Dalla redazione
martedì 5 maggio 2020

Dalla Georgia al Collio

Quando perseverare premia

Davide Cocco

In questi giorni stiamo lavorando alla chiusura del prossimo numero di Vinetia Magazine. È questo il nuovo nome del Sommelier Veneto, che per anni ha scandito lo scorrere delle stagioni per gli associati della nostra regione. 
Abbiamo deciso – come molti già sanno – di inaugurare il nuovo corso con un numero interamente dedicato agli orange wine, una tipologia di vino che negli ultimi anni è sulla bocca di tutti, nato in Georgia, ma balzato agli onori della cronaca grazie ai produttori di quel piccolo fazzoletto di colline dietro Gorizia che va sotto il nome di Oslavia.
Sarà un numero davvero ricco, con risvolti anche internazionali grazie al contributo del giornalista inglese Simon J. Woolf, autore del libro Amber Revolution
Uno dei passaggi più interessanti è quello in cui Woolf spiega come il lavoro dei vignaioli italiani abbia dato nuovo slancio al lavoro di quelli georgiani. Ve ne anticipiamo qualche passaggio:

La Georgia stessa si è risvegliata grazie al sorprendente interesse internazionale per il suo passato vinicolo. Lentamente, a metà degli anni 2000, i viticoltori artigianali georgiani hanno iniziato ad emergere sulla scena. Tra i pionieri si annoverano Ramaz Nikoladze (a ovest di Imereti), Iago Bitarisvili (regione di Kartli) e Giorgi Dakishvili (a Kakehti). Anche il pittore americano John Wurdeman ha svolto un ruolo chiave come catalizzatore e nel fare pubblicità al nuovo corso. Trasferitosi in Georgia negli anni Novanta, è stato spinto a creare una cantina (Pheasant's Tears) dall'enologa in difficoltà Gela Patalishvili.

Il ritorno alla vinificazione tradizionale (dove l'attenzione è sempre stata più rivolta alle uve bianche che a quelle rosse) è stata sorprendente in Georgia. Nel 2009 c'erano forse cinque viticoltori artigianali che producevano vini nei qvevri, oggi sono quasi 200. Anche grandi aziende vinicole come Telavi Wine Cellar (alias vini Marani) o Khareba hanno aggiunto alla loro produzione linee di vini d'alta gamma realizzanti nei qvevri. Si stima che attualmente si producano circa 2 milioni di bottiglie all'anno di vino con il metodo tradizionale.

La rinascita contemporanea dei vini bianchi macerati nel Collio e dei tradizionali vini ambrati in Georgia ha ispirato un'intera nuova generazione di viticoltori. In Europa le generazioni precedenti avevano spesso prodotto orange wine per autoconsumo; la fermentazione dell'uva con le bucce è la soluzione più semplice e "non tecnologica" in termini di vinificazione, anche se pochi, se non nessuno, avevano mai considerato che si trattasse di uno stile adatto all'imbottigliamento o alla vendita come fine wine. Questo è stato il più grande regalo di Gravner e Radikon al mondo: l'ostinazione sul fatto che i vini bianchi macerati potevano essere qualcosa di più di un semplice vino da tavola.

Il resto sul prossimo numero di Vinetia Magazine

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