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Dalla redazione
giovedì 10 gennaio 2019

Viaggio nell’universo del Barolo

Un itinerario tra le diverse sottozone nella tradizione del Barolo

Vanessa Olivo

Quando si parla di Barolo è inevitabile pensare al dibattito che lo ha travolto negli anni Ottanta, dove la ricerca di internazionalizzazione di questo vino di Langa ha portato alla formazione di due fazioni: i cosiddetti “tradizionalisti” e i “modernisti”. Questi ultimi, laddove prima si erano predilette lunghe macerazioni per estrarre tutta la gamma aromatica e polifenolica, optarono per macerazioni brevi, in grado di estrarre gli antociani e preservare la carica cromatica a discapito dei precursori aromatici e del bagaglio tannico. Il tutto completato dalla maturazione in botti piccole in grado di rilasciare maggiori quantitativi di tannino a dar struttura. L’entusiasmo per questa spinta modernista ha emarginato i vini fatti “alla vecchia maniera” che hanno rischiato di scomparire, quando, ironia della sorte, attualmente sono proprio loro ad essere tra i più richiesti e ad aver vissuto una riscoperta tra gli appassionati. Tra le personalità più importanti fra coloro che si sono spesi in termini di comunicazione per tutelare, salvaguardare e custodire la tradizione del Barolo, si leggono nomi di gran spessore come Giuseppe Rinaldi e Franco Ziliani. La Delegazione di Venezia ha avuto l’onore di organizzare una serata con otto diverse interpretazioni di Barolo, tutti prodotti artigianali provenienti da realtà familiari, accuratamente selezionati proprio dal giornalista Franco Ziliani, ai quali ha dato voce un appassionato e appassionante Pierluigi Gorgoni, firma di riviste specializzate del mondo del vino e docente della scuola Alma – Scuola Internazionale di Cucina Italiana.

È doveroso precisare che il Barolo è un vino che trova una miriade di interpretazioni, vuoi per le diverse filosofie produttive, vuoi per le conformazioni geologiche molto differenti dei terreni. Se si considera l’incredibile diversità di terroir data principalmente da una serie di condizioni geologiche del terreno e microclimatiche in grado di differenziare parcelle di vigne, le due zone vitivinicole a livello mondiale in cui il terroir riesce a essere totalmente ottimizzato sono la Borgogna e le Langhe.

Il primo vino è Barolo 2014 Elio Grasso – Monforte d’Alba, figlio di un’annata complicata interpretata però nel segno della grazia e della finezza. Il colore è granato scarico, tipico del nebbiolo. Il calice emana la florealità decisa di peonia e violetta, intrisa a un sentore fruttato intenso e vivo, balsamicità e tratti tartufati. Al palato si rivela di grande stazza con un finale in cui si mescolano una sapidità gessosa avvolta dal calore alcolico che si esprime sulle note di un distillato di frutti rossi. La persistenza gioca su un equilibrio acido-sapido e sul tannino particolarmente fine, lievemente gengivale, che è l’unica traccia non risolta perché per il resto ha sviluppo vellutato. Grande tessitura.

Il secondo vino è Barolo Acclivi 2013 Comm. G.B. Burlotto – Verduno, prodotto nella zona più a nord della denominazione dove si trovano suoli geologicamente più giovani. Si esprime con un’iniziale florealità più gentile della rosellina, mentre poi emerge il carattere del terreno più argilloso e ferroso con sfumature di pepe bianco, piccoli frutti di bosco e un sentore ematico. Procede con una soffice sfumatura di tisana e the verde. Al palato è minerale con un tannino setoso, arriva timidamente nel finale per poi allargarsi aromaticamente: rosellina, lamponi, sottobosco, ricama sensazioni e note sul fronte della delicatezza.

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Il terzo calice, il Barolo Ciabot Tanasio 2013 Sobrero – Castiglione Falletto, si scopre con il profumo del fiore di rosmarino e di quello secco di camomilla, erbe mediterranee, sentori ferruginosi mentre via via la gamma aromatica si arricchisce di note ossidative di foglie, sottobosco, tartufo, castagno, fungo. È il respiro del Barolo più tradizionale, accompagnato da un’immagine crepuscolare, sull’aria di un tramonto dal calore autunnale. Al palato è caldo e avvolgente, la freschezza agrumata dà una spinta dolce-amara nel finale nel ricordo di un’arancia sanguinella.

Si continua sulle note del Barolo Sarmassa 2013 Brezza – Barolo, più verticale con note balsamiche di timo, origano e erbe mediterranee. Si apre al frutto, la mora, poi prosegue su humus, terrosità, sottobosco, funghi nobili, foglia secca, esprimendo il carattere autunnale tipico di tutti i Barolo. Al palato si evidenzia il tratto balsamico della radice di liquirizia, il tannino si fa sentire in maniera più rugosa rispetto ai precedenti, ma non risulta fastidioso, anzi elegante. Un tannino che saprà modularsi nel tempo come ogni grande Barolo vuole. Ritorni di liquirizia nel finale.

Nel Barolo Ravera 2013 Elvio Cono – Novello prevalgono olfattivamente sentori di grafite, polvere da sparo, tostatura. Il sorso è più rigido e ingessato nel tannino. La pulizia e la trasparenza aromatica, la presenza di un frutto croccante danno però la garanzia di un potenziale di invecchiamento. Nel finale di bocca emergono fragola e lampone, non si avvertono note ossidative, è ancora giovane. Va precisato che la bottiglia di questo vino è chiusa con il tappo Diam 30 che ritarda la maturazione del vino.

Nel Barolo Perno 2013 Sordo - Monforte d’Alba il suolo ricco di fosforo e potassio si traduce nel calice in una tensione minerale, che dà l’idea di un vino scolpito nella roccia con sentori di pietra, tufo, marna di Langa. Forse nell’immediato meno seducente dei precedenti, ma curioso e affascinante. Il tannino è molto rigido, non ha avuto ancora modo di evolvere a causa del tappo Diam 10. Esprime un carattere severo meno fruttato e floreale dei precedenti.

Il nostro viaggio termina con i due estremi della denominazione, La Morra a ovest e Serralunga d’Alba a est. Il primo dei due, il Barolo Rocche dell’Annunziata 2010 Aurelio Settimo – La Morra dimostra un carattere olfattivo intenso, in un susseguirsi di toni prima pepati e balsamici con un sentore di cuoio, poi maturi e mediterranei di cappero, frutta macerata, dattero e fico. Il tannino è caparbio, astringente e tenace, ma nel finale il sorso è morbido e vellutato.

Nel secondo, il Barolo Prapò 2009 Ettore Germano – Serralunga d’Alba, affiorano profumi di legno di rosa, grafite, fiori appassiti, un frutto ancora vivo, ciliegia, mirtillo rosso e melograno, molto balsamico. Al palato è diretto e corposo, il tannino si sviluppa nel sorso con eleganza ed è meno accentuato del precedente. Incessante, riemergono nel finale aromi fruttati e balsamici di grande finezza.

 

[foto di Bruno Bellato]

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