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Ècole de champagne

Secondo percorso dello Champagne: l’eleganza nasce dalla precisione

Lo Champagne è molto più di un vino spumante: è il risultato di una cultura enologica costruita nel tempo, dove ogni scelta, dalla vendemmia alla pressatura, dall’assemblaggio all’affinamento sui lieviti, contribuisce a definire identità, equilibrio e complessità. 

Sabato 17 ottobre Roberto Bellini è ritornato a Padova per il secondo incontro-studio sulle tappe fondamentali del metodo champenoise.

Dalla tradizione alla tecnologia

La storia dello Champagne è legata a pratiche artigianali che nel corso del XIX secolo hanno progressivamente lasciato spazio a tecnologie sempre più precise. Le antiche crayères, con temperature costanti tra i 10 e i 13 °C, hanno rappresentato ambienti ideali per la maturazione delle bottiglie. Oggi, accanto alle cantine storiche, si utilizzano sistemi moderni per controllare fermentazione, remuage e sboccatura.

Il remuage, un tempo eseguito manualmente sui pupitres in circa 21 giorni, oggi viene spesso affidato alle gyropalette, capaci di completare il processo in circa una settimana! Anche il dégorgement si è evoluto: la tecnica à la glace congela il deposito nel collo della bottiglia permettendone l’espulsione grazie alla pressione interna con maggiore sicurezza e regolarità rispetto alla tradizionale sboccatura alla volée.

Il vigneto e l’importanza della pressatura

La denominazione AOC Champagne prevede la vendemmia manuale, indispensabile per preservare l’integrità degli acini. Chardonnay, pinot noir e meunier sono i protagonisti della denominazione. Uno dei passaggi più importanti della vinificazione è la pressatura, tradizionalmente organizzata in unità di misura da 4.000 kg, chiamate marc, dalle quali si possono ottenere al massimo 2.550 litri di mosto.

La pressatura avviene con grappoli interi: i raspi favoriscono il drenaggio del succo e contribuiscono a limitare l’estrazione di colore e composti fenolici. Il mosto viene suddiviso in frazioni, ciascuna con caratteristiche differenti.

La cuvée, pari a circa 2.050 litri, rappresenta la parte più pregiata. Al suo interno si distingue la tête de cuvée, costituita dai primi 1.025-1.050 litri estratti: un mosto particolarmente limpido ed equilibrato, ideale per Champagne destinati a lunghi affinamenti e cuvée di prestigio.

Seguono le ulteriori estrazioni, ottenute attraverso il retrousse, cioè la riorganizzazione e il ripiegamento della massa di vinaccia per consentire una nuova pressatura. Queste frazioni completano la cuvée mantenendo caratteristiche diverse rispetto al primo mosto.

La taille, circa 500 litri, deriva dalla successiva spremitura. Presenta generalmente un pH più elevato, maggiore estrazione di colore, componenti fenoliche e una presenza più marcata di sostanze erbacee e acido malico. La sua composizione può risultare utile per apportare struttura e carattere, ma un’eccessiva presenza di colloidi e composti fenolici può compromettere la finezza del perlage e la precisione gustativa. Per questo, la scelta di utilizzare la tailledipende dallo stile ricercato dal produttore. La rebêche, infine, è la frazione residua esclusa dalla denominazione e destinata alla distillazione.

 

Dai vini base all’autolisi

Dopo la pressatura, il mosto viene chiarificato attraverso il débourbage, generalmente effettuato a freddo per eliminare le particelle solide. I vini base, detti vins clairs, possono fermentare in acciaio, legno, cemento o terracotta. 

L’assemblage rappresenta uno dei momenti più delicati: permette di combinare vitigni, annate e terroir differenti, garantendo continuità stilistica soprattutto negli Champagne non millesimati.

Con il tirage vengono aggiunti zuccheri e lieviti selezionati che avviano la seconda fermentazione in bottiglia. La produzione di anidride carbonica genera la pressione caratteristica, mentre, il successivo affinamento sui lieviti sviluppa complessità e struttura.

