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Dalla redazione
giovedì 16 maggio 2019

Diabolico Jura

PICCOLA REGIONE, GRANDI VINI

Giuseppe Conte

Lo Jura, piccolo territorio accanto alla Borgogna e alla Savoia, magistralmente raccontato da Mariano Francesconi, presidente di AIS Trentino, in una speciale e didattica serata presso il ristornante la Bulesca di Selvazzano Dentro. La più grande tra le più piccole regioni francesi con vigneti in quota a testimoniare la presenza di montagne e quindi con poche ore di luce (circa 1700).

Ci troviamo nella Franche Comté suddivisa in 4 dipartimenti: Haute Saône, territorio di Belfort, Doubs e Jura, con 1920 ettari dedicati attualmente alla produzione.

Questo particolare territorio ha avuto, durante l’epoca romana, un grosso impulso della viticoltura condizionata però dalla presenza di monasteri e abbazie. Le badesse avevano addirittura incaricato dei guardiani per il controllo delle viti, per tradizione e in ricordo di quest’ultimi viene annualmente dedicata una festa con relativa cerimonia.

Le principali aree viticole sono: Arbois, il Villaggio di Pouligny, Château – Chalon e Revermont con una piattaforma varietale dove il Savagnin è il protagonista assoluto. Questo vitigno rappresenta il 15% e predilige i terreni con suoli di scisti e marne, matura tardi e ha rese molto basse. Viene anche definito Traminer in quanto si dice che la sua provenienza sia Termeno ma non c’è certezza e comunque non ha nulla a che vedere con quel vitigno aromatico. Altra vite importante (45%) è lo Chardonnay, il quale matura prima del Savagnin e rappresenta una base interessante per la produzione di vini frizzanti.

Altre varietà a bacca bianca presenti sono: Foirard Blanc, utilizzato per produrre vini da tavola, Chasselas Doré, Pourrisseaux, Bargine, Mesler, Lignan Blanc, mentre tra quelle a bacca rossa il più importante risulta essere il Poulsard. Questo vitigno non risulta omogeneo nella maturazione ed è impiegato anche per fare vini rosati, preferisce i terreni con marne blu e rosse. Altro vigneto a bacca rossa è il Trousseau denominato anche Bastardo o Faux Sémillon cioè falso Sémillon (Bordeaux). Oltre al Pinot Noir troviamo anche altre antiche varietà quali il Gamay Noir, l’Enfarinè, il Petit Béclan, il Mondeuse e il Velais Noir. La particolare formazione geologica fa sì che le vigne siano poste su marne e quindi su scivolamenti dei terreni dovuti alla pressione delle alpi.

Mariano ha poi spostato l’attenzione sulle denominazioni a partire dal Cremant che identifica lo spumante con rifermentazione in bottiglia prodotto al di fuori della zona Champagne.

I vitigni che si possono usare per questa denominazione, riconosciuta nel 1995, sono un po’ tutti, quindi il Savagnin, il Poulsard, il Pinot Noir e lo Chardonnay.

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Un'attesa lunga 6 anni 6 mesi e 6 giorni per il "diabolico" vin jaune
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Dopo l’interessante e coinvolgente lezione è arrivato il tanto atteso momento della degustazione con l’assaggio del primo vino: Crémant du Jura Zero Dosage – Champ Divin

 

Si tratta di una piccola azienda di 5 ettari con una produzione di 9.000 bottiglie per ettaro, questo vino in particolare affina 18 mesi sui lieviti ed è a base di Chardonnay e Pinot Noir. Si è presentato con profumi delicati di cuoio, nocciola, frutta secca con una nota agrumata e un tocco di frutti rossi. Un finale di paglia e fieno con un sentore di pasticceria e pera matura per un vino estremamente piacevole.

