News / Vita associativa

Mr. President

Il ritratto di cinque presidenti di AIS Veneto che hanno lasciato un segno. Ognuno diverso, ognuno importante

Il 7 luglio 1965, un gruppo di professionisti milanesi, uniti da una profonda passione per l'enogastronomia, diede vita a quella che sarebbe diventata la più grande associazione di categoria nel mondo del vino: l'Associazione Italiana Sommelier (AIS). Quella scintilla iniziale ha alimentato un fuoco vivo, grazie al contributo di innumerevoli figure che, raccogliendo il testimone, hanno dato il via all'espansione e alla crescita dell'Associazione in tutto il Paese. A sessant'anni da quell'evento, abbiamo voluto ricostruire il contributo fondamentale del Veneto e dei suoi "padri fondatori".
I più giovani non hanno mai conosciuto questi personaggi, sentendone citare il nome solo nei racconti dei colleghi di lungo corso cresciuti al loro fianco. Ma se oggi, anche in Veneto, siamo la realtà di riferimento della Sommellerie, è perché, anno dopo anno, soci di ogni generazione hanno contribuito a renderla tale. Le loro esperienze personali si sono plasmate nel tempo, rafforzate dall'eredità di chi li ha preceduti, fino a diventare un patrimonio condiviso e la coscienza stessa dell'Associazione.
Cercheremo, quindi, di comprendere chi siamo oggi attraverso il racconto della storia di chi ci ha preceduto, concentrandoci su coloro che hanno guidato AIS Veneto negli anni del primo sviluppo. Molti si sono succeduti, offrendo contributi significativi anche a livello nazionale e internazionale. Trascureremo volontariamente i presidenti ancora attivi in Associazione, certi che vorranno rimandare il racconto della loro storia alla loro viva voce.

Il Contesto Storico
Non è semplice spiegare la capacità di AIS di attrarre migliaia di appassionati in un settore complesso e mutevole come quello del vino. Rileggere la storia dei nostri fondatori può aiutarci a ritrovare quel sottile filo conduttore che unisce le diverse esperienze personali, superando i decenni, e a far emergere le ragioni di un successo così duraturo.
Concentriamoci, dunque, sul momento in cui AIS Veneto muove i primi passi, esordendo sotto la guida di Angelo Serafin, considerato il fondatore del movimento in terra veneta.
Siamo alla fine degli anni '60, nel pieno della ripresa economica del dopoguerra. Il crescente benessere incide profondamente sulle abitudini degli italiani, trasformando i fondamenti della convivialità. La cucina non è più solo una questione di sostentamento, ma una matura ricerca del piacere dello stare a tavola, che esce dalla cerchia di pochi salotti privilegiati per assumere ora una connotazione più popolare.
In questa trasformazione, risulta determinante l'intuito di alcuni ristoratori illuminati, pronti a cogliere la nuova sfida e desiderosi di riqualificare la propria offerta. Inizia un fermento che vedrà l'affermarsi di straordinari anfitrioni della cucina in tutte le province, su tutti Dino Boscarato a Mestre. Il mondo del vino non resta a guardare, ed è singolare come in Veneto molti accademici dell'enologia, come Tullio De Rosa e Sante Bordignon, entrino subito in questo virtuoso gioco delle parti.
C'è un terreno fertile, insomma, su cui converge una straordinaria congiuntura di interessi. È in questa vasta prateria che si inseriscono i protagonisti della nuova Sommellerie, pronti a cogliere le istanze della ristorazione e a fare da ponte con il mondo del vino. Sono tutti professionisti preparati, spesso accomunati da una personalità molto forte, talvolta "ingombrante", profondi conoscitori della cucina e della sala, ancor prima che del vino.
La loro azione travalica i confini regionali, portandoli a confrontarsi con ristoratori, giornalisti e Sommelier più illuminati dell'epoca, alimentando anche qualche sana rivalità. L'AIS Veneto della prima stagione è probabilmente un consesso più corporativo che associativo, in cui i personalismi sono molto forti ma accettati, spesso persino apprezzati. Negli anni successivi la crescita esponenziale della base associativa fa emergere l'esigenza di una governance più partecipativa. Un'evoluzione che si affranca dagli anni '80 e trova pieno compimento in questo millennio.


