Dalla redazione
lunedì 27 aprile 2020

Semiotica del rosato

Neuroscienze in campo

Redazione

Un recente studio di neuromarketing lascerebbe peraltro intravedere l’ipotesi che la popolarità dei rosé su Instagram sia legata non tanto all’immagine della bottiglia o del bicchiere in primo piano, quanto semmai allo sfondo, quel blu delle piscine o del mare che – coincidenza? – è il colore più apprezzato a livello universale. Un vaso di Rubin sui generis, in cui testo e contesto sono intimamente legati. Il clima festaiolo che caratterizza il consumo dei rosé, imprescindibili a bordo piscina, rischia però di vincolare in maniera stringente l’occasione di consumo. La tipologia subisce infatti in maniera nitida il fascino delle stagioni, con un aumento esponenziale di vendite – e pubblicazioni – con lo sbocciare della primavera, che declina fino poi a sfiorire in autunno, nonostante i recenti tentativi di proporre il rosé anche d’inverno. La modalità di consumo – con il rosé servito ghiacciato, il cosiddetto frosé, frozen rosé – rischia tuttavia di avere effetti ben più invasivi che intaccano l’identità stessa del prodotto e lo assimilano ad un vero e proprio cocktail – di cui già spesso è fra gli ingredienti principali, soprattutto nelle versioni a base di frutta.

 

L'articolo completo è consultabile su Sommelier Veneto n° 2/2019

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