Sotto il vulcano...i vini del Vesuvio
No se nace en vano al pie de un volcàn, si dice ad Arequipa, città peruviana sovrastata dall’imponente vulcano El Misti. Si vuol intendere che il pericolo, la trepidazione per un eventuale risveglio contribuiscono a forgiare il carattere; gli sconvolgimenti causati dall’attività eruttiva affinano la capacità di adattamento alle nuove situazioni e stimolano gli ingegni all’utilizzo di nuove ricchezze.
È così anche alle falde del Vesuvio; a beneficiare di una situazione di rischio incombente e delle risorse conseguenti non sono solo gli umani, ma anche la fauna e la flora locali. Si è così creata la biodiversità che caratterizza il territorio e ne costituisce il pregio.
Questo il focus della serata che ha concluso il programma eventi per il 2025 di AIS Padova. Ernesto Lamatta, delegato AIS Vesuvio, profondo conoscitore e amante della sua terra, ha illustrato il viaggio alle pendici del monte e l’incontro con le specialità locali.
Il Vesuvio è uno stratovulcano, costituito dalla sovrapposizione di vari strati di lava solidificata, tefra, pomice e ceneri vulcaniche, attualmente raggiunge l’altezza di 1281 m slm. La morfologia attuale deriva dalla fusione con un altro vulcano, il monte Somma che arrivava a 2800 m slm, crollato a seguito di più eruzioni, la più famosa quella del 79 d.c. Con i suoi 39.000 anni è da considerare un vulcano giovane, anche se l’attività vulcanica iniziò 400.000 anni fa. È classificato un vulcano quiescente: la più recente eruzione risale al 1944.
L’area vesuviana è distribuita su circa 100.000 km² e comprende 18 comuni, in ciascuno dei quali si pratica la viticoltura, ad altitudini che vanno dai 50 ai 700 m slm. Sono però i 3 comuni a sud, Trecase, Boscotrecase e Terzigno quelli a maggior vocazione. Qui troviamo circa 80 ettari di vigneti sui 400 totali. Il suolo e il sottosuolo sono resi fertili dalla tefra: lo spesso strato polveroso di lapilli che evolve in tufo pozzolano che garantisce drenaggio, protezione termica alle radici e scambio di ossigeno. Il substrato poroso consente alle radici di penetrare in profondità attraversando strati ricchi di minerali di varia natura. Su questi terreni alloggiano e danno ottimi frutti viti centenarie e a piede franco.
La conformazione dell’area, che si apre in un abbraccio verso il mare, crea una sorta di tunnel naturale del vento che consente lo scambio termico e preserva l’integrità degli acini nebulizzati dalla salsedine: il “fruscio”.
Principali vitigni tradizionali: piedirosso, affiancato da aglianico e il bianco caprettone, oltre a catalanesca e falanghina.
Questi terreni fertili producono anche altre eccellenze alimentari: pomodoro del piennolo, cavolo torzella, friariello, patata, pisello centanni.
Abbiamo degustato una ricca selezione di vini Vesuvio Lacryma Christi DOC, nelle sue diverse espressioni, e non solo…
● Pietrafumante Vesuvio Spumante 2022 - CASA SETARO da sole uve caprettone. Il Metodo Classico che non ti aspetti: ha il colore e la luminosità del sole, i profumi penetranti della pendice del monte, i sapori del mare difronte.
● Summa Catalanesca del Monte Somma 2023 - CANTINE OLIVELLA Un’ascesa al vigneto più alto del Vesuvio, a 650 m slm, erbe mediterranee, ginestre, nespole, salsedine.
● Lacrimabianco Vesuvio Lacryma Christi Bianco 2024 - CANTINE OLIVELLA 80% caprettone, 20% catalanesca. Freschezza e nota vagamente amaricante agevolano il riassaggio.
● Vesuvio Lacryma Christi Bianco Superiore 2024 - CANTINA DEL VESUVIO Solo caprettone. Una nota di talco che evolverà in più deciso idrocarburo, equilibrio al sorso, notevole la persistenza.
● Vigna Lapillo Vesuvio Lacryma Christi Bianco Superiore 2023 - SORRENTINO Dall’azienda di nonna Benigna, una declinazione vigorosa: sentori rubati ad una terra arsa, sapori di mare grosso e vento impetuoso.
● Pompeii Pompeiano Bianco 2023 - BOSCO DE' MEDICI Caprettone in purezza. Profondo, elegante. Il fuoco del vulcano incontra la terracotta georgiana che riesce a mantenere fresco il sorso.
● Vigna del Vulcano Vesuvio Lacryma Christi Bianco 2022 - VILLA DORA Caprettone 80%, falanghina 20%. Profluvio di stuzzicanti erbe aromatiche; il vigneto a pergola vesuviana garantisce sole e ventilazione; impronta salmastra.
● Vesuvio Lacryma Christi Rosato 2024 - CANTINA DEL VESUVIO Tipici marcatori del piedirosso in purezza: arancia sanguinella, geranio, piccoli frutti rossi, un pizzico di pepe.
● Lavarubra Vesuvio Lacryma Christi Rosso 2024 - BOSCO DE' MEDICI piedirosso 80%, aglianico 15%. Un rosso che non conosce legno. Traspare una nota ferrosa, il tannino è delicato.
● Vesuvio Lacryma Christi Rosso 2023 - VILLA DORA Una vecchia pergola in cui il piedirosso è affiancato da qualche pianta di aglianico: un blend naturale che si presenta morbido, strutturato, complesso nei profumi.
● Don Vincenzo Vesuvio Lacryma Christi Rosso Riserva 2021 - CASA SETARO piedirosso 70%, aglianico 30%. In omaggio al papà del proprietario, un vino in evoluzione e da evoluzione. Profumi maturi, struttura robusta, nel contempo elegante e ancora fresco.
● Vigna Lapillo Vesuvio Lacryma Christi Rosso Superiore 2020 - SORRENTINO piedirosso 80%, aglianico 20%. Tipicità varietale, con i marcatori del piedirosso già evoluti, e tipicità territoriale: terra e mare. Struttura e leggerezza nella beva.
L’assaggio di altre specialità ha consentito di concludere la serata con il gioco degli abbinamenti:
- mezzi paccheri conditi con olio e pomodorino del piennolo -da “schiattare” sotto la forchetta-;
- panettone prodotto con un lievito madre ventenne: una nuvola di sofficità e fragranza, accompagnato da un liquore artigianale dolce a base di pomodoro, basilico, peperone.
Un inno alla “vesuvianità”. La passione che Ernesto trasmette, discende dalla conoscenza di ciò che lo circonda. Accogliamo il suo invito per riconoscere ed apprezzare le nostre ricchezze: «affacciatevi alla vostra finestra!»