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Dalla redazione
venerdì 11 ottobre 2019

I Grandi Cru del Soave. Da paesaggio a patrimonio

GARGANEGA: ESPRESSIONE DI UN TERRITORIO

Giuseppe Conte

Ancora una volta la delegazione AIS di Padova ha proposto un interessante evento con l’intento non solo di valorizzare l'intera regione Veneto, ma anche e soprattutto per evidenziare la zona del Soave con i suoi terreni, i suoi magnifici paesaggi e vini di assoluta eccellenza.

 

La serata del 4 ottobre, all’Hotel Best Western Plus Galileo di Padova, è stata magnificamente condotta da Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio di tutela vini Soave e Recioto di Soave, da Chiara Mattiello, sommelier nonché relatore e docente di corsi universitari sul mondo del vino, e da Paolo Bortolazzi, delegato AIS di Verona che ha guidato la degustazione di dieci magnifici vini.

Nel prendere la parola, Aldo Lorenzoni ha evidenziato che il grande lavoro di questi ultimi vent'anni sta avendo il giusto riconoscimento e mai come in questo periodo il territorio del Soave si pone all’attenzione per la qualità dei vini, ma anche per la bellezza paesaggistica che va considerata un patrimonio da valorizzare e proteggere. Chiara Mattiello nel suo intervento ha meticolosamente descritto questa zona di origine vulcanica, con suoli formati sessanta milioni di anni fa dando così origine a queste colline.

Il riconoscimento della DOC è avvenuto nel 1968 e due uve autoctone caratterizzano il territorio; la garganega e il trebbiano veronese, coltivate rispettivamente su 6.000 e 1.000 ettari di cui la metà in collina. Queste meravigliose colline sono racchiuse in tre vallate, con suoli calcarei a ovest ad una altezza media di 150 m. s. l. m., mentre nella parte est l’altezza arriva anche a 700 m. s. l. m. e i suoli sono prevalentemente di origine vulcanica. L’allevamento delle viti prevede principalmente la pergola veronese e il guyot e i viticoltori, circa 3.000, non sono esclusivamente associati in cooperative, ma ci sono molti privati e anche imbottigliatori.

Chiara ha voluto raccontarci la bella e recente novità: nel 2019 il Ministero ha riconosciuto per questo territorio le M. G. A. (Menzioni Geografiche Aggiuntive). Zone quindi delimitate, ben identificabili e menzionate in maniera complementare rispetto alle denominazioni. I trentatré cru erano già presenti nel catasto napoleonico e i nomi sono storicamente usati dai produttori locali. Mai come ora questo luogo risulta essere un patrimonio di e per tutti quelli che ci lavorano, a volte anche in maniera eroica, e che investono per valorizzare il prodotto e l’ambiente. Altra chicca importante per il Soave è il suo riconoscimento di primo patrimonio agricolo globale per quanto riguarda la viticultura intesa come produzione di vino nel mondo.

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Dopo quanto ci è stato raccontato, la degustazione ha rappresentato un momento importante per confermare la correlazione fra terroir e prodotto finale che avremmo poi trovato nel calice. Paolo Bortolazzi ha sapientemente condotto l’assaggio dei dieci vini, quasi tutti da garganega in purezza, sottolineando che sarebbe uscito dagli schemi della classica degustazione per orientarsi verso una valutazione delle sensazioni che andasse nella direzione di apprezzare il prodotto finale quale espressione della zona di origine.

 

El Vegro – Soave Classico DOC 2018

Vino da uve garganega in purezza coltivate su terreni vulcanici a 150 – 200 m. s. l. m., vendemmia prevista a metà ottobre, imbottigliato a maggio e posto in vendita ad agosto. Buona freschezza che andava ad esaltare i caratteristici profumi di questo ottimo Soave classico.

 

Collis – Soave Classico DOC 2018

In questo caso la garganega ha espresso note esotiche di ananas, miele e vaniglia. Al palato è risultato deciso ed avvolgente con una buona sapidità.

 

Tenuta Solar – Soave Classico DOC Le Bancole 2018

Garganega 100% coltivata a 120 m. s. l. m. all’interno di una bella valle influenzata dalla presenza dei monti Lessini. Breve macerazione di dodici ore per questo vino, che ha dato un’ottima sensazione di giovinezza, quasi vinoso, con buona sapidità, piacevole e particolarmente adatto a vari abbinamenti.

 

Le Albare – Soave Classico DOC Monte Majore 2018

Garganega in purezza prodotta, da questa piccola azienda famigliare, nel cuore della zona classica. Vino fresco e scattante con note di mela verde che riportavano alla garganega primordiale, finale sapido quasi salato.

 

Gianni Tessari – Soave Classico DOC Monte Tenda 2018

In questo caso garganega e trebbiano di Soave coltivati in terreni calcarei compresi fra i 30 e i 60 m. s. l. m. Il vino si è espresso con note evolute di frutta tropicale ma anche pesca, timo e fiori di acacia, con una piacevole chiusura amandorlata. Molto fresco e persistente dove si sentiva la mano del produttore ma anche l’espressione del territorio.

 

Villa Canestrari – Soave DOC Vigna di Sande 2018

I terreni di calcare sciolto di questa storica cantina sono situati in una zona pianeggiante derivante dell’erosione collinare. Vino con sentori di pesca, albicocca matura e un tocco minerale. Meno verticale dei precedenti ma con un sorso elegantemente amandorlato, evidente il pseudocalore ben equilibrato dalla freschezza e dalla sapidità con un piacevole ritorno agrumato.

 

Gini Soave – Classico DOC 2018

Vino da garganega 100%, all’olfatto sentori balsamici ma anche di frutta, fiori, miele e camomilla. Intenso e complesso con un sorso forte e persistente.

 

Tenuta Santa Maria alla Pieve – Soave DOC Lepiga 2017

Azienda del gruppo Bertani in zona con terreni calcarei. Aspetto del vino un po’ timido, ma molto verticale sulle note erbacee riconducibili all’erba di campo e al rosmarino. Piena corrispondenza in bocca con una freschezza che ben esprimeva il territorio.

 

Soave Classico DOC Le Brume 2017 – Villa Mattielli

Vino con evoluzione in legno a testimonianza della longevità del Soave. Colore giallo intenso luminoso e consistente. Olfatto piacevole e ampio con chiare note di miele, camomilla e frutta secca.

 

Corte Moschina – Soave DOC Evaos 2017

Questo Soave deriva dalla selezione di quattro vigneti situati a 200 m. s. l. m. in zona Roncà, con un microclima un po’ particolare. Il tappo a vite di questa bottiglia non è da considerare un limite, ma un modo per rendere unico questo prodotto e valorizzare un territorio in sintonia con l'altra dozzina produttori di questa importante zona.

 

Per finire in bellezza e con grande apprezzamento da parte di tutti, ci è stato servito un inaspettato Recioto di Soave della cantina El Vegro che ci ha deliziato il palato con una dolcezza elegante e ben equilibrata.

 

La serata piacevolmente didattica si è conclusa con i meritati applausi a tutti i protagonisti, a cui è stato consegnato un simbolico ricordo di questo evento ben riuscito. L’assaggio di un ottimo risotto ha definitivamente congedato i numerosi ospiti che sono usciti consapevoli di aver approfondito un territorio unico e degustato eccellenti vini, che ben hanno rappresentato alcuni dei cru più significativi del Soave.

 

Foto a cura di Rossano Moretto

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