Il colonizzatore
Angelo Serafin, classe 1928, trevigiano, è il primo Fiduciario di AIS Veneto , fondatore dell’Associazione alla fine degli anni '60. Alla sua formazione giuridica unisce le doti di fine osservatore, affinate nei viaggi in Francia.
È il "colonizzatore" dell'Associazione, piantando le prime bandierine nelle province e nominando i primi delegati, tra cui il giovane Gian Carlo Mazzi. Serafin è un grande divulgatore, un vero paladino dell'enogastronomia. La sua è una "cattedra ambulante" che lo porta a condurre eventi nei migliori ristoranti, spesso coadiuvato da figure accademiche del tempo. Insieme gettano le basi dell'abbinamento che in seguito Pietro Mercadini avrebbe codificato in AIS.
Questi appuntamenti, con la complice coreografia delle prime squadre di servizio, diventano ben presto un format di successo: dieci piatti e dieci vini in abbinamento, con la presenza, non di rado, di illustri critici come Luigi Veronelli o il friulano Isi Benini. Questa experience vincente miete nuovi associati. Serafin non disdegna di provocare i presenti con i vini del marchio Cantina Club, provenienti dalla sua attività di selezionatore.
Dinamicità, intraprendenza e schiettezza completano i tratti di una personalità molto forte, talvolta sfrontata. Non stupiscono le sue rivalità con Veronelli e, probabilmente, con Dino Boscarato. È amico del lombardo Aldo Comi e Franco Tommaso Marchi (segretario del Presidente AIS Colombani). Serafin promuove il Congresso AIS del 1986 al Lido di Venezia, che include anche uno dei primi congressi e concorsi mondiali.
Tra i suoi scritti, si ricordano i “Saggi di cucina veneta ed accostamento ai vini” e “Il vino visto da un sommelier”, uno dei primi testi completi per la formazione del Sommelier.
Un viaggio straordinario quello di Angelo, che si conclude lontano dal Veneto, in Kenya, con la sua scomparsa.

Il degustatore sopraffino
Gian Carlo Mazzi, veronese, classe 1950, entra in AIS nel lontano 1974. Studia a Losanna poiché, all'epoca, in Italia non esistono scuole professionali di livello nel settore alberghiero/ristorativo. Originario di Valeggio sul Mincio, terra di ristoratori, si mette subito in evidenza. Con determinazione, dopo le prime esperienze locali, brucia le tappe e diventa il giovane direttore di sala del Bacco d’Oro con la famiglia Zara.
È il primo delegato di Verona e il primo delegato eletto in Veneto (in precedenza i Delegati erano nominati). Cresciuto nelle fila di Angelo Serafin, gli succede come Fiduciario dal 1990, dopo un burrascoso cambio della guardia, e prosegue per un mandato e mezzo. Il secondo mandato è interrotto dalle sue dimissioni volontarie, a seguito dell'elezione come Consigliere Nazionale. All'epoca, ricordiamo, le elezioni regionali e nazionali si svolgono in modalità disgiunta.
In Consiglio Nazionale si occupa di Didattica, Statuto e Relazioni. Gian Carlo vanta in carriera anche una significativa presenza in ASI (Association de la Sommellerie Internationale) come Segretario Generale durante la presidenza di Giuseppe Vaccarini. Chi lo ha conosciuto, ne ricorda il profilo di un degustatore sopraffino, deciso e tagliente nella contesa, schivo di carattere ma sempre di grande generosità.

