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Dalla redazione
martedì 3 maggio 2022

Clinto o Clinton

Il piacere del proibito

Luigi Lago


E’ il vino illegale dei nostri nonni, e fin dal lontano 1931, quando fu emessa la legge n.376 che vietava sia la coltivazione, sia la commercializzazione dell’uva prodotta dai vitigni ibridi, il privilegio di berne qualche bicchiere doveva essere considerato una rarità e un onore, oltre che un piacere proibito.

Ma facciamo un passo indietro: l’uva clinto approda in Europa dall' America nella prima metà dell’Ottocento. Il vitigno clinto è un produttore ibrido diretto tra Vitis Riparia e Vitis Lambrusca; si tratta quindi di un vitigno non innestato, caratterizzato da una grande resistenza alle malattie crittogramiche e alla fillossera. Il vitigno clinto si propone quindi come soluzione ai problemi dei vitigni di allora, prima con l’oidio e con la peronospera (due funghi patogeni) e poi con la fillosera (un insetto), che si diffusero ampiamente minacciando i vitigni nostrani. Per questo motivo viene promulgata la legge del 1931, che ne permette la coltivazione solo per produrre uva per consumo “diretto”. Nel 1965 il destino del vitigno clinto si complica ulteriormente: una legge riconosce la vitis vinifera come unica pianta dalla quale si può ricavare vino, escludendo quindi il vino clinto dal mercato.

Il vino clinto è quasi sparito dalle tavole degli italiani, ma rimane certamente nella nostra memoria. Si possono ancora trovare dei vitigni in giro per il Bel Paese, coltivati con cura da nostalgici produttori, che apprezzano le sue particolari caratteristiche organolettiche. Il Clinto è diverso dal Clinton nella struttura della pianta, nel grappolo, nel gusto dell’uva più gradevole, nel gusto più amabile del vino. Alcuni estimatori lo considerano molto superiore al Clintòn . A Imponzo, in provincia di Udine, si registrò la maggior produzione negli anni '50, con una quantità di 80.000 litri. Ha un colore violaceo intenso, che lascia una traccia densa nelle bottiglie e nei bicchieri, e una macchia particolare nelle tovaglie, un forte profumo fruttato e un inconfondibile aroma, detto “volpino”; ha una bassissima gradazione alcolica, tra i 6 e gli 8 gradi in volume: è quindi poco conservabile; mai oltre la primavera successiva alla vendemmia. 

Non sembrano trovare invece fondamento le leggende sui danni alla salute umana causati da supposti valori elevati di metanolo e tannino. Comunque, il clinto ed il clinton, pur essendo fuorilegge, sono tra di noi. La legge ne consente infatti la coltivazione per il consumo familiare. Non si può acquistare ma, conoscendo qualche agricoltore amante delle tradizioni, lo si può trovare; gran parte di questi vitigni si trovano in Veneto, soprattutto nella zona di Vicenza. Il paese di Villaverla dedica a questo vino una festa, che ogni anno viene organizzata nella villa Ghellini. In tale occasione viene premiato il miglior vino prodotto e si assaggiano i cibi tipici locali (cucinati con questo vino o con l’uva). A Vicenza è nato anche un comitato di difesa clinto, che si è occupato di inviare un'interrogazione alla Commissione Europea per il suo riconoscimento. La storia della coltivazione della vite, e con essa quella della tradizione, è come sempre straordinaria, interessante e ricca di mille curiosità legate alla nostra terra.

Come sempre CIN CIN e.... buona degustazione nel nome della tradizione.

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