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venerdì 20 ottobre

La forza culturale del vino

Un viaggio lungo la via transcaucasica per scoprire le origini della viticoltura

Vanessa Olivo

Riuscire a collocare nel tempo e nel luogo l’origine della viticoltura è da sempre uno degli argomenti più controversi e dibattuti fra gli appassionati del vino. Giovedì 12 ottobre la delegazione AIS di Venezia ha ospitato Yann Grappe, docente di storia della gastronomia e del vino presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, per una serata dedicata a questa discussione. Ci si è immersi in un percorso nella storia più antica alla ricerca delle testimonianze archeologiche della viticoltura e dell’arte della vinificazione. Diversi sono i ritrovi di siti archeologici concentrati lungo l’importante via commerciale transcaucasica, dai Monti Zagros agli attuali stati Georgia e Armenia. La nascita dei primi contenitori di terracotta fu determinante per l’emergere di veri e propri processi di produzione del vino: vinificazione, conservazione e trasporto. Le più antiche giare di terracotta, dette qvevri e oggi conservate al Museo Nazionale a Tbilisi, sono state ritrovate in Georgia e si ritiene risalgano approssimativamente al 6000 AC. Per ora, dunque, l’archeologia conferisce il primato della vinificazione alla Georgia, considerata la culla del vino. E proprio lì la tradizione vinicola è millenaria, alcuni vignaioli producono il vino proprio come nell’antichità, in modo naturale e con l’utilizzo di anfore interrate per la fermentazione e la maturazione dello stesso. In Georgia il vino è un’identità nazionale, viene prodotto in ogni casa ed è strettamente legato ai momenti più importanti della vita del suo popolo, tanto che nel 2013 l’Unesco ha riconosciuto il metodo tradizionale di vinificazione georgiano nelle anfore come patrimonio intangibile dell’umanità.

Nel corso della serata sono stati degustati diversi prodotti Triple A (agricoltori, artigiani, artisti), che si contraddistinguono per l’autenticità di un prodotto che vede il minimo intervento dell’uomo e della chimica nel processo di vinificazione, rappresentando nel modo più genuino il terroir dal quale provengono.

Il primo incontro è stato quello con i vini della Turchia, più precisamente della Cappadocia. Il primo, il Keten Gomlek 2014 Udo Hirsch, viene prodotto con uve da vigne di età compresa tra 100 e 300 anni coltivate a circa 1500 metri di altitudine, dopo una lunga macerazione che avviene in grandi anfore antiche che risalgono a 2000 anni fa. Giallo paglierino con insoliti riflessi grigio-dorati, si schiude all’olfatto su profumi che ricordano i fiori di limone e d’arancio, virando poi verso fiori gialli e mela cotogna, una nota mentolata e speziata di curcuma. Al palato emergono freschezza e sapidità accompagnate da un tannino leggermente ruvido e polveroso che porta con sé aromi retrolfattivi di carruba, frutta secca e fette di arancia amara essicate. Il secondo campione è il Kalecik Karasi 2014 Udo Hirsch, di un luminoso rosso rubino con riflessi granati di buona trasparenza e vivacità. Le note olfattive ricordano il lampone, la mora in uno sfondo speziato e vegetale. Al palato vi è un perfetto connubio fra sapidità e freschezza che invita al riassaggio, regalando dei piacevoli aromi finali fruttati.

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Dalla Georgia, regione di Kartli (Georgia centrale), assaggiamo il Chardakhi 2015 Iago Bitarishvili, dal colore giallo dorato irradia profumi di litchi, pompelmo e lime, spaziando fino a note mielate, balsamiche e frutta secca. Al palato si susseguono sapidità, freschezza e secchezza data dalla presenza tannica, mentre rimangono gli aromi finali di frutta secca e lime.

Dalla regione Gurja (Georgia occidentale) arriva il Chkhaveri Amber 2015 Zurab Topuridze che sfoggia un luminoso colore ambrato e stupisce l’olfatto con note fumée che ricordano il profumo del luppolo e del malto, per scorgere poi sentori di albicocca, pompelmo rosa, cumino e resina. Al palato vi è una buona sinergia tra freschezza e mineralità, accompagnate da una nota amarognola.

Due invece i vini della regione Kakheti (Georgia orientale): il primo, Rkatsiteli Grand Cru Akhoebi 2015 Soliko Tsaishvili, mostra una lucente veste giallo ambrato sprigionando profumi di albicocca essicata, tabacco biondo e zenzero. Il sorso è fresco e sapido, con un tannino importante e una lunga persistenza. Il secondo vino è il Nika Bakhia Saperavi Amor 2013, rosso rubino che si presenta all’olfatto polveroso, con un sentore di mirtillo e una nota ematica. Al palato grande freschezza e tannino scalpitante dato dai raspi.

E per finire si passa al Libano, rappresentato dal Chateau Musar Red 1997, dal colore rosso granato tendente all’aranciato, mentre all’olfatto si susseguono profumi di prugna, confettura di ciliegia, cannella, liquirizia e cacao. Al palato c’è una perfetta integrazione tra morbidezza, freschezza e trama tannica, con aromi finali che ripercorrono le note fruttate e speziate avvertite all’olfatto.

 

[foto di Bruno Bellato]

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