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mercoledì 5 maggio 2021

Napoleone: la prima "DOC" della storia

Nel bicentenario della morte una curiosità enologica sull'imperatore francese

Marco Nostran


Gli archivi storici elbani raccontano l’antesignana creazione dell’enologia italiana di qualità. Nel 1802, dopo vari conflitti tra Francia e Inghilterra, l’isola d’Elba diventa dominio francese.

L’arrivo dei francesi fu un momento di trasformazione per l’arcaica società elbana. Nell’arco di un decennio il nuovo apparato statale ispirato ai principi della Rivoluzione (N.d.R. anno 1789),  introduce cambiamenti che trasformano la vita degli abitanti: un tessuto giudiziario moderno; scuole pubbliche primarie gratuite; un nuovo e più moderno ospedale  a Portoferraio; rivisto e reso più funzionale il servizio postale; grande impulso alle opere pubbliche, soprattutto strade, che mancavano completamente (esistevano solo mulattiere medievali); gli scali marittimi sfruttati al meglio. Anche in campo economico i francesi si spesero per risollevare, innanzitutto, un’agricoltura agonizzante. La produzione vitivinicola, al contrario, era già ben avviata e fu spinta al massimo con ottimi risultati; divenne, insieme all’industria estrattiva, l’unico export rilevante dell’isola. La coltivazione della vite aveva infatti un’antica tradizione: iniziata con i Greci, proseguita con gli Etruschi e poi con i Romani. Nel 1814, periodo che coincide con l’esilio di Napoleone, all’Elba si coltivavano 32 milioni di viti (principale produttore di uva della Toscana) su una superficie di circa 5000 ha. La forma di coltivazione era quella greca ad “alberello” disposta su terrazzamenti. Il vino elbano (procanico, ansonica e moscato a bacca bianca, una tipologia di sangiovese, e aleatico a bacca rossa) era esportato nel sud della Francia, in Liguria, sulla costa Toscana, nello Stato Pontificio, ed era un tipico vino da “taglio”. Il successo dell’export non sarebbe stato tale se l’Amministrazione non l’avesse sostenuto. In quegli anni per spostare merci da un territorio ad un altro si pagava il “dazio”. Un documento, datato 1809, ritrovato negli archivi storici elbani dalla dott.ssa Gloria Peria, scritto da Napoleone Bonaparte (Imperatore di Francia nel periodo 1804-1814) ne esenta il pagamento. L’atto è la risposta formale a una supplica, che i funzionari elbani avevano presentato alla Granduchessa di Toscana Elisa Bonaparte, sorella di Napoleone e, all’epoca, titolare dell’Elba, affinché l’Imperatore prendesse provvedimenti per salvaguardare l’economia dell’isola. 

Napoleone rispose immediatamente. Eliminò le tasse di pedaggio ai vini elbani, equiparandoli a quelli francesi. Permise il loro libero accesso ai territori italiani, sottoposti all'influenza francese, purché fossero provvisti di un certificato di origine: una “DOC ANTE-LITTERAM”. Il documento è codificato come “PRIVILEGIO DELL’IMPERATORE”. I Privilegi allora costituivano un vantaggio giuridico accordato ufficialmente a un singolo individuo o a un gruppo: si trattava sempre di un diritto di eccezione. Essi venivano emanati principalmente dall’imperatore o dal papa.

Napoleone non era un grande appassionato di vino. Quando soggiornava a Parigi sorseggiava appena un Chanbertin (un pinot nero della Borgogna). La prima moglie, invece,  Joséphine de Beauharnais, aveva una cantina con 13.000 bottiglie sia francesi sia estere. Il periodo elbano fu per lui occasione di scoperta di questo mondo. L’Aleatico passito divenne il suo vino prediletto. Realizzò un’azienda vitivinicola nei pressi della residenza di San Martino, immaginando anche due etichette: il rosso Cote de Rio e il bianco Monte Giove (N.d.R. all’Elba si etichettavano già le bottiglie), calcolando con precisione, confermata dalla vendemmia del 1815 (che non riuscì a vedere), quanti barili si sarebbero prodotti. Al suo rientro in Francia amava ripetere spesso: “Gli abitanti dell’Elba sono forti e sani perché il vino dell’isola dà forza e salute”. E parlare di Napoleone Bonaparte, a duecento anni dalla morte (5 maggio 1821), è ricordare la figura di un uomo che come pochi ha anticipato i tempi moderni. Prosit!

 

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