News / Wine Experience

Aligoté: l'anima nascosta della Borgogna

sette interpretazioni, una Borgogna da riscoprire

di Laura Torchiaro

In Borgogna esiste un vitigno che per lungo tempo è rimasto nell’ombra dei suoi più celebri protagonisti, Pinot Noir e Chardonnay. Eppure l’Aligoté, nato dall’incrocio naturale tra Pinot Noir e Gouais Blanc e geneticamente “fratello” dello Chardonnay, custodisce una storia sorprendente e una personalità tutta da riscoprire.

A raccontarla è stato Mariano Francesconi, profondo conoscitore della Borgogna della quale ha imparato a riconoscere non soltanto i grandi nomi, ma anche le espressioni meno celebrate. La serata si è sviluppata attraverso un racconto ricco di riferimenti storici, esperienze personali e osservazioni maturate direttamente tra i vigneti e nelle cantine. Ne è emersa un’antica Borgogna viticola molto più variegata rispetto a quella attuale, nella quale altre varietà occupavano spazi importanti. Tra questi, l’Aligoté si distingue per freschezza, slancio gustativo e una sorprendente capacità di evoluzione che, con il trascorrere degli anni, ne rivela complessità e profondità espressiva.

Il contributo decisivo alla rivalutazione dell’Aligoté è arrivato nel 1997 dal riconoscimento dell’AOC Bouzeron, nella Côte Chalonnaise, unica appellazione comunale della Borgogna interamente dedicata a questo vitigno. Degustazioni di Aligoté con dieci, quindici e persino vent’anni di affinamento ne testimoniano, inoltre, la sorprendente longevità, rivelando una complessità e una ricchezza di sfumature difficilmente percepibili nelle espressioni più giovani.

È proprio questa prospettiva ad aver accompagnato la degustazione. Le sette etichette proposte, appartenenti alle annate dal 2021 al 2023, non potevano dimostrare direttamente una simile longevità, ma hanno consentito di comprenderne alcune premesse: in primis l'acidità e la capacità di trasformarsi lentamente nel bicchiere. L'ordine di servizio ha privilegiato un'alternanza di stili e personalità. Un percorso costruito per mettere in dialogo essenzialità e ricchezza, tensione ed eleganza, invitando più volte a tornare sui calici precedenti:

1. Nicolas Morin – Bourgogne Aligoté “Les Escrivains” 2021

Nicolas Morin adotta un approccio rigoroso in vigna, ispirato ai principi biologici e biodinamici, e una vinificazione a minimo intervento, con lieviti indigeni e senza filtrazione. Il vino si presenta luminoso, con note pepate, speziate e vegetali. Al palato sorprende per l’acidità particolarmente incisiva, che conferisce al sorso tensione e verticalità. Pur essendo il vino dell’annata meno recente, il 2021, è quello in cui l’acidità emerge con maggiore evidenza, a testimonianza della straordinaria freschezza che l’Aligoté sa conservare nel tempo.

2. Domaine Henri Naudin-Ferrand – Bourgogne Aligoté 2023

Claire Naudin interpreta l'Aligoté attraverso una filosofia di minimo intervento in cantina e un impiego contenuto di solforosa. Le vigne dell’età media di 26 anni sono oggetto di particolare attenzione anche attraverso soluzioni tecnologiche per proteggerle i vigneti dagli eventi climatici estremi. Nel calice il vino presenta una tonalità dorata, mentre il profilo olfattivo si apre progressivamente su sensazioni più dolci e avvolgenti. Con l'aumento della temperatura emerge il contributo del legno, presente ma ben integrato e mai preponderante. L'acidità rimane importante, pur risultando meno incisiva rispetto al vino precedente.