 

Secondo vino: Côtes Du Jura “Vin Blanc Tradition” 2012 – Château d’Arlay

 

Con Château d’Arlay si entra nella storia, con una società che fa riferimento all’omonimo castello. I vigneti sono stati piantati dagli anni ’50 agli anni ’70 e rappresentano tutta la gamma prevista nello Jura, sono coltivati in 25 ettari di proprietà ad una altezza di 200-250 m.s.l.m. su terreni di marne grigie.

Le uve provengono per un terzo da Savagnin e due terzi Chardonnay, l’assemblaggio avviene prima della fermentazione. Questo vino era di un colore giallo paglierino con riflessi dorati e una bella vivacità cromatica che richiamava il verde. Consistente e naso articolato con sentori di mela matura, agrumi canditi, buccia di mandarino, una chiara nota floreale con un ricordo di paglia. La larghezza del suo sorso metteva in evidenzia delle note ossidative, grande persistenza con una buona freschezza e una grande sapidità.

Terzo vino: Arbois Pupillin “Ploussard” 2016 – Domaine de la Renardière

 

Arbois è la denominazione più estesa, riconosciuta ufficialmente nel maggio del 1936. Dal 1990 gli abitanti hanno l’autorizzazione di aggiungere sulla bottiglia il nome del loro villaggio.

Vino di un colore che poteva sembrare non affascinante ma comunque tipico del Poulsard, in questo caso matura 12 mesi in legno e proviene da una vigna di 28 anni.

Il colore è stato definito carminio tenue con riflessi vivaci e caldi, nel bicchiere movimenti lenti quindi consistente. L’impatto olfattivo ha messo in evidenza il carattere rustico di questo vitigno. Profumi eterei di smalto, prugna disidratata, cannella ma anche pepe rosa con un tocco di succo di melograno e una nota di ribes rosso.

Dopo il servizio di un piatto di eccellenti formaggi (Reblochon AOP, Morbier AOP, Comté AOP – 15 mesi, Comtè AOP – 30 mesi, Fourmé d’Ambert AOP) individuati appositamente per i giusti abbinamenti, siamo passati al quarto vino: Château – Challon 2011 – Domaine Frédéric Lambert

 

In questa denominazione di 60 ettari il vitigno più rappresentativo è il Savagnin, coltivato su due versanti completamente esposti. Il vino viene fatto maturare in botti di legno senza mai travasarlo e nemmeno rabboccarlo. Il meccanismo con cui i lieviti si trasformano fino a formare il caratteristico velo, viene definito un ecosistema sufficiente a sé stesso.

Questo vino del 2011 è stato definito giovane in quanto entra in maturità e quindi presenta la sua massima espressività dopo 40 – 50 anni. Si è presentato in una veste giallo oro con sfumature grigio – verdi, superficie oleosa e quindi consistente. Sfiorava il molto intenso con una grande complessità di profumi che andavano dal chicco di caffè alla liquirizia ma anche crema, frumento e cherry con una evidente e caratteristica nota ossidativa. Persistenza infinita e una grande eleganza e finezza.

 

Quinto vino: Arbois Vin de Paille 2014 – Château Bethanie

 

Vino di paglia ottenuto, appunto, dall’appassimento delle uve sulla paglia che oltre a far passare l’aria assorbe l’umidità evitando così dannosi marciumi. Possono essere impiegati tutti i vitigni presenti nella denominazione, ma i più utilizzati sono lo Chardonnay, il Poulsard e il Savagnin. Vino con un importante titolo alcolometrico e con grande potenziale di durata nel tempo.

 

Sesto vino: Macvin Du Jura Blanc - Château d’Arlay

 

Per questo prodotto sono previste tutte le varietà presenti e al mosto ottenuto si aggiunge acquavite. Questo vino dai profumi complessi e con interessanti note agrumate, ha chiuso la stupenda serata ben condotta dall’eccellente relatore Mariano Francesconi che ha raccolto i meritati applausi di tutti i presenti.

Foto a cura di Rossano Moretto

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