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Dalla redazione
lunedì 9 aprile

Una verticale emozionale

Degustazione verticale dello Schioppettino Ronchi di Cialla

Vanessa Olivo

Mercoledì 21 marzo, nella calda atmosfera del Ristorante Alla Crosarona a Scorzè, la delegazione di Venezia ha organizzato una verticale dello Schioppettino dell’azienda Ronchi di Cialla. Ambasciatore delle diverse annate è stato Stefano Cipolato, Miglior Sommelier del Veneto 2008 e Sommelier professionista del Bistrot de Venise, che ne ha interpretato le diverse sfumature ed emozioni.

Lo schioppettino, anche chiamato ribolla nera, è un vitigno autoctono friulano che ha rischiato l’estinzione negli anni ‘70 in quanto vitigno la cui coltivazione era proibita per legge, ma nella sua strada ha fortunatamente incontrato la famiglia Rapuzzi che lo ha salvato grazie alla sua tenacia e perseveranza. Infatti, grazie a Paolo Rapuzzi e alla moglie Dina, fondatori della cantina Ronchi di Cialla, si è proceduto al recupero delle poche viti superstiti sul territorio comunale, realizzando un impianto che ha segnato la rinascita dello Schioppettino con la prima vendemmia del 1977, ovvero un anno dopo la sua legalizzazione.

Ospite della serata proprio la signora Dina che ha contribuito a trasmettere le idee lungimiranti di allora e la filosofia aziendale tesa alla valorizzazione dei vitigni autoctoni che tutt’oggi continua per mano dei figli Ivan e Pierpaolo.

La prima annata in degustazione è la 2012 che ricordiamo per un’estate regolare, mentre il calice rivela profumi di piccole bacche rosse e nere, la speziatura del pepe e leggere note balsamiche di mentuccia. Al palato esprime gioventù, prevalgono freschezza e mineralità, risultando equilibrato nel suo stato evolutivo. Gli aromi finali ripercorrono i frutti rossi e la mineralità avvertiti all’olfatto. Si può dire che in questo calice ritroviamo pulizia, eleganza e potenzialità. Abbinamento ideale: lingua salmistrata con lamelle di pecorino di fossa.

L’annata 2007 è stata caratterizzata da un’estate calda con un apporto idrico sufficiente. Il bicchiere si colora di un rubino che tende al granato, scoprendosi su profumi più intensi che spaziano da una speziatura più dolce a note erbacee, polvere di caffè, toni balsamici, pepe rosa e del Sichuan, muschio. Al palato denota maggiori struttura e morbidezza del precedente, fresco e sapido. Persistente con aromi speziati e dolci che si rincorrono fino a fondersi insieme. Abbinamento ideale: tartare di cervo con mousse alla senape.

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Il 2003 è sempre ricordato come un anno dall’estate calda e siccitosa; lo ritroviamo racchiuso in questo calice dalla tendenza rosso granato più decisa e dalla tonalità più calda. Olfatto più carnoso e salmastro, note di ribes nero e mirtillo, pepe nero e bianco, tabacco biondo. Sorso morbido e caldo, ritornano le sensazioni fruttate e salmastre, il tutto sostenuto da una freschezza che nonostante l’annata calda è sempre ben presente. Abbinamento ideale: anatra selvatica.

Il nostro viaggio a ritroso nel tempo continua con l’annata 1996 e ci riporta a un’estate equilibrata e soleggiata seguita da un autunno piovoso, dove il colore nel calice diventa un rosso granato pieno e l’olfatto è inebriato da note meno intense e più delicate di anice stellato, pepe bianco, sentori balsamici e terrosi. Al palato è caldo, il tannino maturo lascia piacevolmente la bocca asciutta, sapidità e freschezza danno slancio al sorso. Chiude con sensazioni terziarie di tabacco. Abbinamento ideale: filetto di ricciola con crosta alle mandorle e salsa di uva rossa al profumo d’aglio.

Siamo ora al 1992, annata fresca e piovosa, che ritroviamo in un calice color rosso granato dal bordo aranciato ma di sorprendente luminosità e vivacità. I profumi sono più dolci e ricordano ciliegia matura, tabacco, note balsamiche, polvere di caffè, mandarino cinese, pepe bianco. Stupisce al palato per una componente fresca ancora viva, morbido e balsamico, di grande struttura, eleganza e classe. Abbinamento ideale: da apprezzare da solo oppure con un buon tagliere misto di formaggi stagionati.

Ultima annata, la 1983, caratterizzata da un’estate regolare ed equilibrata, colora anch’essa il calice di un rosso granato dal bordo aranciato. L’impatto olfattivo è complesso, ferroso, ematico, timo, una speziatura pepata, piccoli frutti rossi macerati, tabacco, nota salmastra, balsamico, muschio. Il sorso possiede ancora grande grinta ed equilibrio, freschezza e mineralità sempre presenti quali filo conduttore delle diverse annate, notevole persistenza gustativa. Abbinamento ideale: carpaccio di chianina coperto da tartufo d’Alba.

A fine degustazione il Ristorante Alla Crosarona ha servito un risotto alla faraona con casatella dop e polvere di olive nere, oltre ad una selezione di formaggi, con cui si è potuto sperimentare l’abbinamento con le diverse annate.

[foto di Bruno Bellato]

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