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Dalla redazione
martedì 21 aprile 2020

Non è un vino da donne

Vini rosé in ascesa

Redazione

Il successo del vino rosé, che può essere definito un vero e proprio fenomeno – paragonabile forse solo a quello del Prosecco – va inquadrato in un contesto di portata ben maggiore, che prima ancora di coinvolgere il vino riguarda l’ambito sociale. Lo sdoganamento del rosa – avvenuto sulle passerelle già dal 2013 ed endemico nelle collezioni di questa primavera-estate – ha rafforzato l’appeal dei vini rosati non solo nei confronti delle donne ma anche degli uomini, tanto da portare alla coniazione del termine brosé che definisce appunto il rosato dei bros. Il neologismo rispecchia una situazione di fatto, almeno negli Stati Uniti, dove la componente maschile che beve rosé è di ben il 43%, inferiore di soli due punti percentuali a chi consuma vino in generale, stando ai dati del Wine Market Council. L’analisi, pubblicata ad agosto 2017 e riguardante un campione di 837 utenti americani, rileva anche come il consumatore maschile di rosé sia mediamente più giovane della controparte femminile, tra i 30-40 anni versus i 50, a riprova che la predilezione per il prodotto sia
legata all’età e a un machismo meno spinto nelle generazioni più giovani. A favorire il successo del rosato come bevanda unisex – rileva Felicity Carter sulle pagine di Meininger’s International Wine Business – contribuisce, infatti, la crescente fluidità di genere come pure l’instagrammabilità
del prodotto.

 

L'articolo integrale è consultabile a pagina 8 del numero 01_2019.

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