REVOLUCIÓN PRIORAT!
Gruppo redazione Treviso
Viaggio in una delle denominazioni vinicole più importanti della Catalogna, dove la “llicorella”, l’ardesia, segna stile e identità
Quello che stupisce è la scorrevolezza: risuona più e più volte nella serata, mentre alla vista, nei calici, ci sono soprattutto vini rossi, spesso corposi, potenti, complessi. Ma anche le altre tipologie presentate (bianco, rosato e ranci) hanno contribuito a disegnare quello che è un variegato panorama enologico. È la sorpresa della denominazione Priorat: provincia di Tarragona, due ore di auto da Barcellona, anima catalana in ogni fibra dei vigneti e dei vignaioli.
Portarla in Italia è stata una piccola grande sfida per la delegazione di AIS Treviso, nell’evento guidato da Federico Cocchetto. “Il Priorat è una cosa magica”, ha spiegato d’impeto Jordi Olivella, sommelier catalano già conosciuto in occasione dell’evento Corpinnat, e alfiere appassionato di tutta la Catalogna, accompagnando la serata.
Perché il Priorat è una terra di vini che merita il suo posto fra le eccellenze europee, in primis grazie a “Los 5 Magnificos”, i cinque produttori che hanno dato impulso alla denominazione “facendo la rivoluzione”, alla fine degli anni Ottanta, e cioè ridando vita a una tradizione quasi millenaria, falciata dalla fillossera, e puntando in alto, per qualità e prezzi. Una missione oggi portata avanti da più di un centinaio di piccole cantine, che possono identificare i vini dal villaggio al singolo vigneto fino alle punte di eccellenza: “Els Noms de la Terra”, il nome della terra, potrebbe essere uno slogan, ma è soprattutto l’assioma di classificazione della DOQ per riconoscere il territorio nel vino che vi si produce.
Ci sono tre parole chiave, nel Priorat: la prima è llicorella, e cioè quell’ardesia in scaglie che si trova ovunque nel terreno, e costringe la vite a cercare l’acqua in profondità. E poi ci sono garnatxa e carinyena, i due vitigni più diffusi e identitari. La viticoltura è eroica: terrazze e costoni pendenti anche oltre il 30 e fino al 60 per cento. Il clima, perfetto: estati e inverni con grandi escursioni termiche, primavere e autunni piovosi e umidi.
La sorpresa, tutta da scoprire, è quella che si versa nei calici.
In degustazione
LA CONRERIA - Les Brugueres - 2024 (bianco da garnatxa blanca)
Al naso si distingue un frutto verde, acerbo, accompagnato da balsamicità e una parte di fumo. Al sorso spicca una morbidezza suadente, con un finale di acidità e una sapidità marcata sottostante. Vino di primavera.
BUIL & GINE’ – Ginè Rosat - 2025 (rosé da garnaxta e merlot)
Alla vista, un corallo brillante, perfetto. Olfatto caratterizzato da vinosità, uva fragola, ciliegia ferrovia. In bocca ricorda subito la caramella gommosa alla fragola, seguita da una piacevole nota tannica dopo la deglutizione. Grande sapidità in chiusura, ma sorso comunque piacevole. Corpo pieno non senza, anche qui, grande scorrevolezza. Vino estivo.
ÁLVARO PALACIOS - Les Terrasses - 2023 (garnatxa e carinyena)
Al naso spicca la polverosità, con un frutto sottile che sorprende e una parte floreale di iris rosso, rosa e ciclamino. Al gusto evidenzia alcolicità, spessore, muscolo e un tannino comunque non verde, nonostante una pressatura in parte da uva intera. Vino lungo, serico, quasi “maremmano”.
MAS BELL - Bellmunt – Vi de Vila 2022 (garnatxa e carinyena)
Sorprende la facilità del calice. All’olfatto si distinguono note di frutta a giusta maturazione: mora, ribes rosso, anguria. Scorrevole al palato, con grande equilibrio, una bella tensione e una grande piacevolezza di beva.
VALL LLACH - Mas d'en Caçador – Vi de Paratge 2023 (garnatxa)
Color rubino. Frutta rossa, prugna quasi essiccata, chiodi di garofano e richiami di boero marcano il quadro olfattivo, con un finale di rosa rossa. Al sorso esprime muscolarità, con un’entrata alcolica forte e una spigolosità, comunque non marcata, dettata dalle parti acide e saline. Saporito.
NIN ORTIZ - Planetes Classic – Vi de Paratge 2023 (garnatxa, carinyena e garnatxa peluda)
Coltivazione biodinamica. Nel calice si osserva un rubino più giovane, con un naso caratterizzato da un frutto maturo e note di gomma bruciata. Legno non invasivo. L’apporto di una maturazione anche in anfora detta al sorso un tannino “old style”. Anche qui spicca la scorrevolezza.
CAL BATLLET - 5 Partides – Vi de Vila 2018 (carinyena)
Olfatto austero, dove è preponderante il ricordo di tabacco (sigaro Avana), accompagnato da spezie scure: pepe nero, chiodo di garofano, alloro. Il sorso è importante, lungo, sanguigno, piacevole e di struttura, disegnato da un tannino di razza. Alcol ben integrato. Vino di grande equilibrio. Perfetto con una fiorentina.
SANGENÍS I VAQUÉ - Clos Monlleó - 2012 (garnatxa e carinyena)
Colore impenetrabile, fitto, di un granato molto denso e di grande consistenza. Al naso è carnoso, ematico, selvatico. Ricorda una spremuta di more. In bocca arriva un tannino pimpante e di buona acidità. Resta scorrevole, mostrando grandi orizzonti davanti a sé. Vino “mangia e bevi”, nonostante i suoi 15,5 gradi. Da accompagnare a della selvaggina.
MERITXELL PALLEJÀ - Vi Ranci - Solera (garnatxa tinta)
Vino particolarissimo, che “riposa” alla luce del sole e della luna e rimanda alle vernacce sarde. Evoluzione da solera del 2013. Nel calice è oro vecchio, luminoso. Al naso esprime mallo di noce, sentori di vernice e di legno bruciato, donando al sorso lunghezza e una piacevolezza importante.