Dalla redazione
martedì 24 settembre 2019

Per mano, per vino

Il ruolo del Sommelier nell'accoglienza enoturistica

Marco Aldegheri

L’enoturismo non è più una novità, nemmeno i suoi numeri roboanti fanno più notizia, eppure muove ogni anno 14 milioni di persone e un giro d’affari di 2,5 miliardi di euro.

Ci voleva la firma di un ministro in calce a un decreto legge lo scorso marzo per riportare all’attenzione dei media questo fenomeno e finalmente tentare di tracciare una strada chiara per tutti gli addetti ai lavori, che da tempo attendevano una disciplina del settore. Una lunga gestazione che a partire dai primi testi inseriti nel bilancio di previsione 2018 dello Stato ha visto il confronto serrato con le associazioni di categoria e, in particolare, con la Conferenza Stato/Regioni, fino ad arrivare alla conclusione poco prima dello scorso Vinitaly. Il tutto in mezzo a un percorso a ostacoli tra le campagne elettorali e gli avvicendamenti dei governi.
Se questa legge sarà in grado di sostenere e agevolare le dinamiche dell’enoturismo è ovviamente tutto ancora da vedere. Per ora i pareri si dividono tra l’entusiasmo di alcuni e lo scetticismo di altri che la considerano già l’ennesimo topolino partorito dalla montagna. Su una cosa però siamo tutti d’accordo: questa discussione ha acceso i riflettori sulla necessità di governare il comparto e ha il merito, forse non calcolato, di aver rimesso al centro una volta di più il tema della formazione. La legge ha in verità liquidato il delicato argomento delle competenze in modo piuttosto superficiale, ci permettiamo di sottolinearlo. Ciò nonostante tutto questo è bastato a cogliere l’attenzione di tutti gli enti e le organizzazioni che operano nella formazione del vino e dell’accoglienza e che oggi guardano all’enoturismo con rinnovata speranza, consapevoli forse più del legislatore, del nuovo panorama di opportunità che andrà ad aprirsi.

Ma cosa centra il sommelier in tutto questo? Non poco se è vero che da sempre a questa figura affidiamo il racconto del vino e il contatto con il cliente finale. Poco conta che l’ospite sia seduto al tavolo di un ristorante o sulla soglia di una cantina, perché è proprio a chi si è formato alla scuola del tastevin che spesso vengono affidate le chiavi per accedere a quell’impalpabile concetto che definiamo territorio. Anche la Sommellerie oggi è chiamata ad interrogarsi sul proprio ruolo, adeguandolo alle esigenze dell’accoglienza moderna. Serve recuperare di corsa il tempo perduto a raccontar di vino a un pubblico che si è evoluto più velocemente di un vino novello, e che da tempo si aspetta ben più di una semplice analisi organolettica. Nuove sfide per AIS allora ma anche una rinnovata consapevolezza di poter essere una volta di più attori protagonisti in questa filiera, con il proprio knowhow e necessariamente più aperti al confronto con l’esterno.

 

È proprio su questo confronto che si svilupperà il 53° Congresso Nazionale AIS a Verona il prossimo 22/24 novembre. Non a caso nel Veneto del primato nazionale della destinazione turistica, con oltre 69 milioni di presenze l'anno, e del primato dell’export vitivinicolo. Un osservatorio privilegiato quindi dal quale avviare la riflessione.

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