Testalonga Vignaioli e i vini di Dolceacqua
«…l’endroit est superbe, il y a un pont qui est un bijou de légèreté…»
Così scriveva nel 1884 Claude Monet ad Alice Hoschedé, all’epoca sua compagna e in seguito seconda moglie, descrivendo Dolceacqua in Liguria, dieci chilometri a nord di Bordighera. Colpito dalla bellezza del luogo, Monet realizzò alcune tele, tra cui Le Château de Dolceacqua, oggi conservata al Musée Marmottan di Parigi.
Per indagare sulla dicotomia tra la superba bellezza di Dolceacqua-luogo, il Dolceacqua-vino, ancora poco considerato nel panorama dei grandi rossi italiani, sono andato alle origini da Antonio “Nino” Perrino, anima di Testalonga, l’unica azienda rimasta con la cantina nel centro storico.
I vini di Dolceacqua possono essere rivendicati con la DOC Rossese di Dolceacqua o Dolceacqua, prima denominazione ligure riconosciuta nel 1972. Nascono da uve rossese coltivate in 14 comuni dell’estremo Ponente ligure, su ripidi terrazzamenti sostenuti da muretti a secco: è una viticoltura eroica, caratterizzata dalla vicinanza del Mar Ligure e delle Alpi Marittime.
Nino Perrino produce vino dal 1961, imbottiglia il rossese dal 1982 e il vermentino dal 1990. In questi decenni racconta di aver visto anticipare di circa due mesi la vendemmia, conseguenza dei cambiamenti climatici che hanno modificato il ciclo vegetativo della vite.
La produzione, da meno di due ettari di vigneto interamente situati nel comune di Dolceacqua, varia in funzione delle annate. Nell’ultima vendemmia sono state prodotte circa 6.000 bottiglie di rossese e 2.500 di vermentino.
Sono vini capaci di una straordinaria longevità: Nino racconta di aver aperto bottiglie di rossese di oltre cinquant’anni e di vermentino di oltre trent’anni, ancora, perfettamente integre e godibili.
Da sempre Nino fa il vino nello stesso modo. Nessun prodotto di sintesi: solo trattamenti con zolfo e rame in polvere. Uva di qualità, vendemmiata al momento giusto e pigiata con i piedi.
Il mosto con bucce e raspi, fermenta spontaneamente in vecchi tonneaux da 500 litri. Per il bianco, dopo cinque giorni di fermentazione, bucce e raspi vengono separati e la fermentazione prosegue in legno; per il rosso, invece, la fermentazione continua con bucce e raspi fino all’esaurimento degli zuccheri per circa due settimane.
Nessun controllo della temperatura di fermentazione, nessuna filtrazione, frequenti travasi, uso di solforosa inferiore a 40 mg/l e mai aggiunta nella fase di imbottigliamento. L’affinamento in botte dura un anno.
Testalonga produce soltanto due referenze: un bianco da uve vermentino e un rosso Dolceacqua DOC.
Il bianco, negli anni, è stato più volte respinto dalla Commissione di degustazione per l’accertamento dell’idoneità alla denominazione per il suo colore ritenuto non conforme al disciplinare. Da tempo, Nino ha quindi scelto di non presentare più i campioni e il vino viene commercializzato semplicemente come vino bianco.
È un vino emozionante, dal colore dorato carico e brillante. Al naso profuma di mare, agrumi, erbe aromatiche e frutta gialla. Al palato è salato, freschissimo, di persistenza infinita e invita continuamente a un nuovo sorso. È uno di quei rarissimi vini che lasciano un ricordo indelebile.
L’assaggio della 2012 dimostra, come, dopo quattordici anni, sia ancora lontano dalla maturità: nessun cedimento cromatico, una maggiore complessità dei profumi rispetto alla versione giovane, senza dominanza di note terziarie. Gli anni si manifestano soprattutto al palato, dove l’austerità della trama sapida domina sulla componente fruttata.
Il Dolceacqua DOC esprime tutta l’identità varietale del rossese: intenso di piccoli frutti rossi, floreale con cenni di pepe nero che si presentano con maggior forza al palato, dove è paradigmatico di “vino ellittico”, come ha definito il Rossese di Dolceacqua Giampiero Pulcini (Il vino sincerissimo, TRE BIT Edizioni).
Ellittico perché è un vino poco tannico e di moderata acidità, che trova corpo nell’alcol e nella sapidità, non è verticale e, per l’agilità della struttura, non è rotondo: entra delicatamente, si allarga al centro bocca per poi allungarsi nel finale.
Si abbina perfettamente con capra e fagioli, un piatto della tradizione locale che si può gustare al ristorante Le Terme nella vicina Pigna. Il ristorante propone in carta i migliori vini Dolceacqua e alcune vecchie annate di Testalonga.
L’esito, scontato, dell’indagine è che per fare un grande vino occorrono un grande vitigno, un grande territorio e un grande interprete del vitigno e del territorio.
Nino sta disegnando il futuro della denominazione, con i modi e i tempi del passato.