questa volta tutta maturana blanca, vino ecologico da vendemmia anticipata al fine di evitare lo sviluppo della botrite. Non mancano il passaggio in barrique e una macerazione pellicolare per quattro ore. Al naso è tenue, timido con i suoi aromi così delicati. Poi si rivela piano piano con un bel frutto giallo maturo a confermare che la sua forza è proprio al palato. Fa riflettere!
Il terzo campione, Valserrano 2013, Viñedos y Bodegas de la Marquesa S.L è un blend di 95% viura e 5% malvasia, una dimostrazione di come la viura si esprima al meglio con il tempo. Qui il passaggio in legno è gestito benissimo, donando corpo e complessità al vino ma al contempo preservando grande finezza ed eleganza.

La batteria dei rossi si apre con Eguren Ugarte Maceration Carbonica 2017, Eguren Ugarte S.A. Questo tempranillo proviene dalla Rioja Alavesa e le uve sono state trattate con lo stile tradizionale della macerazione carbonica. Lo si può intuire già dal colore porpora così intenso e tipico. Fermenta con i raspi che ne rilasciano i sentori. È fresco e croccante, invitando piacevolmente alla beva.
Poi il Peña El Gato Garnacha 2016, Juan Carlos Sancha S.L., un particolare esempio di garnacha coltivata in vigneti di più di 160 anni con certificazione di vigneto singular. Ci troviamo a 650 metri s.l.m. nella zona più fredda della Rioja, dove le uve stentano a maturare. Una vera sfida, vinta anche questa volta grazie a una sosta di undici mesi in tonneaux da 500 l. e senza l’aiuto della fermentazione malolattica.
A seguire Tuercebotas Graciano 2015, Bodegas del Medioevo S.L. da uve graciano, da sempre considerata una varietà da taglio, oggi riscoperto come monovarietale. La sua freschezza ne lascia intuire chiaramente le potenzialità di espressione nel tempo.
Lo stesso concetto si ripete anche nell’assaggio successivo di Barón de Ley Varietales Maturana 2016, Barón de Ley, S.A. Nonostante l’apporto dei dodici mesi in botti francesi sia qui deciso e caratterizzante, il vino rimane fresco e croccante, tale da rievocare in tutti i momenti della degustazione i suoi sentori di uva.
L’annata più vecchia è quella del Viña Tondonia Reserva 2011, R.López de Heredia Viña Tondonia S.A. Un assemblaggio ricchissimo di 70% tempranillo, 20% garnacha e 5% mazuelo, tutte provenienti da un unico vigneto piantato ad hoc. I sei anni in barrique americane e francesi non si sentono grazie a una spiccata acidità e sapidità che ne attenuano il tenore alcolico e lo rendono longevo.
La riserva che segue, Roda I reserva 2016, Bodegas Roda S.A. risulta moderna in quanto reinterpretazione della visione classica della Rioja. Il suo assemblaggio di tempranillo e graciano cambia ogni anno in funzione di una ricerca di personalità. In questo millesimo 2011 spiccano note di prugna e di frutta nera matura esaltate dai sedici mesi in barrique nuove al 50%.
Il nostro percorso si conclude con Malpuesto 2016, Bodegas Izadi S.A. 100% tempranillo coltivato in vigne di più di ottant’anni. Grande lavoro enologico di fermentazione in acciaio, successiva malolattica in barrique nuove e per finire una crianza di quindici mesi in barrique francesi. Il risultato è appagante in termini di corpo, struttura e morbidezza.

La serata è stata veramente appagante ed ha consentito un giro d’orizzonte spettacolare su una regione vinicola di estremo interesse come la Rioja, grazie ai relatori, Carlos Juste Rossini e Pablo Franco, e ai rappresentanti dell’Ambasciata di Spagna che hanno prestato fattiva e amichevole collaborazione per la sua riuscita. Come al solito, mille grazie anche alla brigata di servizio AIS Verona per la sua impeccabile professionalità e a Federico Marconi per i suoi scatti.

ALBUM DELLA SERATA

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