Bordeaux – Fascino aristocratico
Prima parte
Lo scorso 28 marzo Samuel Cogliati Gorlier ha condotto il Seminario di alta formazione di Ais Veneto, un approfondimento di raro spessore su Bordeaux, territorio che da secoli è considerato una pietra miliare dell’enologia mondiale e a cui la Francia del vino deve la sua fama.
Situato nel quadrante sudoccidentale a cavallo del 45° parallelo, è affacciato sull’Oceano Atlantico e attraversato diagonalmente dai fiumi Garonna e Dordogna che a nord della città omonima si uniscono, formando l’ampio estuario della Gironda. Rappresenta ancora la superficie vitata di Francia con la maggiore estensione ad appellation contrôlée, anche se, a causa della crisi commerciale, negli ultimi anni la superficie è scesa da 120 mila ettari a poco sotto i 100 mila.
“Non è tra i territori di moda, nonostante la fama e la storia” ha esordito Samuel, ricordando come il modello stilistico del grande vino rosso di struttura e da invecchiamento a base di merlot e cabernet sia divenuto internazionale proprio grazie al polo di irradiamento di Bordeaux: basti pensare alla straordinaria fama del taglio bordolese in Italia. Diversamente dalla Borgogna, i vini si producono con assemblaggi e non da monovitigno, inoltre, al centro della comunicazione territoriale, più che il luogo, la vigna o la denominazione ( le AOP sono 64) conta il nome della proprietà (Château o tenuta).
La varietà più coltivata è il merlot (66%); seguono il cabernet sauvignon (22,5%), il cabernet franc (9,5%) e le altre varietà: petit verdot, malbec e carmènere (2%).
Il viaggio nel Bordolese, grazie alla competenza e alla verve narrativa di Samuel, ha permesso di cogliere gli aspetti pedoclimatici, storici e stilistici delle diverse aree: dalla Rive Gauche della Garonna (Médoc, Saint-Estèphe, Pauillac, Saint Julien, Margaux, Haut Médoc) alla Rive Droite della Dordogna (il Libournais con l’importante diffusione del merlot post fillossera e la crescita di Pomerol e Saint- Émilion), per concludere con Le Graves, considerato luogo di nascita dei grandi Bordeaux (Graves e Pessac-Léognan).
Di grande interesse anche l’excursus storico sul Classement dei vini: da quello del 1855, approntato in occasione dell’Esposizione Universale di Parigi e che ebbe le premesse nel 1647 con Graves e Médoc già al vertice, fino ai più recenti Crus Bourgeois e Crus Artisans.
La degustazione alla cieca di14 vini ha completato il viaggio in modo mirabile.
Se si è toccato con le papille l’indiscutibile “fascino aristocratico” dei grandi rossi, non è stato da meno scoprire il volto più nascosto degli impeccabili vini bianchi secchi e degli straordinari vini dolci, con al vertice i botritizzati del Sauternais.
La degustazione - La Rive Gauche e la Rive Droite
Château Poujeaux 2020 Aop Moulis-en-Médoc
Situata all’interno, rispetto alle AOC costiere della Rive Gauche, Moulis prende il nome dai mulini a vento presenti sul territorio fin dall’epoca medioevale e ben rappresenta la composizione dei suoli del Médoc: argillo-calcarei su ciottoli di origine fluviale.
Questo vino apre le danze dando subito l’idea di cosa sia la “sfida della finezza” dei grandi Bordeaux. Rubino quasi impenetrabile, ha una palette olfattiva compatta ma educata: note affumicate, liquirizia, dolcezza del frutto profondo di ribes nero, elegante vegetale di valeriana. Al centro della scena gustativa la freschezza, che non è unicamente questione di acidità, ma anche di tannino stimolante, qui ben avvertibile ma satinato.
Samuel: “Vino pieno ed espressivo, dall’eleganza prodigiosa, da servire a 15 gradi e non di più”. Concordiamo: è un esempio di computa ed elegante maturità, ma mai sopra le righe di una sovramaturazione. Un vino ancora adolescente.
CS 54%, M 40%, PV 6%, (CF 0%), viti di 30 anni su terreni di limo e sabbia su ciottoli.
Château Pontet-Canet 5e GCC 2020 Aop Pauillac
Regno del cabernet sauvignon, Pauillac è una delle più prestigiose denominazioni d’origine al mondo, con i suoi rossi archetipici, concentrati, con tannini importanti.
Lo scorrere del tempo li rende tra i più complessi e longevi del pianeta.
Interpretazione diversissima della stessa annata rispetto al precedente. Rubino più vivace, appare più diluito, meno pronto ma suadente al naso: note empireumatiche, idrocarburi e un accenno di goudron, la nota che marca i grandi Bordeaux. Vino di volume, con un tannino ancora irregolare. Al palato si avverte la trama increspata, ma anche uno spessore sapido che solo nel finale lascia spazio alla dolcezza.
