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Dalla redazione
giovedì 28 febbraio 2019

Le Malvasie: storia di vini e vitigni

INTRIGANTI E NUMEROSE VARIETÀ

Giuseppe Conte

Il prof. Angelo Costacurta e Dante Savona sono stati protagonisti di una magnifica serata, all’insegna delle malvasie, tenutasi il 21/02/2019 all’hotel Galileo di Padova. Il prof. Costacurta è stato direttore del centro di ricerca della viticultura dei C.R.A. (consiglio per la ricerca e per la sperimentazione in agricoltura); membro del comitato internazionale per l’Esame delle varietà di vite, vice presidente di O.I.V. gruppo di esperti “selection de la vigne” ed anche insegnante di viticultura all’università di Padova e Udine. Dante Savona è un volto noto dell’AIS in quanto relatore e nell’occasione bravissimo  e preparato esperto di questo particolare vitigno presente in molte parti del mondo.

Il professore Costacurta dopo aver presentato il suo libro “sulle rotte delle malvasie” ha iniziato la sua approfondita lezione dicendo che le malvasie sono dei vini derivati da un gruppo di varietà che avrebbero dovuto essere coltivate nel Peloponneso, altri invece sostengono che Creta sia la patria di questo vitigno. Monemvasia quindi, nella Laconia, in Peloponneso città fortificata con una unica porta d’ingresso. Venezia ha avuto un ruolo importante valorizzando e diffondendo questo vino e addirittura dedicando il nome malvasia ad un ponte ed a una calla. Le malvasie, grazie anche a Venezia, non solo rappresentano il nostro territorio ma sono importanti perché uniscono l’Italia a partire dalla Valle D’Aosta fino alla Sicilia, ma uniscono anche diversi altri paesi del mediterraneo.

I veneziani portavano la malvasia in tutto il mondo e in alcuni casi ne cambiarono perfino il nome, Creta infatti prese il nome Candia e da qui Malvasia di Candia, da noi significativa quell’aromatica nella zona di Piacenza e Parma. Creta è considerata la regione vinicola più antica del mondo, oggi ha 15.000 ha vitati con una produzione con 950.000 hl. I terreni sono prevalentemente calcarei e offrono un ottimo drenaggio, quattro sono le denominazioni:  Archanes,  Dafnes, Pesa e Sitia. A quel tempo le malvasie erano divenute il simbolo dell’aristocrazia e venivano usate anche come rimedi medicamentosi. Il mercante Pietro Querini nel suo girovagare e grazie a uno sfortunato naufragio approdò in Norvegia e per merito del suo racconto, i veneziani vennero a conoscenza degli stocfisi, i merluzzi essiccati: il baccalà.

Moltissime le malvasie, in Italia 19 varietà tra cui la Malvasia delle Lipari, Malvasia di Candia aromatica, Malvasia Lunga o del Chianti, Malvasia Istriana, Malvasia di Schierano, Malvasia Nera, Malvasia di Bosa, Malvasia Rosa, Malvasia Nera di Lecce e Brindisi dal cui incrocio col il prosecco deriva la Vitouska che è un vitigno a bacca bianca coltivato in provincia di Trieste. Non solo Italia ma anche altre parti del mondo per esempio la Penisola Iberica a sud di Barcellona nella cittadina di Sitges viene coltivata la malvasia, così pure a Madera e nelle Canarie e in particolare nell’isola della Palma. Anche a Lanzarote nel 1730, dopo l’eruzione del vulcano Timanfaya, la coltivazione della vite è ripresa e oggi avviene in conche rovesciate a forma di cono adatte a proteggere i vigneti dal forte vento, in questo caso si può parlare di coltivazione veramente eroica.

In degustazione abbiamo apprezzato 7 malvasie, ottimamente illustrate e descritte da Dante, rappresentative di altrettanti territori vocati per la coltivazione di questo vitigno.

