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Dalla redazione
mercoledì 13 febbraio 2019

BOURGOGNE, MON AMOUR

Dove i vini hanno fondamenta più solide delle case

Maria Grazia Melegari

Camillo Favaro, che fa ottimo vino nei territori dell’Erbaluce di Caluso, da un quindicennio incontra i vignerons e calpesta le vigne della Borgogna, suo luogo del cuore. Il 24 gennaio scorso, nella memorabile degustazione guidata per Ais Verona, ha delineato un ritratto di questa terra unica al mondo, andando oltre l’immagine idilliaca che affascina tutti i winelovers.

In Borgogna si fa vino dal 1100, su terreni che cambiano anche ogni 50 metri, e c’è un’inattaccabile devozione verso la vigna, dove il pinot nero è l’unico vitigno a bacca rossa. I luoghi, le vigne e i loro nomi stanno lì da centinaia di anni. Tutto ciò favorisce la visione della Borgogna come una terra statica, in cui tutto questo “patrimonio eccezionale” si è trasformato nei secoli in un sistema rigido di classificazione e di regole a norma di legge (Gran Cru, Premier Cru, Village, Region).
“Ma più ci torni e ti appassioni - ha raccontato Camillo - e più la vedi come “Terra di eccezioni”, dove la rete di vincoli, invece di alimentare atteggiamenti dottrinari, stimola uno spirito critico e un’inquietudine interpretativa permanente.
Dietro l’immagine di una severità immutabile nei secoli, c’è dunque una Borgogna in profondo cambiamento: le nuove generazioni dei vignerons sono più sensibili alla sostenibilità e a un’enologia rispettosa e non vi sono più certezze fini a se stesse. Devi saper dimostrare quanto vali e non basta il nome di una grande vigna in etichetta per fare un grande vino e viceversa, un terroir poco conosciuto, nelle mani di un vignaiolo talentuoso può dare vini eccezionali. Rispetto al passato si ricercano anche una maggiore spontaneità e trasparenza espressiva nei vini.
C’è tuttavia anche l’altra faccia della medaglia: i listini prezzi sono in costante aumento, la domanda di vino nelle Appellation di prestigio eccede ormai stabilmente l'offerta. Anche gli effetti del cambiamento climatico sono sempre più evidenti (la gelata primaverile del 2016 ha più che dimezzato la produzione). Inoltre, i prezzi dei vigneti e delle successioni hanno raggiunto livelli proibitivi e quindi si può capire perché siano arrivati in Borgogna grandi gruppi e aziende della finanza internazionale, pronti ad acquistare non solo piccoli domaines familiari, ma anche proprietà che hanno fatto la storia di questa terra, come Clos de Tart o Bonneau du Martray, cedute a prezzi stratosferici.

Non possiamo prevedere dove porterà tutto ciò. Il bel racconto di Camillo ci fa dire che conviene riempire il bicchiere con un buon vino di Borgogna, o meglio ancora, salire in auto e fare rotta verso Beaune, portando con noi “Vini e Terre di Borgogna”, il suo ultimo libro che è scritto benissimo ed è molto più di un manuale per enoturisti.

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La degustazione

Gerard Duplessis - Chablis 1er Cru Montée de Tonnerre 2016
Lilian Duplessis rappresenta la quinta generazione familiare nella conduzione di otto ettari in regime biologico da cinque anni. Terroir tra i più vocati, Montée de Tonnerre ha una nota minerale-gessosa che si esprime con energia e potenza. Bocca contrastata e viva con la scia sapida nel finale che appartiene agli Chablis di grande stoffa.

Bachelet-Monnot -Puligny-Montrachet 1er Cru Les Folatieres 2016
Domaine che muove i primi passi solo nel 2005 quando Marc e Alexandre Bachelet subentrano al padre Jean-François. Nel frattempo i due fratelli hanno ampliato notevolmente il corredo di vigneti che oggi arriva a venti ettari lungo tutto l’arco della Côte de Beaune. È un vino che esprime l’eleganza innata dello chardonnay sulla faglia calcarea-fossile dove nascono i più grandi bianchi del mondo. Ancora molto giovane, ma già composto al palato, va letto in prospettiva, poiché in bocca ha una forza motrice e una freschezza esemplari.

Nicolas Rouget – Côte de Nuits Village Le Chaillots 2015
I Rouget sono i nipoti e gli eredi degli insegnamenti di Henry Jayer, forse il più carismatico vigneron di Borgogna del XX secolo. Riduzione delle rese, pre–macerazione a freddo, fermentazione spontanea con uve diraspate danno vini di tradizione dalla forte personalità. Non fa eccezione questo Village che ha un bello slancio ed è succoso e fragrante, su note fruttate di ribes e mandorla fresca, con una beva di grande piacevolezza.

David Duband - Gevrey-Chambertin 2015
La gestione in biologico di diciassette ettari di vigneto si traduce per David Duband in più di venti Appellation a listino. Precisione e classicità sono i tratti distintivi del suo stile. Qui siamo in una zona dove i vini sono più scontrosi da giovani e lenti a uscire. Vino solido e sapido, dalla trama tannica serrata, va sicuramente atteso.

Joseph Voillot - Volnay Vieilles Vignes 2016
Volnay, ultimo avamposto per i grandi Pinot Noir, fino al 1900 era considerato come la migliore zona della Borgogna.
Jean-Pierre Charlot, genero del fondatore, è maestro di grande cuore (già professore di enologia al Liceo di Beaune), ha impresso ai vini uno stile essenziale e di esemplare fedeltà alle annate e ai climat. Da uve completamente diraspate, provenienti da vigne di 60 anni, è un vino dal tannino vellutato, fitto ed estratto magistralmente. Precisione esecutiva e spontaneità emergono in note eleganti di lampone, incenso e legno di rosa. Freschezza e allungo in un vino già appagante ma dal grande potenziale di longevità.

Arlaud - Charmes Chambertin Grand Cru 2016
Cyprien e Bertille Arlaud – che utilizza due cavalli per il lavoro nelle vigne dei Grand e Premier Cru - conducono il loro domaine di quindici ettari in biodinamico.
Charmes Chambertin generalmente ha terre profonde e argillose che danno vita a vini che si possono godere fin da giovani. La parcella degli Arlaud, molto vicina al cuore dello Chambertin, dove i vini sono longevi e complessi, ha anche una buona percentuale di ciottoli calcarei. Da uve parzialmente diraspate, questo vino è oscuro e ombroso soprattutto al naso ma si concede al palato con un frutto ben delineato, intessuto di note speziate. Finale di ottima persistenza gustativa. Un vino un po’ ritroso che stimola la curiosità dell’attesa.

Grazie di cuore a Camillo Favaro, a Fabrizio Gallino che ha stimolato il suo racconto e all’impeccabile lavoro del Gruppo di servizio.

 

ALBUM DELLA SERATA

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