La Francia Nascosta
AIS Venezia ha ospitato al Novotel di Mestre la seconda parte del seminario di Alta Formazione dedicato alla "Francia Nascosta”, i terroir meno celebrati d'oltralpe.
Dopo aver esplorato la Savoia e il Beaujolais, il viaggio tra le pieghe più autentiche e meno "nominate" del vigneto francese è giunto al suo culmine con il Sud-Ovest e la Languedoc-Roussillon.
A condurre la serata, ancora una volta, Stefano Berzi, Miglior Sommelier d’Italia 2021, la cui narrazione è stata capace di intrecciare la precisione del dato pedoclimatico con l’epica di territori che per secoli hanno lottato per la propria identità.
La resilienza dell’Haut Pays, il "Privilège de Bordeaux" ed il calore del Mediterraneo
La prima parte della serata è stata un’immersione nel Sud-Ovest (Sud-Ouest), una regione che Stefano Berzi ha definito come un "mosaico di resistenza". Storicamente, questi territori situati nell’entroterra — l’Haut Pays — hanno dovuto subire il cosiddetto Privilège de Bordeaux: un accordo commerciale che impediva ai vini della zona di essere venduti tramite il porto di Bordeaux prima che le scorte locali fossero esaurite. Questo isolamento forzato ha però permesso la conservazione di un patrimonio ampelografico unico, fatto di vitigni autoctoni rari e suoli dalla forte personalità.
Dalle "boulbènes" di Fronton (sabbie silicee e argille che regalano eleganza alla Négrette) ai terreni calcarei di Cahors, fino alle spettacolari terre rosse, i "rougiers" di Marcillac, Berzi ha illustrato come la geologia condizioni profondamente il calice. La seconda parte del seminario si è poi spostata verso il calore del Mediterraneo, nel Roussillon, dove gli scisti e la vicinanza dei Pirenei creano le condizioni per vini di incredibile materia e sapidità, lontano dagli stereotipi dei vini "del sud" muscolosi e stanchi.
La Degustazione: otto espressioni di anima pura
1. Jurançon Sec "La Part Davant" 2024 - Camin Larredya (Petit Manseng) Un bianco dalla trama dorata che nasconde riflessi di estrema gioventù. Al naso è un caleidoscopio: note tropicali si alternano a sbuffi vegetali di erbe da cucina, fiori gialli e una caratteristica punta di zolfo. In bocca l'effetto è "wow": una lama affilata che smentisce la morbidezza del naso. Salato, stretto, con un aroma di cappero e una pulizia estrema. Un vino così verticale da poter essere servito quasi provocatoriamente dopo i rossi.
2. Cahors "Les Escures" 2024 - Mas del Périé (Malbec) Fabien Jouves interpreta il Malbec con una modernità spiazzante. Di colore violaceo, offre un naso acidulo e macedonia di frutti rossi freschissimi. È un vino linfatico, vegetale, con note di pepe, chiodi di garofano e un accenno ematico. Il sorso è asciutto, dominato da un tannino verde e "da raspo" che ricorda l'infuso di tè nero. Un vino che gioca tutto sulle durezze e sulla verticalità.
3. Fronton "Tot Quo Co Cal" 2019 - Domaine Plaisance (Négrette) Qui la Négrette mostra la sua evoluzione con riflessi granati e una fittezza cromatica importante. Il naso è posato: emergono eucalipto, spezie balsamiche, confettura di agrumi, tabacco e cioccolato fondente. Al palato è rotondo e ricco, con un volume d'ingresso imponente che però si stringe in un finale di bellissima freschezza minerale.
4. Roussillon "Gambe Lunghe" 2024 - Domaine Vento (Grenache Blanc, Macabeu) Un bianco dorato intenso, lievemente appannato (segno di una vinificazione non invasiva). Dopo un'iniziale nota volatile, si apre su mela cotogna, agrumi e spezie dolci. Il sorso è quasi masticabile, "un succo di frutta" polposo con un finale fumé di tabacco biondo e un netto residuo salino che pulisce il palato.
5. Roussillon "Supernova" 2024 - Danjou Banessy (Moscato d'Alessandria) Un vino che fa della macerazione (un mese) la sua forza. Colore oro antico, profuma di tè alla pesca, albicocca e muschio. Il profilo è balsamico, incorniciato da rosa, citronella e lime. Il sorso è voluminoso, pieno di materia e consistenza, un'interpretazione magistrale del Moscato fuori dai canoni classici.
6. Banyuls "Odin" 2023 - Bruno Duchene (Grenache, Tempranillo, Syrah, Carignan) Rubino con riflessi violacei, al naso presenta una leggera riduzione che evolve verso note di sottobosco, china, rabarbaro e pepe verde. La mora croccante accompagna una leggera CO2 che rende il palato centrato, fresco e di estrema bevibilità.
7. Maury "Foun del Bosc" 2021 - Mas Guallar (Carignan) Un naso maturo ed elegante: ribes, mora, coriandolo, cardamomo e dragoncello. Il sorso è complesso, con richiami alla polvere di caffè, alla liquirizia e a note chinate. Un equilibrio perfetto tra le morbidezze del frutto maturo e le durezze di un tannino fine e di una spinta acida ancora vibrante.
Il finale a sorpresa: l’emozione del tempo
La serata si è chiusa con un colpo di scena orchestrato da Stefano Berzi. Un vino servito alla cieca, coperto da un sacchetto, che per complessità e vigore molti avevano stimato intorno ai vent'anni di età. Una volta svelato, lo stupore ha colto l’intera platea: un Rivesaltes 1974 del Domaine Fontanel. Cinquant'anni di storia in un calice ancora capace di emozionare per integrità e profondità, degna conclusione di un seminario che ha celebrato l'anima più vera della Francia.
AIS Venezia, con questo secondo atto, conferma l'importanza di approfondire i territori "minori", ricordandoci che la grandezza di un vino non risiede solo nel blasone, ma nella capacità di raccontare con sincerità il luogo da cui proviene.