“La comanda, e non la dubita gente. Semo a Venezia. sala! No qhe nasse nente, ghe xe de tutto, e a tutte le ore e in un batter d'occhio se trova tutto quel che se vol. La comandi".
È paron Menego il magistrale oste che nella famosa commedia "Chi la fa l'aspetta" (I Ciassetti del Carneval) deve organizzare con Lissandro un banchetto. La commedia è ambientata nella frizzante atmosfera del Carnevale di Venezia e Goldoni ci regala un bellissimo scorcio della Venezia del Settecento a tavola.
Ai piatti più tipicamente veneziani come i "risi colla quagietta", i "lattesini" (animelle), "la lingua de manzo salmistrada", in questa commedia Goldoni aggiunge alcuni piatti stranieri alla moda in quel tempo come il francese "fracasse", un vitello o pollo in umido oppure il molto esotico "cappon impasta' col balsamo del Perü".
Ma la cosa che colpisce di più è la lista degli arrosti, un elenco di ben 17 diverse qualità di carni "lonza, cinghial, lievro, agnello,pollasti, dindi, capponi ecc".
Per il protagonista Lissandro ci sarà l'imbarazzo della scelta per il menù che sarà servito a domicilio: a Venezia non cresce niente, ma si trova tutto lo tranquillizza l'oste a sottolineare la ricchezza della città.
Nel teatro goldoniano ci si ritrova catapultati nelle case e nelle strade dell'epoca e quindi anche tra costumi della gastronomia veneziana; Colombina è la regina delle cucina, Arlecchino è perennemente affamato, mentre Brighella ascolta attento lezioni di cucina sulla preparazione della carne.
E riguardo ai vini? In Donna di garbo, Rosaura prepara per Arlecchino una polenta condendola con un bel burro giallo e grasso e formaggio grattugiato, accompagnandola con un buon vino.
Nella Locandiera, protagonista è Mirandolina che in modo astuto si destreggia tra i vari corteggiatori: dal Cavaliere riesce a farsi offrire un bicchiere di Borgogna, che con grande astuzia, precedendo il servitore che porta un bicchiere pulito, beve direttamente da quello del Cavaliere ("Beverò le sue bellezze").
Il secondo corteggiatore, il Marchese, chiede a Mirandolina di assaggiare un suo preziosissimo "Vin di Cipro". Bevuto il vin di Borgogna, il Marchese lo ritiene di poco valore e serve da una piccola boccetta, su cui i due vicini bisbigliando ironizzano, gocce del suo prezioso vino. A bassa voce il Cavaliere e Mirandolina lo disprezzano, ma, mentre il primo lo loda davanti al Marchese, la seconda dichiara invece la sua pessima qualità stoccando il primo con le parole "Lodo chi sa fingere, ma chi sa fingere in una cosa, saprà fingere nell'altra ancora", fingendo, con suprema bravura, di non potersi fidare del Cavaliere.
Possiamo dire che Carlo Goldoni era anche un intenditore della buona tavola, e ci ha lasciato una interessante testimonianza degli usi e dei costumi della Venezia del Settecento: niente da dire, potranno pure passare i secoli, ma a tavola, in buona compagnia, non si invecchia mai.
Come sempre cin-cin e buona degustazione questa volta con un giro a Venezia nello splendido periodo del Carnevale, in omaggio al grande Carlo Goldoni magari alla ricerca del Vin de Cipro!