Wine Experience
Dalla redazione
mercoledì 30 novembre 2022

Alto Adige a 360°

La serata alla scoperta dei vini altoatesini è stata condotta da Eros Teboni, miglior sommelier del mondo WSA.


Lina Pison

 

Grande naso, passione innata per il vino e un carisma fuori dal comune: Eros Teboni, il vulcanico sommelier campione del mondo WSA, ha guidato giovedì 24 novembre la degustazione Alto Adige a 360° organizzata dalla delegazione Ais di Belluno al Ristorante Nogherazza di Castion. Un viaggio affascinante e coinvolgente alla scoperta delle eccellenze vitivinicole della provincia più a nord d’Italia. 

Alcuni numeri per capire l’evoluzione degli ultimi 40 anni: il rapporto tra vini bianchi e rossi si è invertito, se prima in Alto Adige si produceva solo un 20 per cento di vino bianco contro un 80 per cento di rosso, oggi si è passati ad un 64 per cento di vino bianco contro un 36 per cento di rosso. In provincia di Bolzano i viticoltori sono oltre 5mila, 5.600 gli ettari e 274 le cantine. Molti produttori vanno oltre i 1.000 metri anche con i vitigni resistenti come il solaris che, piantato a 1.100 metri, regala grandi profumi paragonabili, come intensità, a quelli del sauvignon. È di solo un ettaro la superficie media per azienda agricola, 23 i vitigni coltivati, 40 milioni le bottiglie prodotte in un anno di cui 400mila di metodo classico, mentre 98 vini su 100 sono Doc. Un panorama molto diverso dal passato: se fino alla prima metà degli anni Ottanta l’economia vinicola altoatesina si basava sul motto “di più è meglio”, oggi si punta molto sulla qualità. La forza di tutto il Südtirol è lo sbalzo termico che si traduce nel bicchiere con acidità e profumi.

La degustazione si è aperta con una bolla: l’Athesis Brut (chardonnay, pinot bianco, pinot nero) di Kettmeir, il più grosso produttore di vini metodo classico in Alto Adige. Le caratteristiche del vino sono rotondità, piacevolezza, un’acidità molto croccante e una buona freschezza. Interessante il gioco in bocca di frutta molto cotta, pasta frolla e un bel retrogusto di frutta secca.

Il Kerner (incrocio tra schiava e riesling) di Kofererhof si distingue per un’albicocca molto persistente e un bouquet di fiori bianchi delicati. Agrumato, si apre al naso con cenni di frutta tropicale, papaya e melone. Il sorso è succoso e agile, di sobria eleganza.

Il Sylvaner di Kuenhof è pietra focaia, polvere da sparo, mela e pera molto matura, con super salivazione. Finale salino rispetto al Kerner che chiude più dolce.

«La chiave per capire il sauvignon in Alto Adige è la bocca e il marchio identificativo è la sostanza, la cremosità», ha spiegato Eros Teboni. E infatti, se il sauvignon di Rottensteiner al naso è più impattante - ortica, un po’ di fiori di sambuco e una parte di mango - in bocca è molto morbido, cremoso. È un vino fresco, ma tondo.

Il Julian Orange di Lieselehof è un orange wine da Bronner, un incrocio che non necessita di trattamenti antiparassitari in quanto naturalmente resistente a oidio e peronospora. Secondo Eros Teboni «è un vino che riesce a far entrare le persone negli orange wine senza scioccarle». I profumi sono quelli della frutta disidratata anche frutta surmatura che tende a diventare acida. Ha un’acidità che ricorda quella del litchi. Molto sapido, lungo un po’ alcolico, amaricante.

Nel 1931, sotto il regime fascista, il Santa Maddalena fu classificato, insieme al Barolo e al Barbaresco, tra i grandi vini rossi d’Italia. Pitzner ne fa una versione abbastanza moderna. L’uvaggio è 95% di schiava e 5% di lagrein. Le caratteristiche sono una chiara percezione di amarena e un sottile profumo di ribes rosso, note di moka e cioccolato fondente.

«Lampone, mirtillo, fragola e ginepro. Queste sono le caratteristiche del pinot nero quando lo bevi alla cieca», ha spiegato Eros Teboni dando una dritta agli appassionati di questo vitigno: il 2021 è stata un’ottima annata. Durante la degustazione ha messo a confronto tre tipi di Pinot Nero riserva dalla stilistica sia tradizionale che moderna: Trattmann di Girlan, Matan di Pfitscher e il Pinot Nero di Franz Haas. Interessante il paragone: il primo prende molto più sole rispetto al secondo e al terzo e quindi risulta più caldo nei profumi.

La degustazione si è chiusa con il Moscato Rosa della Cantina Produttori Bolzano caratterizzato da un’acidità molto alta e poco zucchero, sentori di sambuco, frutta candita e mora sotto spirito. Molto piacevole da bere.

articoli correlati
Esperienze di Vitae in Veneto
venerdì 27 gennaio
I soci AIS si incontrano tra le eccellenze venete
Amarone Opera Prima
mercoledì 18 gennaio
Il “Grande Rosso” della Valpolicella nel cuore della città di Verona
Wine In Venice
giovedì 5 gennaio
Welcome to the Wine Red Carpet
Trentodoc
mercoledì 4 gennaio
Master sulle bollicine di montagna