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Il Bordeaux che vuole essere Gattopardo

Viaggio sensoriale in una regione in trasformazione, perché vuole restare in cima al mondo

Cambiare pelle per rimanere dove si è: tra i primi al mondo, quando si parla di vino. Non sbilanciamo il Gattopardo, "tutto cambi perché nulla cambi", ma la regione di Bordeaux non si tira certo indietro davanti alla parola "sperimentazione". Lo ha fatto in passato, lo sta facendo ancora. Perché è il mondo intorno che è in divenire: il mercato, con i giovani a modificare gusti e tendenze, nel segno della bevibilità. Il cambiamento climatico, con le temperature in salita che spingono a cercare e sperimentare freschezza e vitigni più adattabili al caldo.

Sono queste le riflessioni che hanno guidato la serata "Scenari bordolesi", proposta da AIS Treviso l’11 febbraio, con la guida di Gianni Degl'Innocenti. Una proposta nata per ripercorrere il viaggio dello scorso anno della delegazione tra Dordogna e Garonna, ma che è diventata il pretesto per esplorare le sfumature di una regione in evoluzione sul palcoscenico internazionale, dal Médoc alle Graves, dal Libournais alla zona Entre-deux-Mers. Serata con degustazione “alla francese”: i bianchi dopo i rossi. E i vini giovani dopo quelli più lontani nel tempo.

Impressioni sparse: gli stessi vini, assaggiati 20 anni fa, sarebbero stati molto diversi. Il gusto americano tracciato da Robert Parker aveva piegato il mercato verso vini muscolari, c'è chi dice in fondo snaturando l'identità di Bordeaux. Oggi lo scenario è cambiato, a cominciare dal “paesaggio”: da un lato sono calate sia la superficie del vigneto (meno 16 per cento in dieci anni), sia la produzione media (diminuita in modo significativo negli ultimi otto anni). Dall’altro, c’è una crescita delle denominazioni locali “AOC”, che salgono da 57 a 65: un segno che racconta la volontà di allargare la varietà della proposta, (perché no, anche a bianchi fermi, crémant, spumanti…), e che sta dando più spazio a vitigni come il cabernet franc e il sauvignon blanc. Tutto, o comunque molto, è in cambiamento, in fermento. Rimane saldo l’intento, tutto bordolese: ambire a creare i migliori vini possibili.

In degustazione, nell’ordine:

●     Château Fayat Pomerol 2017

Intenso carminio dai riflessi granato. Vino in evoluzione. Al naso presenta note fumose e balsamiche, con mora e ciliegia accompagnate da un leggero tabacco biondo e vegetale secco. Sentori di cenere e terra bagnata ricordano la Côte Rôtie. Sorso scorrevole, dove si percepisce un tannino ancora grintoso.

●     Château La Dominique Saint-Emilion Grand Cru 2017

Profondo nel suo colore granato. Olfatto fitto e vellutato, composto da frutta matura in confettura: ribes nero, prugna, mora, ciliegia, a cui si accostano pietra, violetta, alloro, eucalipto, resine nobili e arancia rossa. In bocca è più materico, ma esprime volume senza pesare, con un tannino fitto, maturo e satinato.

●     Château Bellegrave Pauillac 2017

Resiste ancora il carminio al suo evolversi in granato. Al naso è dritto, elegante, con profumi di viola, arancia, confettura di more, cedro, grafite, resina e ricordi di scatola di sigaro. All’assaggio l’entrata è meno piena dei precedenti, seguita però da sorprendente e appagante esplosione a centro bocca. Esprime l’anima “pre-Parker” del Pauillac. Iconico, elegante, disteso, dinamico, energico: Bordeaux è questo.

●     Château Mazeyres Pomerol 2022

Arioso e luminoso il suo vivido carminio. Vino biodinamico. All’olfatto si presenta incorniciato da un garbato frutto, ma complessivamente intenso, leggiadro, aperto, con note molto floreali e variegate nelle erbe aromatiche e campestri. Entrata elegante, che concentra poi energia e sapore a centro bocca e un finale leggermente tostato e fumé.

●     Château Haut Marbuzet Saint Estephe 2022

Colore di grande estrazione, scuro tra il rubino e il carminio. Punta su bevibilità e modernità. Vino ancora all’inizio del suo percorso, in un quadro olfattivo ancora contratto, caratterizzato da ciliegia, prugna, erbe aromatiche, vegetale secco, viola, pepe e pelle. Al sorso è materico, concentrato, fitto. Un vino gastronomico che può diventare da meditazione.

●     Château Pape Clement Pessac-Leognan 2022

Intenso carminio verso accenni di granato. Vino caldo e maturo. Prugna, note balsamiche, viola, arancia bruciacchiata, cedro, cioccolato, pepe, caffè e vaniglia denotano un registro olfattivo dove si fanno sentire le note tostate. All’assaggio la morbidezza scavalca il muro dei tannini. E’ il più “italiano” della serata: un bordolese “toscano”.

●     Grand Blanc du Château Roquefort Entre-deux-mers blanc 2024

Giallo paglierino chiaro, luminosi riflessi metallici appena dorati. Sauvignon alla francese: evidenzia bosso, frutto esotico (ananas, mango), pesca, timo limone, erbe aromatiche e una mineralità gessosa che si fonde in tutto il quadro olfattivo. Grossa entrata glicerica in bocca, supportata da una sapidità che lo rende teso, dinamico, con una scorrevolezza foderata di morbidezza.

●     Château Coutet Barsac 2016

Seducente nel suo oro antico. Fresco e dritto come la lama di un coltello. Naso elegante, “natalizio”, con sentori di albicocca, zafferano, miele, cera, dattero e frutta candita. Al sorso è fresco, con un finale pulito da un’acidità che deterge. Gli zuccheri presenti non impastano la bocca. Si crea una bevibilità quasi sfrenata, nel sorso che non impressiona ma invoglia. Da tenere nella categoria “proibito” o, piuttosto, “pericoloso” per eccesso di beva.

Pubblicato: 3 marzo 2026
Provincia: Treviso
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