3. Domaine Gérard Julien & Fils – Bourgogne Aligoté “Les Creusottes” 2023

Un produttore conosciuto prevalentemente per i vini rossi che ha scelto di dedicare il proprio bianco all'Aligoté anziché allo Chardonnay. Una decisione significativa, soprattutto in Borgogna, che si traduce nella ricerca di maggiore ricchezza espressiva. La pressatura del grappolo intero, con un contatto tra mosto e parti solide, come una sorta di “pseudomacerazione”, contribuisce a delinearne lo stile. Il colore appare meno luminoso rispetto ai primi due campioni, senza raggiungere la tonalità dorata del Naudin-Ferrand. All'olfatto si riconosce una base dolce, accompagnata da un utilizzo del legno più evidente anche se mai invasivo. Il risultato è un vino dalla fisionomia piena e generosa.

4. Domaine Pierre Morey – Bourgogne Aligoté 2023

Una storia familiare profondamente legata a Meursault e una figura di riferimento della viticoltura borgognona. Dal 1988 al 2008 Pierre Morey è stato responsabile della vinificazione al Domaine Leflaive, maturando un'esperienza straordinaria nella produzione dei grandi bianchi della regione. La sua fiducia nell'Aligoté si esprime in un vino di grande rigore, nel quale l'acidità sostiene una struttura tesa ed essenziale. Un vino dalle notevoli prospettive di evoluzione, capace di esprimere pienamente la propria complessità anche dopo quindici o vent’anni di affinamento.

5. Domaine Michel Lafarge – Bourgogne Aligoté “Raisins Dorés” 2022

A Volnay, il Domaine Michel Lafarge rappresenta una delle realtà storiche della viticoltura borgognona, particolarmente apprezzata per le interpretazioni del Pinot Noir. La conduzione biodinamica e l'attenzione alle vecchie vigne caratterizzano anche il lavoro sull'Aligoté Doré. In degustazione emerge un'espressione di maggiore ricchezza, con una presenza del legno riconoscibile. Il vino cambia con l'ossigenazione, modifica i propri equilibri e richiede un assaggio paziente. Un esempio di quanto il tempo nel calice possa diventare parte integrante della lettura sensoriale.

6. Benjamin Leroux – Bourgogne Aligoté 2023

Considerato un enfant prodige della Borgogna, Benjamin Leroux ha costruito il proprio percorso attraverso esperienze prestigiose e una visione produttiva personale, attenta ai principi dell’agricoltura biologica e biodinamica. Il suo approccio privilegia la finezza espressiva rispetto all’esuberanza. L’Aligoté si distingue per uno stile particolarmente raccolto, nel quale nessuna componente prevale sulle altre. Ad emergere è soprattutto l’eleganza, qualità sottolineata più volte insieme alla precisione e all’armonia dell’insieme.

7. Sylvain Pataille – Bourgogne Aligoté “Les Auvonnes au Pépé” 2022

Sylvain Pataille, figura originale della Borgogna contemporanea e interprete di Pinot Noir dalla forte personalità, ha dedicato all'Aligoté un'attenzione particolare, valorizzandone anche le vecchie vigne e le differenti provenienze parcellari. Nel calice il colore è più ricco e anticipa un'espressione di maggiore ampiezza e consistenza. È un Aligoté che si allontana decisamente dall'idea di un bianco sottile e immediato, mostrando una personalità generosa, articolata e riconoscibile.

Tre formaggi dalle caratteristiche differenti hanno offerto l’occasione di esplorare le potenzialità dell’Aligoté nell’abbinamento gastronomico. Un caprino a latte crudo di Follina, ha introdotto il confronto con una materia prima dalla spiccata identità territoriale. Il Délice de Bourgogne, formaggio vaccino a crosta fiorita dalla consistenza particolarmente cremosa, ha trovato un abbinamento armonico con il Benjamin Leroux: l'eleganza e la freschezza del vino hanno accompagnato la ricchezza del formaggio senza sovrastarla. Infine, il Brie fermier, anch'esso a crosta fiorita, ha proposto sensazioni più evolute, con un caratteristico richiamo al fungo porcino. Particolarmente riuscito l'incontro con il Sylvain Pataille, la cui maggiore ricchezza espressiva ha saputo sostenere la complessità aromatica del formaggio.

Pubblicato: 19 ottobre 2026
Provincia: Venezia
Condividi