con la collaborazione di Silvia Elena Trevisan
Non è servito il passaporto giovedì 19/2 a Vicenza per attraversare quattro continenti e sei diverse latitudini vitivinicole. Sotto la guida sapiente di Roberto Cipresso, del suo carisma e della sua profonda conoscenza del terroir, la nostra sala si è trasformata in un vero e proprio atlante esperenziale e sensoriale. Roberto Cipresso non è semplicemente un enologo. È un notissimo winemaker visionario, un consulente strategico di fama mondiale e, soprattutto, un vero e proprio alchimista del "Terroir".
La sua leggenda nasce a Montalcino, dove fin dal 1987 ha firmato alcuni dei Brunello più premiati e iconici della storia ilcinese, collaborando con veri Geni del Brunello, uno su tutti, il compianto Gianfranco Soldera, dell’ Azienda Case Basse di Gianfranco Soldera.
Ma un talento come il suo non poteva essere confinato in un solo luogo e/o in un solo vitigno, sarebbe stata una contraddizione in termini con il Suo essere profondo..
Il suo è stato, e continua ad essere, un cammino che lo ha portato a lasciare la sua impronta in territori anche rivoluzionari: dall'Argentina all'Armenia, dalla Francia all’Italia, da Maiorca (Spagna), fino alla California.
Ma cosa rende il suo approccio così unico e ricercato in tutto il mondo?
È una filosofia basata sull'ascolto, sul privilegiare il “Terroir “, dando sempre meno enfasi al vitigno. La specificità del Brunello di Montalcino non è giocata sul vitigno Sangiovese, è essere Brunello di Montalcino. Incidentalmente questa filosofia corrisponde alla direttiva europea OCM vino (Organizzazione Comune del Mercato vitivinicolo), che lui ne ha anticipato nel concetto.
Laddove altri impongono una firma, lui cerca un dialogo con la terra.
Laddove altri cercano la perfezione tecnica, lui insegue l'autenticità.
Laddove altri percorrono la via larga e facile dell'omologazione, lui pone la sua persionalità.
La sua missione, immutata da quasi quarant'anni, è sempre la stessa: non imporre uno stile omologato, ma ascoltare l'anima di un luogo e tradurla in vini di straordinaria eleganza.
Interessante la sua lezione sull'uso della barrique come strumento di precisione attraverso il quale ottenere risultati ripetibili, codificabili in protocolli gestibili da collaboratori anche senza la sua presenza costante e sulla constatazione che più il terreno e antico (nelle pre cordigliera delle ande, 400.000 anni) più gli elementi chimici dei minerali sono elettromagneticamente disponibili per le radici delle viti.
Dalle pendici dell'Ararat ai suoli vulcanici di Maiorca, passando per l'eleganza francese e la potenza argentina: ogni calice è stato il tassello di una storia, un'espressione purissima di identità e visione enologica.
Ecco le tappe del nostro viaggio nel bicchiere:
Prensal Blanc – Mallorca, Spagna: la brezza del Mediterraneo racchiusa in un vitigno autoctono con ricordi ischitani e dell' ansonica.
Pinot Noir – California, USA: la precisione tecnica e il frutto generoso del Nuovo Mondo
Pommard – Borgogna, Francia: l'eleganza austera e la complessità intramontabile del Pinot Nero europeo.
Areni – Vayots Dzor, Armenia: un vitigno a noi sconosciuto, ritorno alle origini del vino, tra storia millenaria e fascino ancestrale, con una suggestione si amarena sottospirito, spaziale.
Brunello di Montalcino – Toscana, Italia: il portabandiera del Made in Italy, nobile, profondo e territoriale
Pachamama – Valle de Uco, Argentina: l'energia d'alta quota e il carattere unico e indomabile del Malbec d'autore
Un ringraziamento speciale va a tutti i soci e appassionati che hanno riempito la sala con la loro curiosità ed entusiasmo e a Francesco Salano per la dedizione nell'organizzare questa splendida esperienza.
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SPAGNA - MALLORCA - Prensal blanc
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ITALIA - Brunello di Montalcino
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FRANCIA - BORGOGNA - Pommard
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CALIFORNIA - Pinot Noir
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ARMENIA - Areni
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ARGENTINA - Pochamama
Foto di Silvia Elena Trevisan