L’autolisi è fondamentale: la progressiva degradazione delle cellule dei lieviti libera sostanze che contribuiscono alla cremosità della mousse, alla persistenza e alla comparsa di aromi di crosta di pane, biscotto, miele, frutta candita e spezie. Dopo il remuage il deposito viene eliminato con il dégorgement, si ripristina quindi il livello della bottiglia e si aggiunge la liqueur d’expédition, composta da vino e, secondo lo stile desiderato, zucchero ed eventuali vini di riserva.

Il dosaggio contribuisce all’equilibrio finale, ma non può correggere qualsiasi squilibrio del vino base. Uno Champagne con dosaggio contenuto deve possedere fin dall’origine una struttura capace di armonizzare acidità, corpo e persistenza.

In degustazione:

Champagne Collery Grand Cru Brut - Acidità verticale e note di pompelmo, pizzicore gengivale.

Champagne Belin Lune de Miel Extra Dry - Percepito verso Demi-Sec per la dolcezza più marcata

Champagne Ployez-Jacquemart Extra Brut - Maggiore spessore liquido, vicino allo zero, ma meno fine del Nature

Champagne Ayala Brut Nature - Acidità elegante e progressiva conclusa da una nota di mandorla.

 

L’arte dell’assemblaggio nello Champagne: terroir, vinificazione e degustazione

Lo Champagne è molto più di un vino celebrativo: è il risultato di un equilibrio tra territorio, annate, vitigni e scelte produttive. Al centro si trova l’assemblaggio, l’arte con cui lo chef de cave combina vini differenti per creare armonia, complessità e continuità stilistica. L’assemblaggio può riunire vini della stessa vendemmia, come nei millesimati, oppure combinare annate differenti per mantenere il goût maison. I sistemi di riserva perpetua, invece, conservano un legame tra vendemmie successive contribuendo alla continuità dello stile: tipo “solera”. L’assemblaggio è una vera arte: il gesso definisce la tensione, i vitigni costruiscono la struttura, le annate aggiungono memoria e i contenitori guidano l’evoluzione. Il compito del produttore è trasformare questa pluralità in un’unica voce, capace di esprimere territorio, stile ed eleganza. I vini di riserva, spesso presenti in percentuali importanti, permettono di armonizzare struttura, acidità e maturità aromatica.




Il gesso e l’identità dei territori

La Champagne è un mosaico di microterritori, nei quali suoli e clima influenzano il carattere delle uve. Il gesso, elemento distintivo della regione, favorisce freschezza e finezza minerale.
Nella Côte des Blancs, villaggi come Avize, Oger e Le Mesnil-sur-Oger sono celebri per lo chardonnay, capace di esprimere tensione, sapidità e profondità. Nella Vallée de la Marne, i terreni argillosi e sabbiosi favoriscono il meunier, caratterizzato da morbidezza e frutto. Ay, Mareuil-sur-Ay, Bouzy e Ambonnay sono riferimenti importanti per il pinot noir che più a sud, nella Côte de Bar offre interpretazioni generalmente più strutturate e una personalità diversa rispetto alle zone settentrionali.

Acciaio, legno e vetro

La scelta dei contenitori influenza profondamente il profilo del vino. L’acciaio preserva la purezza del frutto e la freschezza, mentre, il cemento favorisce una delicata evoluzione senza apportare gli aromi del legno.
Le botti usate contribuiscono ad arrotondare la percezione dell’acidità e sviluppano note di spezie, frutta secca e pasticceria. Anche il vetro, impiegato per conservare alcune riserve, favorisce un’evoluzione lenta e aromi che possono ricordare la frutta candita e la boulangerie.


In degustazione:

Louis Roederer Collection 244, 41% Chardonnay, 33% Pinot Noir, 26% Meunier. L’ingresso è ricco, avvolgente con una consistenza quasi “masticabile” sferzata da una freschezza gessosa. Finale dalla delicata persistenza addolcita.

Barbier-Louvet caratterizzato dall’impiego del legno e da una cuvée perpetua, ha presentato un naso complesso, con agrumi maturi. Al palato l’acidità è risultata ampia e avvolgente, con un finale persistente.

Bollinger nella versione vinificata in acciaio, ha mostrato un profilo immediato, con scorze di agrumi, pesca bianca, lime, pompelmo e biancospino. Il sorso lineare e fresco si è chiuso con una sensazione quasi mentolata.

