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Dalla redazione
lunedì 14 febbraio 2022

Ais Albania chiama, Ais Vicenza risponde

Una serata di beneficenza per un aiuto umanitario nel settore ospedaliero

Claudio Serraiotto


Venerdì 4 febbraio 2022 si è svolto l’evento sui vini albanesi, presso la Cantina ioMazzucato di Breganze, punto di riferimento per Ais Delegazione di Vicenza. Il Relatore, di grande rilevanza, è stato Vincenzo Vitale, Referente AIS Club Albania, Degustatore e Relatore AIS, Master ALMA, Saké Sommelier SSA.

Sono presenti 50 Sommelier, provenienti da tutto il Veneto, la più importante e gradita manifestazione d'interesse per questo evento solidale. Detta serata fa parte di una serie di incontri presso alcune Delegazioni, che culmineranno a breve in una più larga manifestazione presso la sede AIS di Milano

L' Albania, con capitale Tirana, ha una estensione paragonabile alla Sicilia. Ha diverse zone vinicole e rappresenta una realtà indiscutibilmente in crescita e che deve crescere. Da 2.000 ettari vitati nel 1945 a 12.000 nel 1985, a 20.000 nel 1991, ma dopo la caduta di Enver Hoxha si è radicalmente scesi a circa 2000 ettari vitati. Ha una estensione comunque ragguardevole, oggi, di 26.000 ettari, che corrispondono a quelli della Sardegna o a un quarto del Veneto o della Sicilia stessa. Sussiste un problema di parcellizzazione delle proprietà e di difficoltà pratiche nelle compravendite. Gli ambienti pedoclimatici sono vari; le forme di allevamento sono sicuramente l'alberello, oggi anche riconvertito in guyot o in cordone speronato. Poi, via via che ci si sposta verso l'interno e salgono le altimetrie, compaiono anche vecchi impianti a pergola, a vite maritata a pioppi o come pergolati di case. Non esistono disciplinari di produzione, la viticultura spazia da vitigni autoctoni ad alloctoni; oggi risultano presenti circa 500 vitigni iscritti nel registro ampelografico europeo. Il consumo interno è rivolto ai vini esteri, e soprattutto a un distillato di vino, il Raki, apprezzato a tutte le ore. Molte aziende stanno avvalendosi della collaborazione di enologi italiani e dell' utilizzo di moderne attrezzature di produzione italiana. Si sta imponendo anche una maggior attenzione alla tappatura.

 

La degustazione dei vini.

Bianchi: note generali comuni di leggera ossidazione preannunciate da un intenso giallo dorato. Al gusto esprimono grande sapidità marina, che cela sempre la freschezza. A fronte di una lettura veloce di questi vini, si sarebbe portati ad interpretarli come vini “orange”, soprattutto gli ultimi due di quattro.

  1. Kantina Faba, chardonnay (in purezza), 2018, 13,5°. Matura in acciaio per 8 mesi, affina 4 mesi in bottiglia. Lo chardonnay è da raccolta tardiva, situazione che si percepisce, oltre a leggere note ossidative, comunque complessanti. Un "vinone" in linea con il gusto locale.

  2. Kantina Medaur, chardonnay (in purezza) 2018, 12,5°. Matura in acciaio per 6 mesi, affina 12 mesi in barrique francesi. Sicuramente una espressione dello Chardonnay più in linea con le nostre abitudini, decisamente più elegante. Apprezzabile.

  3. Kantina Dukati DEBINA E BARDHE, debina (in purezza) 100%, 2018, 13°. Matura in acciaio per 12 mesi, affina 3/4 mesi in bottiglia. Vitigno di origine greca. Sempre un giallo dorato intenso, come questa degustazione ci sta abituando. Potente e non prono a facili compromessi. Emergono note olfattive evolute, come è giusto che sia in un vino del ’18, e quindi agrumate di buccia di cedro candita, poi ricordi di mallo di noce, medicinale e iodio, anice stellato ed erbe officinali secche, su cenni di tostatura. Di inaspettata, lunga persistenza, chiude su ricordi di uva passa e miele di castagno. 

  4. Kantina Duka, shesh i bardhe, (in purezza) 2020, 13°. Matura in acciaio per 10 mesi, affina 3 mesi in bottiglia. Note balsamiche di eucalipto, iodate, con erbaceo secco che vira su una speziatura dolce. Chiusura finale su sentore varietale di affumicatura ( non di tostatura). 

Rossi: In alcuni si percepisce sentore di bret più o meno intenso, più o meno complessante e quindi anche positivo.

  1. Kantina Uka Farm, Kallmet 2018, interessante. Un colore che ricorda gli antociani del nebbiolo, con note olfattive fruttate di tamarindo e prugna.

  2. Kantina Bejko, merlot (in purezza) 2018, 14°. Matura in acciaio per 12 mesi e  3 mesi in botte grande, successivamente affina in bottiglia per 3/ 4 mesi.

  3. Kantina Kokomani, Durazzo, merlot, cabernet sauvignon, sangiovese e shesh i zi, 25% ciascuna, 2015. Le masse maturano separatamente per un anno in barrique di rovere francese. Di rilievo e sorprendente il sangiovese che, nonostante abbia notoriamente caratteri recessivi rispetto a vitigni di taglio bordolese presenti in questo tipo di uvaggio, riesce ad imporre la propria distinta personalità, rendendo leggibili i caratteri a cui siamo abituati nei vini toscani in purezza. Si percepisce così l’intervento sapiente di un produttore albanese, che ha fatto esperienza in Toscana.

  4. Kantina Duka, cabernet sauvignon 2017, 14%, nota: utilizzo di chips, non mediato da microssigenazione. Interessante e didattico.

I prodotti degustati devono essere contestualizzati  nella realtà albanese in crescita, con una enologia non ancora a livello internazionale. In molti prodotti sono presenti note ossidative. Il criterio non può essere l'omologazione e il confronto con vini francesi o italiani. Sicuramente si mostrano con una precisione ancora da costruire. Con questa premessa, doverosa, tutti i vini manifestano una spiccata personalità, soddisfacendo la curiosità e rendendo intrigante e gratificante la degustazione di Sommelier attenti. Ne valeva la pena.

Si ringrazia la Delegazione di Vicenza ed il suo Delegato, Paola Bonomi, per l’opportunità offerta, il Relatore, che ha dimostrato competenza, passione e amore per questa Terra, nonché i Sommelier di servizio, Emanuele Piva, Alessandra Zampiva e Renato Adami, sempre inappuntabili, a cui vanno i miei complimenti per l’attenzione e la riuscita del servizio.

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