Dalla redazione
domenica 20 ottobre 2019

La nuova sfida della formazione

Le anticipazioni di Marco Visentin, coordinatore dei tavoli di lavoro

Redazione

Marco Visentin è Sommelier di lungo corso, il suo ambiente naturale fin dagli esordi è la formazione e la comunicazione. Oggi ricopre la carica di coordinatore didattico regionale. A lui è stato affidato il coordinamento dei lavori del convengo e dei focus dedicati agli operatori AIS. Lo abbiamo incontrato e intervistato per strappargli alcune anticipazioni.

Quest’anno l’argomento principale della tre giorni di AIS Italia a Verona sarà l’enoturismo. A lei Visentin è stato affidato il coordinamento del convegno e dei tavoli di lavoro. Ma cosa c'entra il turismo con il mondo dei sommelier?
La Wine economy sta assumendo un ruolo sempre più importante nelle strategie commerciali in Italia e nel mondo. Siamo di fronte ad un nuovo fenomeno, il "turismo enogastronomico”, che mira a valorizzare un territorio caratterizzato da profumi, sapori e colori unici nel suo genere e definibile come “viaggio esperienziale”. Nei prossimi anni avremo nuove imprese vitivinicole, della gastronomia e della comunicazione a cui si affiancheranno nuove figure professionali. Le persone che saranno coinvolte nell’attività di accoglienza turistica non potranno essere autodidatte.
Sono convinto che l’esperienza di più di 50 anni di storia dell’AIS possa essere protagonista ed accogliere le sfide dell’enoturismo.

È vero sembra proprio una sfida ma quali sono secondo lei i passi che l’AIS può fare in questo settore?
Occorre prepararsi a questa nuova sfida evitando sin da subito l’improvvisazione e l’approssimazione. Sono poi fondamentali alcuni cambiamenti: passare dal settore vitivinicolo a quello enoturistico, dalla logica di quantità alla logica di qualità, da una agricoltura ad alta intensità ad un sistema di servizi per il turismo. Il sistema enogastronomico per diventare turistico deve essere supportato dalla risorsa “territorio” con le sue attrattive, l’organizzazione e le infrastrutture. Quindi per rendere una zona di produzione destinazione turistica bisogna creare un “sistema turistico” e l’AIS può esserne un tassello fondamentale.

Quindi tutto l’indotto attorno al mondo del turismo promuoverà nuove figure professionali. Quale ruolo potrebbe avere l’AIS in questo contesto?
Questo “mondo” in forte evoluzione richiede sempre più iniziative che uniscano le professionalità specifiche con le capacità relazionali, comunicative, gestionali e del marketing.
Serviranno nuove figure professionali: sommelier che siano in grado di raccontare il territorio, esperti in turismo del vino, promotori di itinerari enoturistici e culturali, nuovi venditori, nuovi ristoratori e nuovi comunicatori. Sarà necessario innovare sin da subito il sistema dell’ospitalità e della valorizzazione territoriale a fini turistici valorizzando anche l’aspetto culturale artistico e storico. 
Ma oggi è necessario un confronto tra operatori del sistema turistico. Ne parleremo perciò ai tavoli di lavoro nel pomeriggio di venerdì 22 novembre e al convegno di sabato mattina 23 novembre. Ci confronteremo con operatori di settore, comunicatori del vino, cantine, consorzi vitivinicoli, enti di promozione e formazione turistica, docenti universitari ed enti pubblici.

L’AIS è un’associazione che si occupa anche di formazione con un enorme bagaglio professionale. Quali potrebbero essere agli sviluppi futuri?
L’AIS potrebbe essere formatore per gli operatori turistici. Si dovranno individuare le nuove modalità per comunicare il vino, le tradizioni e la gastronomia che saranno accompagnate da nuove figure professionali. Sarà quindi necessario creare un’offerta formativa qualificata per le nuove competenze professionali turistiche. Avviare una didattica accademica ed esperienziale per una risposta moderna alla realtà lavorativa del settore enoturistico. L’AIS oggi è sicuramente in grado di sostenere professionalmente e didatticamente questa nuova sfida per formare anche professionisti del turismo.

Quindi Visentin, secondo lei è possibile trasformare il “terroir” in destinazione turistica?
Certo, è possibile! Oggi più che mai un prodotto alimentare ed il suo territorio di produzione compongono un insieme di attrattive fortemente predisposte ad attirare flussi turistici.
Sarà fondamentale esaltare la peculiarità e l’identità del territorio creando un’offerta specifica attraente e competitiva. Trasformare il “terroir” in destinazione turistica quindi richiederà impegno, pianificazione, professionalità e lungimiranza che predisponga un’organizzazione gestionale coerente che veda coinvolti anche i compenti nel settore pubblico e quello privato in una collaborazione finalizzata alla costruzione di un’offerta turistica integrata.

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