Alain-Couvreur Blan de Noirs attraverso una cuvée che combina legno e vetro, ha espresso maggiore evoluzione aromatica, con arancia candita, pasticceria e tabacco dolce. La bocca cremosa e rotonda ha confermato uno stile avvolgente e stratificato.


 

L’Arte dello Champagne

Storia e territorio


Le origini dello Champagne sono legate anche all’Inghilterra, dove già nel Seicento si apprezzavano i vini effervescenti provenienti dalla Francia. Nel tempo, lo Champagne conquistò la società europea, diventando protagonista di feste, cabaret e ambienti mondani. Durante la Belle Époque si diffusero usanze eccentriche e curiosi rituali, alimentando il mito di un vino associato a seduzione, trasgressione e convivialità.

Conservazione, Servizio e Bicchieri

La cantina ideale richiede 10–11 °C, 70–80% di umidità, buio totale (per scongiurare il goût de lumière che provoca note solfuree o di lana bagnata) e assenza di vibrazioni e odori.

Il raffreddamento ottimale avviene in secchiello con 50% acqua e 50% ghiaccio (con sale grosso) per 35-40 minuti. La temperatura di servizio varia da 6 °C (per vini giovani per contenere la CO2) fino a 9–12 °C per cuvée mature, che possono beneficiare di una caraffatura fredda per mitigare la pressione o note riduttive.

Sono sconsigliate le flûte strette; ideali i calici ampi a tulipano (Riedel, Zalto). Si raccomanda di evitare bicchieri ghiacciati da freezer o con incisioni forzate sul fondo.

Degustazione e Mappa Evolutiva

L’evoluzione aromatica post-sboccatura segue fasi precise:

  1. Fruttato 6-12 mesi: fragranze fresche e nette;
  2. Floreale 1,5-3 anni: fiori bianchi e gialli;
  3. Spezie 4-7 anni: mandorla, nocciola e speziatura fine;
  4. Tostato 8-10 anni: pasticceria, note di Maillard, caramellizzazione;
  5. Ampiezza >10 anni: canditi, miele, complessità terziaria.

 

Champagne e gastronomia


L’effervescenza e l’acidità rendono lo Champagne un prezioso alleato a tavola: puliscono il palato e contrastano la grassezza. I Blanc de Blancs accompagnano ostriche e crudités; caviale, burro e pan brioche creando un equilibrio raffinato. Tra gli abbinamenti italiani spiccano mortadella, culatello, prosciutto di San Daniele, risotti, fritture di mare, animelle e cotechino. Anche la pizza può sorprendere, mentre, i grandi millesimati, si sposano con carni importanti. Per i dessert sono indicati gli Champagne Demi-Sec, in particolare con dolci fritti.


In degustazione:

Comtes Blanc de Blancs 2014 100% chardonnay rappresenta l’eleganza dei Blanc de Blancs con solo tête de cuvèe da terreni Grand Cru in cui si percepisce al meglio l’acidità aerea, grande finezza e un’impronta minerale.

Krug Grande Cuvée Brut 173ème Édition 50% pinot noir – 15% meunier – 35% chardonnay. Esprime, invece, l’arte dell’assemblaggio di vini di diverse annate con l’utilizzo di circa 100 vin de reserve, combinando complessità, profondità e ricchezza aromatica.

Ployez-Jacquemart Granite  61% chardonnay – 31% pinot noir – 8% meunier. Il nome richiama l'attenzione sulla componente minerale espressione del territorio.

Ployez-Jacquemart Millésime 2004 Brut 30% pinot noir – 70% chardonnay. Il Millésime 2004 Brut offre l'occasione di esplorare l'evoluzione di una grande annata, attraverso la maturità aromatica e la complessità sviluppata nel tempo. Al palato si distingue l’acidità elegante e distensiva dello chardonnay da quella più incisiva delle cuvée ricche di pinot noir.

La serata si è conclusa con la consegna degli attestati di primo livello, celebrando lo Champagne come espressione di territorio, tecnica e piacere gastronomico. 

Perché, in fondo… «nella vita c’è sempre spazio per lo Champagne!»



 

 

 

 

Pubblicato: 28 ottobre 2026
Autore: Catia Nassi
Provincia: Padova
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