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venerdì 2 aprile 2021

Opificio del Pinot Nero

Marco Buvoli - storia di un vignaiolo

Sandra Bertelle


Stimato agente di commercio nel settore automotive, Marco Buvoli girava il mondo, a curare la relazione con clientela primaria. Spesso gli affari prevedevano un invito a pranzo nei migliori ristoranti nei quali, via via, andò apprezzando la carta vini, oltre alle pietanze. Si accorse di saper riconoscere il vino buono, a trarne piacere. Fu così che riemerse qualcosa instillatogli fin da bambino dal babbo. Nevio Buvoli fu uno dei primi sommelier AIS della delegazione di Vicenza. Negli anni ’70 organizzava corsi di avvicinamento al vino, ai quali spesso assisteva il figlio con il compito di risciacquare i bicchieri. A casa non mancava mai una buona bottiglia; papà lo invitava a scoprire profumi e sapori racchiusi nel calice; lo portava con sé nelle visite in cantina, lo rendeva partecipe dei suoi incontri con Luigi Veronelli. Marco, peccato di gioventù, non aveva ancora interesse per la bevanda prediletta dal papà: all’epoca i ragazzi bevevano, semmai, birra.

Recuperate dunque queste lontane emozioni, Marco iniziò a ritagliare un po’ di spazio per conoscere le cantine e le tenute agricole, ovunque il lavoro lo portasse. Dal Cile alla Thailandia, dalla U.S. East Coast al Sud Africa, dal Tennesse, a tutta Europa ovviamente e, ça va san dire, alla Francia. Ne nacque una riscoperta, cosicché ogni appuntamento in azienda vitivinicola divenne occasione di apprendimento ed approfondimento della materia, di nuove domande e di successive curiosità. Quante ricerche, quanto studio, quanti Moleskine riempiti di nozioni ed impressioni raccolte ad ogni incontro e ad ogni degustazione in giro per il mondo!

Poco alla volta, andava mutando l’approccio generale alla vita. Marco sentiva la necessità di cambiare ritmo: il frequent flyer desiderava fermarsi nella tenuta appena acquistata a Gambugliaro sui Monti Castellari, tra i Lessini ed i Berici.

Di lì a poco si presentò un’importante circostanza, rivelatasi una sorta di folgorazione. A circa 1 km dalla nuova residenza, l’istituto enologico di Conegliano dava in gestione circa un ettaro di vigneto coltivato a Pinot Nero, il suo vino preferito. Era il momento giusto per il nuovo progetto: solo Pinot Nero, solo Metodo Classico. Riuscì a coinvolgere un gruppo di amici ed iniziò a fare il vignaiolo garagista: nacque così "L’Opificio del Pinot Nero". La prima vendemmia risale al 2001; dalla successiva venne meno l’aiuto degli amici per i quali l’impresa era troppo gravosa. Marco invece cominciò a ridurre via via gli impegni del vecchio lavoro. Nel 2015 l’addio all’automotive a favore della vigna ed anche a beneficio nostro, che oggi godiamo dei suoi prodotti.

Ora Marco lavora circa 7 ettari di vigna, seguendo le pratiche meno invasive possibile, in vigneto ed in cantina. Ha studiato i principi della biodinamica, che applica con misura, e predilige la vinificazione alla maniera borgognona: pigiatura a raspo intero, fermentazione in legno, maturazione in piccole botti usate, e soprattutto tanta pazienza, dedizione, cura. Il suo Metodo Classico, la sua cuvée perpétuelle, nasce dalla sapiente arte dell’assemblaggio di vini, di annate, di parcelle; dal continuo controllo dell’evoluzione in cantina, dalla costante ricerca della combinazione ottimale. Il contenuto di ogni bottiglia si riconosce dal numero riportato in etichetta: esso indica gli anni di permanenza sui lieviti.  Dal giovane “tre”, anche in versione rosa, al “quattro”, al “cinque”, e poi “sei” (diventato “super sei” nelle annate più felici); “sette” e “sette rosé”,  fino allo strepitoso “dieci”. I numeri più alti regalano complessità, struttura e persistenza indimenticabili.

Passione sempre desta e curiosità mai sopita fanno presagire nuove proposte e sorprese che Marco lascia intuire: del resto non ha più nessuna intenzione di cambiare mestiere e non smetterà di fare il vignaiolo per raggiunti limiti di età. Ce ne rallegriamo ed apprezziamo la sua determinazione.

Foto a cura di Sandra Bertelle

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