A un anno dalla prima “notte da barman”, riprendiamo il viaggio nella mixology. Massimo Blanda, assistito dai valenti collaboratori, riapre le porte del suo locale in esclusiva per AIS Padova. L’evento ha trovato così tante adesioni da renderne necessaria la replica per soddisfare quante più richieste possibili.
Non servono preamboli per dare il via alla serata: il bancone è il palcoscenico che Massimo anima con entusiasmo e coinvolgimento. L’anno scorso abbiamo approcciato le nozioni base: strumenti, tecniche, stili e degustato alcuni grandi classici. Questa volta Massimo ha deciso di accompagnarci in un percorso nel tempo: la storia dei cocktail, dalla fine del XIX secolo ad oggi. Nel corso dei decenni si sono succedute diverse interpretazioni delle ricette codificate dall’IBA (International Bartenders Association). Ogni epoca è caratterizzata da uno specifico modo di bere, cambiano i gusti, le preferenze, le abitudini, cambia la società e cambiano gli uomini.
Non è semplice riassumere con ordine lo svolgimento della serata. Il nostro barman è irrefrenabile, fornisce nozioni tecniche continuando a comporre le creazioni che volano sui tavoli. La platea, dal canto suo, riesce a non sprecare una goccia della sua didattica!
Si inizia con l’elaborazione di un paio di cocktail nati a fine 1800: Old Fashioned e Boulevardier. Miscele che dovevano ammorbidire gli spigolosi distillati dell’epoca. L’aggiunta di zucchero e angostura, infatti, conferisce equilibrio e armonia.
Per ottenere un buon risultato è necessario conoscere e rispettare la codifica IBA: il ricettario ufficiale prevede da due a cinque elementi in rapporto bilanciato. Il perfetto accostamento di base alcolica, frazione dolce e frazione amara, rappresenta la sfida del bartender. La perizia si esprime nella composizione di un insieme piacevole alla vista, all’olfatto, al gusto.
Ad ogni assaggio constatiamo l’abilità del nostro personal bartender e ci prepariamo all’esperienza successiva.
Nei primi anni del 1900 a Detroit nasce Last Word, tornato in auge dal 2020, particolarmente apprezzato dagli amanti del gin; a Parigi si realizza Angel Face, un unicum per la presenza di due distillati.
Simpatica la storia del Moscow Mule. Fu inventato nel 1941 da tre imprenditori con l’intento di rilanciare sul mercato americano la vodka e piazzare una partita di tazze di rame. Abbandonato nel periodo della guerra fredda, si è riproposto con successo dagli ultimi anni del 1900.
Margarita, classe 1953, Porn Star Martini del 2002 e Paper Plane del 2008, ci avvicinano ai giorni nostri. Ancora instancabile, Massimo stimola la curiosità dei presenti e compone svariate altre ricette. Più d’uno di noi si cimenta con shaker, mixing glass, bar spoon per costruire il proprio cocktail. E lo spettacolo ancora continua. Incantano gli incontri di colori, luci, tintinnii, roteazioni e spremiture, accompagnati da gesti sapienti, eleganti e naturali.
Possiamo definirla arte? Sì, ed è tecnica, è conoscenza delle regole che portano al successo, al mix perfetto. Nulla è casuale. Non le proporzioni, non i movimenti, non i bicchieri, non l’accostamento degli ingredienti.
Sempre spontaneo è, invece, il sorriso del barman. È il sorriso di chi accoglie e regala il meglio di sé.