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domenica 29 ottobre

I Cru del Trento DOC

Storia e territorio delle bollicine di montagna

Alberto Cinetto

Se è vero che “ogni scarrafone è bello a mamma sua”, è anche vero che nessuno può descrivere la particolarità e complessità di un territorio come chi ci vive e lo ama, da sempre.

Ecco perché abbiamo affidato questo compito ad un "Trentino DOC" come Roberto Anesi: Delegato AIS Val di Fiemme e Fassa, “futuro” miglior Sommelier d’Italia 2017 (questo articolo è stato scritto proprio nel giorno della conquista di questo importante riconoscimento, un paio di settimane dopo l’evento, e per questo perdonerò il buon Roberto per non avermi mandato le slide della sua interessante presentazione).

Per prima cosa voglio sottolineare come la vicinanza, e forse anche l’abitudine alla frequentazione delle località più turistiche del Trentino, mi avessero portato ad un approccio abbastanza superficiale rispetto alla grande diversità delle varie aree vitivinicole protagoniste di questa DOC; pur conoscendo l’Ora e il suo benefico influsso sulla coltivazione della vite in Trentino, non mi ero mai soffermato ad analizzare come la sua combinazione con le caratteristiche pedo-climatiche del territorio offra al viticoltore un assist importante nel realizzare una delle più affascinanti bollicine metodo classico del nostro Paese.

Una curiosità: fino ai primi anni ’70 la viticoltura del trentino vedeva una predominanza dei vitigni a bacca rossa: l’esatto contrario rispetto a quello che si riscontra oggi. In questo scenario, un giovanotto appena uscito dall'Imperial Regia Scuola di Agricoltura di San Michele all’Adige decide di perfezionarsi in Francia e di importare in Italia le barbatelle che, in Champagne, servivano per realizzare le bollicine più famose del mondo.

Oggi la “scommessa di Giulio” si può dire definitivamente vinta e addirittura i cambiamenti climatici sembrano agevolarla ulteriormente, spostando l’isoterma 10 verso Nord, offrendo nuovi territori alla coltivazione della vite.

Ed ecco quindi i Cru del Trento DOC ed i vini che Roberto Anesi ha scelto per rappresentarli.

Val di Cembra: terreni molto variegati ma soprattutto ricchi di porfido e calcare dolomitico, danno origine a vini “verticali” caratterizzati da grande acidità e mineralità.

Trentodoc Moser Brut Nature Maso Warth 2011 100% chardonnay, 60 mesi sui lieviti

Trentodoc Opera Nature 2010 100% chardonnay, 40 mesi sui lieviti

Valle dell’Adige: terreni calcarei con buona escursione termica garantita dalla presenza dell’Ora. Qui si coltiva anche il Pinot Nero.

Trentodoc Abate Nero Domini 2011 100% chardonnay, 60 mesi sui lieviti

Trentodoc Maso Martis Dosaggio Zero Riserva 2012 70% pinot nero, 30% chardonnay, 48 mesi sui lieviti

Val Lagarina: Terreni limacciosi vicini al lago di Garda, altitudine tra 250 e 450 metri.

Trentodoc Letrari Dosaggio Zero Riserva 2010

Valle dei Laghi: terreni marnosi e alluvionali, ottima esposizione e benefico influsso regolatore del Garda.

Trentodoc Pisoni Riserva Extra Brut 2008

Infine una gradita sorpresa: il nuovo nato di casa Ferrari, il “Perlé Zero”, una cuvée intrigante e complessa assolutamente da non perdere.

Non ho volutamente dato le note di degustazione per questi splendidi vini. L’appuntamento per tutti è fissato per sabato 18 novembre 2017 al Muse di Trento per Bollcine sulla Città con la possibilità di degustare le oltre 120 etichette dei 48 produttori soci del Consorzio Trento DOC.

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