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Dalla redazione
lunedì 12 febbraio

Ritorno alle origini

Arianna Cavion

Il passato e il presente spesso si rincorrono e si legano di storie e tradizioni che sopravvivono al mutare dei tempi e delle mode, ma che rivelano molto spesso segreti custoditi gelosamente come pietre preziose da portare in dono ai propri discendenti.

Questo è il caso delle anfore, le “kvevri”, contenitori ancestrali che fin dalla Georgia del 5000 a.c. sono giunti a noi per interrogarci su un nuovo, benché arcaico, concetto di enologia.

Sono numerosi i produttori che si sono voluti interrogare su questo nuovo rapporto con il nettare degli Dei. Dapprima Josko Gravner, che nei suoi vini anforati torna ad un concetto di legame tra la terra e l’uomo e che sperimenta dai propri errori per trovare il giusto equilibrio con l’anfora che agisce in forma “attiva” nei confronti del vino e permette nuove interpretazioni e nuove evoluzioni nelle fasi di fermentazione e di affinamento. Poi Maurizio Donadi, coraggioso e giovane produttore di Casa Belfi, che nei suoi viaggi, come Ulisse, amalliato come dal canto delle sirene, decide di rispondere al suo desiderio di conoscenza, scorgendo nell’argilla di Bassano del Grappa la matrice di un nuovo progetto vino, fatto di anfore e di terre sabbiose, le terre di Romanziol.

Si aggiunge poi Castello di Lispida, per avventurarci dunque con Zidarich tra le sue “kamen” di pietra carsica, e ancora Santa Caterina, produttore in Grès, anfora di ceramica che propone uno studio in cui il vino e la sua evoluzione sono protagonisti “inviolati” dello scorrere del tempo, fino ad arrivare a Cos e ai suoi Pithos.

Produttori tenaci e coraggiosi, pronti a sperimentare e a mettersi in gioco in un progetto in embrione che ha tutta l’aria di essere pieno di intriganti segreti ed echi di un passato che ci chiama a gran voce.

Un plauso all’avventurosa serata condotta con sagacia ed ironia da Gianpaolo Giacobbo e all’insostituibile presenza di Maurizio Donadi e delle sue sperimentazioni!

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Appunti di degustazione

Apertura di degustazione con Colfondo Anfora 2016 di Casa Belfi, una Glera in purezza, entusiasmante per nettezza di profumi, predominante nella freschezza e bevibilità. Santa Caterina propone un Grès 2015 – Vermentino, decisamente insolito, dal naso ammandorlato e di frutta secca. Al sorso stupisce per la presenza tannica e l’evoluzione che nel bicchiere ridona frutta gialla ma che lascia in ultimo un delicato sentore di riduzione. L’Amphora 2015 del Castello di Lispida attrae nel calice con il suo brillante colore dorato anticipando una complessità che ritroviamo al naso e che chiude nella ripresa con piacevole liquirizia. Ci spostiamo in Georgia per degustare un Chardakhi 2015 del Lago di Bitarishvili che già al naso si contraddistingue per la forte presenza di volatile che rende difficile l’analisi sensoriale e copre la timida piacevolezza del sentore retronasale. È il momento di Zidarich e della sua Vitovska 2015 prodotta in kamen: il naso è subito ammaliante di piacevole violetta e sentori evoluti. Rapisce per grande freschezza ed un equilibrio sagace di durezze che ci conferma l’eleganza della Vitovska. La Ribolla 2009 di Gravner è luminosa, di un color arancio che lascia presagire una sicura complessità. I profumi echeggiano timidamente nel calice in un lento dischiudersi. Il palato è subito pungente, decisamente complesso nei toni dell’erbaceo con un’alcolicità preponderante. La beva è sontuosa e richiama intriganti giochi di abbinamento. Infine il giallo dorato intenso dello Zibibbo in Pithos 2016 della cantina Cos, ci regala profumi esotici di frutta tropicale e clorofilla. Complesso, di bella struttura risulta decisamente elegante e si contraddistingue per la mineralità di certo enfatizzata dal contatto con materiali di nuova sperimentazione.

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