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mercoledì 14 marzo 2018

De Bacco: buona la prima

Due verticali per festeggiare l'ingresso della prima cantina bellunese in "Vitae"

Francesco Mancini

De Bacco è la prima cantina bellunese, feltrina per la precisione, ad entrare nella guida nazionale AIS “Vitae”. Un brindisi di buon augurio per festeggiare questo primo, storico successo era doveroso. La famiglia De Bacco, insieme con il presidente del consorzio “Coste del Feltrino” Enzo Guarnieri, hanno invitato a Tomo di Feltre il Consiglio AIS di Belluno per un pomeriggio informale presso Villa Guarnieri, che dalla sua posizione domina dall’alto l’incantevole valle del feltrino.

Ci siamo subito sentiti a nostro agio grazie all’affettuosa accoglienza del padrone di casa, Enzo Guarnieri, che ci ha raccontato la storia della villa e tanti aneddoti della sua famiglia, da sempre uno dei punti di riferimento per la zona di Feltre.

Quale modo migliore di celebrare l’ingresso in guida se non con due verticali di vini De Bacco? Ecco il “Vanduja”, pavana in purezza dal 2015 e il “Cuss”, un uvaggio di merlot (85%) e carménère (15%).

Le annate delle due verticali: dal 2016 siamo andati a ritroso fino al 2011, saltando solo l’annata 2014. Un ventaglio di annate che ci consente di assaporare e condividere l’evoluzione e il percorso di questi vini. In ogni calice si leggono le diverse sfumature che Marco De Bacco ha voluto dare e, nel caso del Vanduja, è la tipicità con una grande freschezza a farla da padrona, ben supportata dalla struttura. Non è sempre stato pavana in purezza: fino al millesimo 2013, infatti, il Vanduja presentava anche un 15% di gata, tolta dalla vendemmia 2015 da Marco per conferire oltremodo un’identità chiara al prodotto. Nel Cuss l’uvaggio di merlot e carménère esalta le sensazioni fruttate e vegetali; la maggiore tostatura delle botti utilizzate cede aromi e fragranze teriziarie, denotando una struttura e un residuo sicuramente importanti.

Restiamo favorevolmente stupiti anche dalla longevità e bevibilità che mantengono pure nelle annate meno recenti. In ogni annata percepiamo l’andamento climatico più o meno caldo o più o meno piovoso, segno della genuinità e di un modo di lavorare pulito.

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Marco e Valentina De Bacco sono i due i giovani fratelli artefici della rinascita enologica del feltrino. Da sempre hanno creduto nelle potenzialità di un territorio per troppo tempo dimenticato, e all’interno dell’azienda si completano; Marco si occupa della parte enologica e operativa seguendo tutti i processi dalla vigna al confezionamento, mentre a Valentina spetta la parte amministrativa, di marketing e burocratica. Il giovane vignaiolo feltrino si illumina quando parla della riscoperta di vitigni autoctoni come la pavana, la bianchetta e la gata che hanno quasi rischiato l’estinzione e adesso, dopo prove ed esperimenti, stanno finalmente trovando la propria dimensione e mercato. Cogliamo subito la passione con la quale svolge il suo lavoro e la dedizione che mette nel voler continuamente sperimentare e dare un carattere identificativo e distintivo dei vini feltrini.

Non si adagia sugli allori la famiglia De Bacco e c’è tanta carne al fuoco, non solo lo spiedo che di lì a poco ci verrà servito. Non mancano le sorprese: mentre camminiamo nella tenuta ci imbattiamo in una grande stalla in disuso, ed ecco il colpo di scena: Marco De Bacco, insieme ad Enzo Guarnieri che annuisce, ci anticipa l’idea di una collaborazione per riqualificare la stalla e trasformarla in cantina e sala di degustazione.

Il tempo vola e si è fatta ora di cena, ed ecco, dulcis in fundo, un banchetto luculliano tutto per noi preparato da Annalisa e Domenico De Bacco: spiedo, soppressa, prosciutto crudo stagionato (da Domenico in persona), formaggi e tanti prodotti tipici del feltrino. Il brindisi dell’aperitivo è con Ico, altra novità della De Bacco: la bianchetta metodo classico. Quando si passa allo spiedo è il teroldego a dare grandi soddisfazioni. La serata scivola via tra risate, considerazioni e una certezza: i vini del consorzio del feltrino sono in ballo, forse la De Bacco ha segnato la via e, per quanto la strada del successo sarà ancora lunga e tortuosa, la sensazione è che sicuramente sarà quella giusta.

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