Il visionario
È impossibile condensare in poche righe la storia di un personaggio come Dino Boscarato. Per fortuna, ci ha pensato il figlio Marco, che ha recentemente pubblicato un libro sul padre e sull'epopea della Trattoria Dall’Amelia di Mestre. Battute a parte (e l'invito a leggere la presentazione nella rubrica della rivista dedicata ai libri), la vita di Dino è un concentrato di intraprendenza, visione e straordinaria capacità relazionale.
Sarebbe riduttivo limitarsi alla storia e alle doti di un ristoratore arrivato a Mestre dopo un'esperienza di successo in Cadore. C'è molto di più. Grazie a lui, Mestre diventa il centro della cultura, della politica e dello spettacolo, con i più grandi personaggi dell'epoca che fanno tappa dal “Sior Dino”.
Eppure è un ristoratore dal carattere riservato, persino un po’ timido, ma capace di avvicinare artisti e personaggi di ogni genere, ponendo la cultura e la convivialità al centro della sua tavola. Il senso di rispetto e di equilibrio che attraversava la sua celebre cucina del pesce supera i confini regionali, elevandolo in quella stretta cerchia di ristoratori che, in Italia, tra gli anni '60 e '70, avrebbero cambiato la storia della cucina e, non di meno, quella del vino.
Quasi scontate, verrebbe da dire, le sue frequentazioni con Franco Colombani e Jean Valenti, che a Milano muovono i primi passi di AIS, e, ovviamente, in Veneto con il coetaneo Angelo Serafin.
È Presidente AIS per ben tre trienni, dal 1981 al 1990, e Presidente ASI dal 1986 al 1990. È con lui che, nel 1984, AIS investe, acquistando (con un anticipo di quattro quote associative) la sede di Viale Monza. Uno straordinario crowdfunding, come si direbbe oggi, testimonianza dello spirito che anima la base associativa del tempo.
Pochi ricordano che è anche Fiduciario di AIS Veneto per un breve periodo, in chiusura del mandato di Giancarlo Mazzi, passato al Consiglio Nazionale AIS.

Il moderno
Anche Flavio Soranzo è una figura di riferimento nel panorama della ristorazione veneta, in particolare quella padovana, capostipite della famiglia che gestiva lo storico Hotel Ristorante Piroga a Padova.
Nato nel 1942 è il secondo Delegato di AIS Padova, ruolo in cui si spende a lungo nelle relazioni con tutte le associazioni di categoria per elevare il rango della cucina patavina e dei suoi prodotti di riferimento. Anche il vino dei Colli Euganei, grazie ai suoi stimoli, raccoglie la sfida, accompagnando la crescita dell'intero movimento gastronomico. È una figura moderna per l'epoca: il carattere deciso e pragmatico non gli impedisce di affermarsi come elemento di congiunzione tra gli operatori dell'accoglienza, del turismo e gli enti locali.
A riprova del suo contributo, nel 2002 gli viene assegnato il premio da A.R.G.A.V. (Associazione Regionale Giornalisti Agricoltura, Alimentazione, Ambiente, Territorio, Foreste, Pesca, Energie Rinnovabili).
Ricopre la carica di Presidente di AIS Veneto dal 2001 al 2003, un mandato chiuso prematuramente a causa di una tragica scomparsa, in seguito a un incidente stradale.

Il pragmatico
Pragmaticità e senso dell’organizzazione sono doti che non mancano a Dino Marchi, in parte derivanti dalla sua formazione scientifica. Sarebbe, tuttavia, riduttivo fermarsi solo a questo per una figura che ha lasciato un segno indelebile in AIS Veneto, sia come Delegato di Treviso sia, soprattutto, come Presidente, carica che ha ricoperto dal 2006 al 2013.
Nato a Treviso nel 1948, si forma alla corte dei primi grandi maestri dell’Associazione che ruotano nel Nord-Est. Anche lui, come tanti ristoratori del tempo, viene travolto dalla new age della cucina veneta, che sperimenta in prima persona nel ristorante di famiglia a Montebelluna.
A lui si deve un impegno particolare nella valorizzazione del territorio, che si concretizza grazie a una rete di relazioni con consorzi ed enti fino ad allora sconosciuta nell'Associazione. Con lui si consolida il progetto editoriale della rivista e vede la luce il primo embrione di quella che poi sarebbe diventata, anni dopo, la guida Vinetia.
A Dino è riconosciuta unanimemente la visione politica e la capacità di dare una forte identità all’Associazione regionale. Un merito che lo conduce, tuttavia, lentamente all'isolamento negli anni in cui l'epicentro politico di AIS è a Roma.
La malattia prima, e qualche incidente di percorso nell'amministrazione poi, lo indeboliscono fino alla fine anticipata del suo mandato, ma non scalfiscono minimamente il valore del suo contributo. Un Memorial a lui dedicato ci aiuta a ricordare il suo inesauribile slancio e l'eredità del suo impegno, in particolare per la crescita delle nuove generazioni.

 

Articolo originariamente apparso sul nuemro 2/2025 di Vinetia Magazine.
 

Pubblicato: 26 maggio 2026
Autore: Marco Aldegheri
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