Samuel: “È un vino che va ancora alla scuola media e non sta pensando a cosa farà da grande. Non è autoevidente ma va spiegato, si sta costruendo”. La sapidità lo spinge all’ orizzonte del 2050 – 2070: i grandi rossi di Bordeaux durano (almeno) quanto la vita di un essere umano.
CS 60%, M 32%, CF 4%, PV 4%, viti di 50 anni su graves da terrazzi alluvionali, limo-sabbia.
Planquette 2022 Vin De France
Questo Vin de France - precedentemente un Aop Mèdoc – offre un rubino violaceo e un naso selvatico, penetrante e profumatissimo: macchia mediterranea, fiori e spezie orientali, con prevalenza del chiodo di garofano, poi accenni animali e leggeri tocchi solfurei. Al palato è diretto, dinamico, quasi scalpitante. L’acidità cristallina si confonde con la salinità.
Samuel: ” Il suo fascino sta nel non far capire se sia totalmente secco, ha una vinosità cantinosa, è irriverente, con un finale senza mediazioni, come una discesa in skateboard”.
CS 48%, M 48%, PV 4% su terreno argilloso- calcareo
Château Gazin 2019 Aop Pomerol
Il viaggio continua sulla Rive Droite, nella parte nord di Pomerol. Il rubino luminoso mostra accenni carminio. La palette olfattiva è ricca: foglie macerate, erbe officinali, note ferrose, poi maraschino, note di zucchero a velo, pasticceria. Cambia costantemente nel bicchiere ed è il primo della sequenza che rivela un lentissimo lavoro di ossidazione verso la complessità di un vino non giovane. L’incedere si fa via via più elegante e regale, con speziature gentili, cera d’api e pelletteria. La trama tannica e la sapidità modellano un sorso saporito e carnoso ,con un finale di pomodorino essiccato di grande classe.
Samuel: “Ha tratti teneri e gentili, comunicando serenità, generosità e rilassatezza”.
M 88,5%, CS 7%, CF 4,5% - viti di 35 anni su graves con sottosuolo di argille e ossido di ferro.
Cos di Estournel 2e GCC 2018 Aop Saint -Estèphe
Si ritorna per un attimo sulla Rive Gauche con questo vino che si mostra di un rubino violaceo compatto, ed è più contratto all’olfatto del precedente, offrendo eleganza e una dolcezza patinata. Affiorano sensazioni marine, di salsedine e poi piccoli frutti maturi, mora, mirtillo, tracce vanigliate e un cenno di surmaturzione. Bocca di grande concentrazione e profondità materica: è un Bordeaux del XXI secolo (segnato dal global warming). Dolcezza e maturità tannica cesellano una morbidezza del sorso ovattata ma dinamica.
Samuel: “Profondo e di grande classe, potrebbe sembrare un vino pronto per il suo equilibrio palese e quasi scontato, ma si esprime al 30% e gli servono almeno altri 15 anni perché non imploda nella polpa e si distenda.”
CS 74%, M 23%, CF 2%, PV 1% - viti di 55 anni su sabbie e limo su ciottoli di Wurm.
Château Moulin Pey-Labrie 2016 Aop Canon-Fronsac
Si ritorna sulla Rive Droite nell’appellation Canon- Fronsac, piccola perla del Libournais. Rubino con riflessi amaranto, mostra una particolare eleganza olfattiva, con note sfumate del quadro vegetale: spinacio crudo, carciofo alla romana, cicoria, fiori di campo essiccati, con evocazioni amare e dolci, di torroncino e cacao. Poi sapone di Marsiglia, tabacco caraibico e un meraviglioso dettaglio del frutto di prugna essiccata. Setoso e levigato offre un tannino vivissimo e leggermente rugoso che dona una balsamicità rinfrescante.
Samuel: “Un vino elegantissimo e lungo nelle tonalità amare in chiusura di bocca; è entrato nella sua fase migliore ma durerà ancora almeno un decennio”.
M 95%, Ma 5%, viti di 65 anni su terreno argilloso-calcareo.
Clos Fourtet 1er GCC « b » 1995 Aop Saint- Émilion Grand cru
Frutto di un’annata bella ma non memorabile. Granato che vira all’aranciato, è di grande eleganza e complessità olfattiva: compassato nell’offrire al naso dapprima note floreali di glicine e gelsomino, poi di coriandolo e dolci spezie orientali, e infine note più evolute, solfuree, di metano e di camino spento. Chiude con cenni caseari di crosta di Asiago vecchio. Al sorso è linfatico, sgranato e progressivo, molto saporito e persistente.
Samuel: “ è un vino autoevidente, aperto e loquace, profondo, profumato. Un Bordeaux della tradizione, di un’epoca precedente al riscaldamento climatico, che mostra un bell’equilibrio tra levigatura, morbidezza, dolcezza tannica e una sottile vena rustica nel vegetale elegantissimo”.
M 85%, CS 10%, CF 5% viti su alto versante, argilloso-calcareo
(percentuali delle varietà non certificate)