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Dalla redazione
mercoledì 31 ottobre

Bordeaux e l’alchimia dell’assemblaggio

Serata di approfondimento di diverse zone vinicole bordolesi

Vanessa Olivo

Una delle prime cose che si impara quando ci si inoltra nel mondo del vino è che l’intervallo prediletto per la coltivazione della vite si trova a una latitudine che va dal 40° al 50° parallelo. La magia del 45° parallelo, visto come la perfezione della latitudine enologica, incrocia la zona vinicola di Bordeaux, mitigata dai fiumi Garonna e Dordogna e dal loro estuario della Gironda e famosa soprattutto per la produzione di vini rossi dal taglio bordolese, ovvero a base di merlot, cabernet sauvignon, cabernet franc e petit verdot. Proprio questi tanto decantati vini sono stati i protagonisti della serata del 18 ottobre al Novotel di Mestre, sotto la guida di Mariano Francesconi, Presidente di AIS Trentino nonché profondo conoscitore della viticoltura francese.

Una panoramica delle principali zone vitivinicole di Bordeaux che ha avuto inizio a Pomerol, una delle aree più piccole di questa regione, ma considerata fra le più famose e importanti. A rappresentarla lo Château La Pointe 2014 - Pomerol (uve: 85% merlot, 15% cabernet franc), che rotea nel bicchiere dando sfoggio di un luminoso rubino con variegature color granato. All’olfatto si percepiscono mora e confettura di mirtillo, leggera nota di liquirizia, la speziatura del pepe bianco e del tabacco biondo che ben si amalgama al frutto carnoso senza prenderne il sopravvento. Sopraggiungono poi note più selvatiche, cuoio, leggero boisé, un tocco di curry e vaniglia, incenso e note balsamiche. Al palato si avverte una buona struttura sorretta da freschezza e tannini ben integrati.

Lì vicino, lungo il corso del fiume Dordogna, si affaccia un’altra prestigiosa area vinicola, Saint Emilion, della quale abbiamo assaggiato lo Château Fombrauge 2012 – Saint Emilion Gran Cru Classé (uve: 77% merlot, 14% cabernet franc, 9% cabernet sauvignon). Si presenta alla vista con un colore della stessa tonalità del precedente ma molto più profondo. Diffonde sentori fruttati di ciliegia e cassis fino a toni più cupi che ripercorrono sensazioni terrose, tartufo, fieno, erba essiccata, torba, caffè. Grande freschezza gustativa ma meno lunghezza del precedente.

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Altra area di sicuro interesse è quella delle Grave, nota per la sua favorevole composizione del suolo formato da piccoli ciottoli morenici, sabbie e argilla. Esponente di una delle sue sottozone più celebri lo Château Carbonnieux 2014 – Pessac-Léognan Grand Cru Classé (uve: 50% merlot, 44% cabernet sauvignon, 4% petit verdot, 2% cabernet franc). Rubino tendente al granato, spazia dai sentori di ciliegia, prugna e violetta, alla speziatura delicata della cannella e dei chiodi di garofano, per terminare su note di tostatura di cacao e caffè. Al palato sorso rotondo e sapido, tannino levigato che ne accompagna una lunga persistenza.

A nord della regione, lungo l’estuario della Gironda, incontriamo il Médoc, le cui denominazioni sono rappresentate con il nome di alcuni comuni.

Per primo troviamo lo Château Sociando-Mallet 2012 – Haut-Médoc (uve: 55% cabernet sauvignon, 40% merlot, 5% cabernet franc) dal colore rubino, quasi granato, intenso e fitto. Esala note di prugna, vaniglia, tostatura, tabacco biondo e sentori balsamici. Al palato si esprime con elegante equilibrio, di buona persistenza.

Sempre del Haut Médoc assaggiamo lo Château du Tertre 2013 – Margaux 5ème Cru Classé (uve: 80% cabernet sauvignon, 10% merlot, 5% cabernet franc, 5% petit verdot), rosso granato di media trasparenza. Già dall’esame olfattivo si percepisce come non sia un vino che gioca sulla potenza, trovando come punto di forza una grande raffinatezza. Profumi di mirtillo rosso e speziature dolci di vaniglia e cannella, anticipano un sorso in cui morbidezza, sapidità e tannino avvolgono il palato in un elegante connubio.

Il successivo assaggio è lo Château Lagrange 2012 – Saint Julien 3ème Cru Classé (uve: 62% cabernet sauvignon, 32% merlot, 6% petit verdot). Sfumature rubino-granate anticipano profumi intensi di mirtillo nero, speziatura di pepe nero e noce moscata, leggera tostatura, nota ferrosa e sentore di resina. Al palato è un tripudio di freschezza, sapidità e tannino non invadente ma ben integrato.

Si continua con lo Château Ormes de Pez 2013 – Saint Estèphe (uve: 57% cabernet sauvignon, 34% merlot, 7% cabernet franc, 2% petit verdot) che nel calice sfoggia un luminoso granato compatto e vivace. L’olfatto si concentra su profumi di ciliegia, mirtillo, vaniglia, liquirizia, una nota di cacao con pezzetti di arancia candita, qualche traccia di balsamicità, china e grafite. La freschezza ha quasi il sopravvento su una sapidità che comunque è ben presente, il tannino è integrato nel sorso e si avverte soprattutto per la sensazione di secchezza. Persistente, grande sostanza estrattiva.

Ultimo assaggio dell’Haut Médoc e della serata, lo Château Haut-Batailley 2012 – Pauillac 5ème Cru Classé (uve: 70% cabernet sauvignon, 25% merlot, 3% cabernet franc, 2% petit verdot), un concentrato olfattivo che unisce profumi di prugna, note terrose e vegetali, cuoio, aromi speziati, la tostatura del caffè appena torrefatto, il tutto avvolto da un ricordo fumé. Al palato morbido, tannino levigato, sorso pieno e di spessore. Grande persistenza.

 

[foto di Bruno Bellato]

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