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Dalla redazione
lunedì 28 febbraio 2022

Il bicchiere

"Direttore d'orchestra del vino"

Marco Nostran


Fin dalla sua apparizione, il bicchiere ha sempre svolto il lavoro per cui era stato creato: un contenitore per bevande. A tale scopo sono stati utilizzati i materiali più vari: gusci di frutti come il cocco, conchiglie, contenitori di forma conica realizzati in terracotta, in metallo o in vetro. La scoperta del vetro, materiale principale per la produzione di bicchieri, si perde nella notte dei tempi. E’ certo il suo utilizzo fin dal 1450 a.C.: furono i commercianti fenici a diffondere le tecniche del vetro nell’area mediterranea. Con i Greci la manifattura si espanse in tutto il bacino del Mediterraneo. Già nel IV secolo a.C. fecero la loro apparizione bicchieri realizzati in vetro da maestri artigiani di Grecia, Italia, Egitto, Libia e Siria. Nel I secolo a.C. la scoperta e la diffusione della tecnica della soffiatura rivoluzionò la produzione del vetro, sostituendo il metodo della colatura usato fino ad allora. Con la caduta dell’Impero Romano, il decadimento culturale che ne seguì coinvolse anche l’arte vetraria fino quasi a scomparire. Rimaneva viva in qualche centro, per motivi legati soprattutto al diffondersi della cultura della vite. Uno di questi è Venezia, che dal XV secolo attuò  una vera propria rinascita dell’arte vetraria. In questo ambiente si evolve la tecnica del vetro soffiato: con la produzione di un migliore vetro trasparente si realizzano quindi bicchieri e calici di grande valore sia artistico che qualitativo.  Nel XVIII secolo, prima in Inghilterra e poi in Germania, con l’utilizzo del piombo si realizza il vetro di cristallo, dotato di una particolare brillantezza, che conferisce nuovo slancio alla produzione vetraria.

Il bicchiere tende così ad affermarsi come oggetto di stile, di design, di lavorazione artigianale. Nella cultura generale è vissuto però come una componente d’arredo, una ricerca artistica: non è pensato in funzione del suo contenuto. Il bicchiere (e la sua forma), invece, è lo strumento che più si presta a carpire l’anima del vino. La scelta del bicchiere giusto è importante per non recare torto al vino che ci si accinge a degustare. Nel settore enologico ci sono aziende che sperimentano materiali e forme ideali per far risaltare al meglio le qualità organolettiche delle varie tipologie di bevande. Una di queste, la Riedel, è la ditta che più di tutte ha innovato. I suoi prodotti sono noti in tutto il mondo e vantano una gamma davvero importante di calici e decanter, creata dopo lunghe sperimentazioni e che ha dimostrato quanto i profumi e gli aromi di un vino possano cambiare da un bicchiere all'altro, in virtù sia della diversa forma, sia del materiale utilizzato. Partendo dallo studio del rapporto tra gli elementi fruttati, acidi, tannici e alcolici dei vari tipi di uva, la Riedel è riuscita nell’impresa di creare calici dalle forme idonee a valorizzare il vino ottenuto da uve varietali specifiche. Ha intuito la complessità del ruolo svolto dalle dimensioni e dalla forma del calice nel distillare alla perfezione le qualità organolettiche di un vino. Le forme di bicchiere studiate (per esempio, quelle a uovo allungato), hanno la particolarità di canalizzare il vino sulla lingua, dove sono presenti i vari recettori del gusto e della persistenza aromatica, allo scopo di esaltare l’equilibrio e l’armonia del vino, valorizzando anche la parte olfattiva. Per facilitare l’incontro tra vino e bocca, l’orlo del calice è sottile e arrotondato; in questo modo il vino non viene “guidato” in bocca, ma vi entra in modo disordinato.

Il vetro e il cristallo sono i materiali identitari del bicchiere. Il colore del vino è l’elemento che più si guarda mentre lo si degusta, e il cristallo è il materiale che consente una trasparenza perfetta, con un indice di rifrazione altissimo che accentua i riflessi all’interno del vino. Da qualche anno il cristallo è stato sostituito dal cristallino. Privo del piombo, e non cedendo sapori estranei, migliora la percezione del vino. Per la percezione olfattiva, il volume del calice, la sua forma e la quantità di vino versato sono elementi essenziali. La forma deve tener conto della tipologia dei profumi e del loro peso: per i vini dai profumi leggeri – come quelli floreali e fruttati che tendono a liberarsi facilmente – dovremmo avere un calice che li racchiude e li preserva; per i profumi pesanti,  quelli che stanno appena sopra il livello del vino come i bianchi affinati in legno, dovremmo avere un calice ampio, che ci permetta di andare con le narici quasi a contatto col vino stesso.

 Riassumendo possiamo dire che solo con il bicchiere giusto i quattro sapori (dolce/amaro/acido/sapido) giungono allo stesso livello, uno dopo l’altro; mentre con quello sbagliato alcune componenti emergono più delle altre, causando disarmonia.

Citando un noto aforisma ciceroniano, quindi, “a ciascuno il suo”.

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