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mercoledì 27 marzo 2019

Barolo MGA 1

INTRIGANTI SFACCETTATURE

Giuseppe Conte

Il Barolo non ha bisogno di presentazioni e nemmeno le Langhe, territorio riconosciuto dall’Unesco come sito Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Questo affascinante viaggio, guidato da Alessandro Masnaghetti, sarà realizzato in due serate per scoprire le numerose Menzioni Geografiche Aggiuntive (170) presenti nell’area del Barolo. Le MGA sono previste dalla legislazione sui vini a denominazione di origine come una possibilità di indicare zone più ristrette all’interno della denominazione stessa. Siamo in Piemonte, nella zona meridionale appena fuori Alba, i terreni sono sedimentari di origine marina. Il Barolo dagli anni ’90 in poi è cambiato molto, meno ruvido più accattivante con aromi eleganti e piacevoli, naturalmente il prezzo aumenta così come la superficie dei vigneti che passa dai 664 ha nel 1966 (anno della denominazione) agli attuali 2200 ha, necessità quindi di diversificare denominando aree più piccole in virtù di una differenza di esposizioni, di clima, di terreni e quindi di suoli. Anche i fattori umani incidono, infatti il vino è “influenzato” da chi lo fa e quindi le tecniche di cantina pesano molto sul prodotto finale. I suoli, come ben si sa, hanno una rilevanza notevole infatti rappresentano lo strato dove si sviluppa la vite, essi si formano dalla degradazione del sottosuolo e possono essere giovani e più ripidi o evoluti e con poca pendenza per vini con colori più intensi.

La composizione poi risulta determinante per la “partenza” della vite, nei terreni argillosi, quindi più freddi, la vite partirà più tardi ma avrà tutto il tempo di recuperare nei mesi a seguire, mentre, ad esempio, nei terreni sabbiosi più caldi avrà uno sviluppo più precoce. La carta geologica racconta quello che c’è nel sottosuolo e non quello che c’è nel suolo e i crinali a forma di lisca di pesce danno la possibilità al nebbiolo di esprimersi in maniera diversa a seconda delle valli (Serralunga, Barolo ecc.) che possono essere più o meno fredde ed esposte in maniera differente, quindi a nord o magari con esposizione a sud che risulta essere più favorevole per il nebbiolo.

La lezione del prof. Masnaghetti è continuata con l’attenta analisi del clima, dei crinali, delle vallate, dei terreni e quindi dei diversi “cru” che esprimono baroli differenti con caratteristiche ben precise che li rendono originali e quindi unici.

I sette vini degustati, di seguito elencati e ben raccontati dal relatore, hanno confermato le varie sfaccettature del barolo evidenziando quanto complesso e variegato sia questo meraviglioso territorio.

Primo vino: Barolo Monvigliero 2013 – Diego Morra

Secondo vino: Barolo Roggeri 2014 – Ciabot Berton

Terzo vino: Barolo Gattera 2015 – Bovio

Quarto vino: Barolo Brunate 2013 – Claudio Boggione

Quinto vino: Barolo Bricco delle Viole 2013 – Casina Bric

Sesto vino: Barolo Cannubi 2014 – Francesco Rinaldi

Settimo vino: Barolo Bergera Pezzole 2014 – Le Strette

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La degustazione di questi meravigliosi vini è stata proposta in modo un po’ diverso dal solito, evidenziando non tanto la tradizionale descrizione ma ponendo l’accento sulla diversità dei prodotti in relazione proprio alla particolarità dei vari cru.

Sui primi tre vini, per esempio, è stato sottolineato che tutti provengono da terreni composti da marne laminate ma solo il secondo proviene da vigneti su terreni evoluti, così come il territorio del quarto vino ha un dislivello di 200 m e quindi le uve raccolte nella parte più alta possono dare vini con caratteristiche diverse rispetto al restante cru.

Il Monvigliero 2013 proviene da un cru importante, è salito alla ribalta da poco tempo, notevole eleganza, tannino un po’ ruvido condizionato dalla particolare annata e con una chiusura ammandorlata.

Il Barolo Roggeri invece aveva più frutto e più fiori rispetto al Monvigliero e un tannino più gommoso con una “grana” più grossa. La chiusura era molto cruda dovuta ad un’annata (2014) molto complicata.

Il terzo vino, Gattera 2015, non arrivava all’espressione tipica dei grandi cru però aveva riconoscibilità, armonico ed equilibrato con un tannino piacevole, vino che non stancava anzi invitava ad un altro bicchiere, un finale che richiamava il gudron.

Il Brunate 2013, prodotto in cru con dislivello di 200 m, esprimeva un grande carattere, con un tannino sicuramente aggressivo ma che lasciava la bocca asciutta. Anche in questo caso, come per il Gattera, un interessante finale di gudron.

Il Cannubi è stato descritto come un barolo un po’ particolare, grande freschezza dovuta all’annata (2014, non era un vino di “spalla” e di grande potenza tannica, ma molto snello e verticale quasi freddo nella sua espressione, con un tannino lineare.

Il Bricco delle Viole ha evidenziato più colore rispetto al Cannubi, vino con molto carattere, un frutto evidente accompagnato da notevole freschezza e un tannino molto scattante. È risultato molto pulito ed elegante.

Il Bergera Pezzole, altro cru importante e di prospettiva ha concluso questa particolare degustazione che ci ha condotti in territori prestigiosi raccontati con grande professionalità da Alessandro che si è confermato un grandissimo esperto ed eccellente conoscitore di questo grande vino denominato il vino del re e il re dei vini.

La serata si è magnificamente conclusa con l’assaggio di un ottimo piatto e con i saluti di Alberto Romanato che ha ricordato che questa è stata la prima tappa, il 28 Marzo ci sarà il secondo viaggio in questo incantevole mondo del barolo.

Foto a cura di Rossano Moretto

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