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Primo vino: Malvasia di Candia Creta Femina 2018 - Douloufakis Winery

Vinificazione in bianco e in acciaio per questa malvasia  che troviamo anche in Emilia nelle versioni frizzante spumante e dolce. Femina è un IGP “Creta”, è risultato cristallino con ottima luminosità di un colore giallo paglierino con riflessi verdolini. La nota aromatica ha caratterizzato l’impatto olfattivo che ha espresso una buona complessità con sentori floreali di petali di rosa bianca, gelsomino, fiori di campo. Presente una nota gessosa, accompagnata da un tocco di salvia e mandorla per un vino che è risultato caldo e ben equilibrato dalla giusta sapidità e freschezza.

Secondo vino: Malvasia isole Canarie Seco Collecciòn 2017 Bodega - El Grifo

Siamo nell’isola di Lanzarote (Spagna) territorio immune dalla filossera in un clima desertico e arido, il terreno coltivato a vite nelle caratteristiche buche rappresenta solo il 2,5% dell’intero territorio. Vino cristallino di un colore giallo paglierino con riflessi verdolini di buona consistenza. Intenso al naso con note di pietra focaia e frutta fresca (pera, mela verde, mela cotogna, pesca), con una sfumatura di fiori d’acacia. Al gusto è risultato piacevole con un buon equilibrio fra sapidità, freschezza e il giusto apporto alcolico. Buona persistenza con un finale amarognolo, da consumarsi in 2-3 anni.

Terzo vino: Malvasia Puntinata Roma Bianco 2017 - Poggio Le Volpi

Questa malvasia è tipica dei castelli Romani in particolare nella zona vulcanica di Frascati e Castelgandolfo. Il vino si è presentato cristallino, di colore giallo paglierino chiaro, luminoso e consistente. Abbastanza intenso all’olfatto con delicati profumi di fiori bianchi (gelsomino, acacia, sambuco), una nota di frutta a polpa bianca e frutta secca (nocciola) e un tocco di erbe aromatiche (salvia e maggiorana). Al palato morbido e avvolgente con una buona freschezza e sapidità, discreta persistenza con un ritorno ammandorlato.

Quarto vino: Malvasia delle Lipari Didyme 2017 Tenuta Capofaro – Tasca D’Almerita

Vino cristallino dal colore giallo paglierino con riflessi dorati, consistente. Profumi intensi con note di fiori di ginestra e gelsomino, sentori fruttati (agrumi, susina), un elegante tocco di lavanda e mandorla. In bocca, ben chiara la presenza di alcol ottimamente equilibrata dalla giusta sapidità e freschezza per un finale assolutamente piacevole.

Quinto vino: Malvasia Istriana Amphoreus 2015 – Paraschos

Orange Wine vinificato in anfore da 300 L con macerazione sulle bucce, vino non filtrato imbottigliato per caduta. Colore giallo arancio, intenso all’olfatto con una complessità di profumi che andavano dall’albicocca matura alla pesca ma anche cedro candito e un fiore di ginestra e mimosa, una presenza discreta di zenzero e spezie dolci.

Sesto vino: Malvasia di Bosa Riserva 2013 – Giovanni Battista Columbu

Siamo in provincia di Oristano per un vino che matura sotto un velo di flor e può durare anche 50 anni. Si è presentato con una veste di colore giallo dorato carico con sfumature ambrate. Profumi intensi e complessi con sensazioni di frutta secca, mandorla tostata, nocciola e torrone candito, note di fiori gialli e macchia mediterranea con una chiusura eterea e di crosta di pane. Al gusto secco e ben equilibrato.

Settimo vino: Malvasia Rosa di Schierano Dlicà – Cascina Gilli

Vitigno a bacca nera del Monferrato (Castelnuovo Don Bosco), le uve sono raccolte a novembre e messe in cassette per un ulteriore appassimento, con pigiatura a fine anno. Dlicà significa delicato per un vino che è risultato dolce e piacevole.

Il prof. Costacurta e Dante Savona hanno meritatamente raccolto gli applausi finali per una serata veramente didattica e per una degustazione di ricercati vini, condotta con professionalità e competenza.

 

Foto a cura di Rossano Moretto

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