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Il vocabolario del Carso

Leggere il territorio attraverso la Vitovska

Claudia Garonzi

 

Giovedì 28 maggio 2026, al DB Hotel Verona di Caselle di Sommacampagna, AIS Verona ha proposto una degustazione guidata dedicata alla Vitovska, vitigno simbolo del Carso triestino e goriziano. L’incontro, con Roberto Filipaz e Robi Jakomin, ha messo al centro un’idea semplice: nel Carso il vino non si racconta, si legge.

La Vitovska – spesso ricondotta al termine sloveno vitica (“viticcio”) – è una varietà adatta a un contesto duro. Mostra acidità stabile, tenuta alla sapidità e predisposizione a interpretazioni diverse: acciaio, macerazioni, contenitori non convenzionali. Nel Carso il suolo pesa quanto il vitigno. Due matrici ricorrono: calcare con terra rossa, sottile e ferrosa; marne/flysch con terra gialla, più friabile. Cambia il tono del vino: più tagliente nel primo caso, più morbido nel secondo.

Kocjančič 2023 (Rado): apre con un registro centrato. La provenienza è associata ai suoli più “gialli” e marnosi: maturità composta e macerazione che dà spessore senza appesantire. Vino diretto, con sapidità in scia.

Castelvecchio 2024: lavora su un’impostazione più sottile e floreale. Leggermente velato, privilegia finezza e scorrevolezza; il legno resta misurato. È la Vitovska più lineare della sequenza.

Grgič 2024: olfatto più solare, albicocca e miele. La componente fruttata viene tenuta in ordine da una spina acida precisa. Il risultato resta pulito e dinamico.

Cacovich 2024: mostra un passo più affilato. La persistenza cresce, compaiono richiami fumé e una chiusura più netta, quasi “di pietra”. È un vino che parla in sottrazione e allunga sul finale.

Budin 2024: timbro più morbido, cocco, vaniglia, fico. Colore più scarico rispetto ai precedenti, ma bocca lunga e continua, con la sapidità più persistente del gruppo.

Bajta 2023: è il capitolo tecnico della serata. Entra la “doppia maturazione ragionata”: prima della raccolta i tralci vengono gestiti con un lavoro mirato, lasciando disidratare parte del grappolo per concentrare e ordinare maturità e acidità. Ne esce un profilo mediterraneo – salvia, maggiorana, rosmarino, anice, agrumi – con un sorso che ricorda un riesling ed una breve impronta di legno come rifinitura.

Skerlj 67 2023: mette a fuoco il contenitore. Macerazione più lunga e affinamento in tini di pietra carsica, con inerzia termica e rapporto con l’ossigeno diversi. In calice emergono sentori di foglia, incenso, erbe secche. Vino equilibrato e profondo.

Chiusura con Zidarich Kamen 2022, riferimento del Carso. La vinificazione in pietra è dichiarata dal nome (kamen, “pietra”): il vino resta più agile che massiccio, con note salmastre, olive in salamoia e un corpo scorrevole. Terra rossa e calcare tornano come impronta minerale, più che come descrizione geologica.

Il punto che emerge dal percorso è chiaro: la Vitovska non funziona per eccessi. È un vitigno di stabilità e trasparenza territoriale. Nel Carso la differenza la fanno dettagli concreti – suolo, vento, mare, contenitore – e ogni calice diventa una parola utile a decifrare il paesaggio.

Pubblicato: 29 giugno 2026
Provincia: Verona
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