Alla scoperta del Brunello di Montalcino
FRANCIS TURATTO
Se si cerca su Google “Montalcino” bastano pochi secondi per ritrovarsi catapultati in Toscana, in una di quelle immagini che sembrano uscite da un film: castelli, chiese e una distesa infinita di vigneti che disegnano un panorama da togliere il fiato.
Siamo in provincia di Siena, in un luogo che è molto più di una destinazione: è un’idea di bellezza. Uno skyline diventato simbolo dell’italianità nel mondo, con i cipressi slanciati e quelle colline morbide che sembrano onde. Un mare, sì, ma di terra: verde e ocra, che staglia il cielo azzurro pieno di nuvolette. E lì, senza accorgersene, ci si ritrova a fare quello che si faceva da piccoli: cercare forme nel cielo lasciando correre la fantasia.
È un paesaggio che sembra un sogno e che fa venire subito voglia di essere lì, a respirare a pieni polmoni. Un territorio che non si limita a farsi guardare, ma si lascia vivere e “soprattutto bere”. Perché qui la bellezza finisce anche nel calice.
Per chi ama il vino, Montalcino è una tappa obbligata; non solo per imparare, ma per allenare il gusto, per capire davvero cosa significa bere bene.
Ma cos’è il Brunello di Montalcino? Un vino, certo, ma da quali uve nasce? Da sangiovese, che qui prende il nome di “Brunello”, proprio per il colore particolarmente scuro dei suoi acini durante la maturazione.
Nelle schede dei vari vini si trova spesso la dicitura “sangiovese grosso”: è sempre lui, ma con nomi diversi a seconda del territorio, piccolo nel Chianti, grosso a Montalcino, prugnolo gentile a Montepulciano, fino al sangiovese romagnolo e grossetano del Morellino di Scansano. Un vitigno, tante identità, tutte autentiche.
AIS Padova ha scelto di dedicare ai propri soci, giovedì 19 marzo, una serata proprio a questo grande protagonista. Un approfondimento che è molto più di una degustazione: è un viaggio.
A guidarlo è Massimo Castellani, giornalista e docente tra i più autorevoli nel panorama enogastronomico internazionale, sommelier dal 1985 (iscritto all’associazione dall’83) e delegato AIS Firenze, ma, soprattutto, uno che il territorio lo conosce davvero.
La sua professionalità non lascia spazio a perplessità e quando racconta il Brunello si sente. Non è solo tecnica è: passione, orgoglio, storia che prende voce. E alla fine, quel senso di orgoglio lo senti anche tu, calice alla mano.
L’annata
Otto vini, un salto indietro fino al 2021. Un’annata che non si dimentica, segnata da una gelata improvvisa nella notte dell’8 aprile -un evento che a Montalcino mancava da vent’anni- e da una delle stagioni più secche degli ultimi trent’anni.
Eppure, proprio nelle difficoltà, il vino tira fuori il carattere. Temperature mai estreme, se non per una breve ondata di calore ad agosto, e forti escursioni termiche tra giorno e notte, hanno preservato la qualità delle uve.
La vendemmia, iniziata nella seconda metà di settembre, ha raccontato tutto questo: poca quantità, ma tanta sostanza.
Quella che una volta era un’eccezione climatica oggi è diventata quasi una regola. Ma è qui che entra in gioco la mano dell’uomo. Il lavoro in vigna e in cantina diventa decisivo, quasi sartoriale.
E così ogni bottiglia di Brunello 2021 diventa qualcosa di unico: una firma, una storia, un’identità precisa. Un vino che non è solo da bere, ma da capire.
Così è stato per gli otto vini in degustazione, molto diversi tra loro: il Brunello è decisamente camaleontico, capace prima di tutto di riflettere l’ambiente. Colori sempre nuovi, profili più immediati o più austeri, a volte più tannici, a volte più freschi, ma sempre accomunati dal vitigno del sangiovese capace di riportare in bocca quella nota inconfondibile di arancia, viva e persistente.
In degustazione
Palazzo Brunello di Montalcino 2021: l’azienda biologica Palazzo rappresenta il versante est. Il vino si distingue per note materiche di prugna, tabacco e arancia amara. È un vino di rara eleganza e grande persistenza.
Ruffino Brunello di Montalcino 2021: offre un sorso fresco e floreale grazie all’assemblaggio di uve provenienti da diverse altitudini. Rappresenta l’eccellenza della grande produzione montalcinese.
Corte Pavone Brunello di Montalcino 2021 Loacker : sì, Loacker è proprio quella dei biscotti “Loacker che bontà!”. Il risultato è un vino intenso e complesso, tra frutto scuro, spezie e note balsamiche.
Poggio Nardone Brunello di Montalcino 2021: esprime un carattere austero e materico, con un tannino deciso protagonista che regala profondità e sapidità.
SanCarlo Brunello di Montalcino 2021: parola d’ordine: freschezza! «L’acidità è il nervo del vino». Un vino profondo e ancora in evoluzione, con freschezza vibrante e un tannino vivo.
Sanlorenzo Brunello di Montalcino 2021: qui si parla di bevibilità. Il vino è preciso e immediato, con frutto maturo e una chiusura pepata che ne esalta il carattere.
Pian delle Querci Brunello di Montalcino 2021: gioca sull’eleganza e sulla sottrazione. È il Brunello come veniva fatto una volta.
Camigliano Brunello di Montalcino 2021: un vino ricco e materico, segnato da note di sovramaturazione e spezie scure, con una chiusura calda e avvolgente.
Cosa resta?
Ma perché è così importante partecipare a queste degustazioni? Perché si torna a casa con una maggiore consapevolezza di cosa sia davvero un Brunello di Montalcino. Ma soprattutto, perché questi eventi accendono la curiosità, il desiderio di scoprire, di andare oltre, fino a voler essere lì, tra vigneti, sole e vento.
Resta una certezza: l’Italia è ricca di territori vitivinicoli unici che, credendoci davvero, potrebbero raggiungere livelli straordinari. Il Brunello lo dimostra, anche in annate difficili come la 2021, riuscendo comunque a brillare e a far sognare. Perché, in fondo, solo chi sogna in grande può ambire all’eccellenza.
E questo è il punto: il Brunello non è solo un vino, ma una visione fatta di pazienza, identità e territorio. Un modello capace di trasformare il lavoro dell’uomo e della terra in qualcosa che va oltre il bicchiere, diventando racconto, emozione e memoria.